Il Decreto Bollette bis slitta e il taglio dei costi dell’energia resta in sospeso. Intanto, Arera annuncia aumenti del 37,3% per 3 milioni di clienti. Cosa ostacola ancora il price cap?
Dietro il rinvio del Decreto Bollette bis non ci sono solo alcune modifiche tecniche da sistemare. Perché il Governo ha tirato il freno a mano sul Dl Bollette bis? Dietro la formula di rito, si nasconde una partita geopolitica ed economica ben più complessa, giocata sul filo dell’asse tra Roma e Bruxelles. I veri nodi sono il prezzo del gas e i possibili effetti del nuovo tetto sui mercati elettrici europei. Intanto, Arera comunica che per circa 3 milioni di clienti vulnerabili la luce diventerà più cara del 37,3%.
IL NODO DEL PRICE CAP SUL GAS
Al centro del Dl Bollette bis c’è l’ormai celebre tetto al prezzo del gas destinato alla produzione termoelettrica in Italia. Il piano del Governo – approvato dall’Ue – punta ad arginare il costo della fonte che, di fatto, continua a pilotare il prezzo dell’elettricità sul mercato ingrosso.
L’ispirazione arriva direttamente dall’esperienza della Penisola Iberica, che già nel 2022 aveva applicato un modello simile. Secondo le ultime stime, il prezzo di riferimento concordato nei tavoli tecnici si aggirerebbe intorno ai 59 euro al MWh. Una cifra teorica, ma cruciale. Infatti, è proprio su questa quota che si giocherà la reale efficacia dell’intera operazione. Pochi euro di differenza possono spostare gli equilibri.
ARERA NON TOCCA PALLA SUL PRICE CAP
Livio De Santoli, componente del Collegio di Arera, nel corso della Giornata dell’Energia Italiana di Montel a Milano ha ribadito i confini del perimetro operativo dell’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (Arera). De Santoli ha sottolineato che l’Authority è pronta a progettare e applicare nel dettaglio i meccanismi attuativi, ma la palla resta saldamente in mano al potere politico.
“Arera non decide il livello del cap. Agiremo solo una volta che il Governo avrà approvato il nuovo decreto” ha chiarito De Santoli, sottolineando come la scelta del tetto influenzerà non solo le bollette domestiche, ma anche i delicati flussi elettrici transfrontalieri con i Paesi vicini. De Santoli ha inoltre ricordato che i margini di manovra non sono infiniti: “Alcune cose possono essere cambiate a livello regolatorio, altre no”, facendo esplicito riferimento alla proposta tecnica elaborata da Arera durante l’estate sulla falsariga del modello spagnolo e portoghese.
PERCHE’ LE BOLLETTE NON SCENDONO
L’ennesimo rinvio mostra il corto circuito tra l’urgenza di dare respiro al tessuto economico e la complessità di calibrare una misura senza creare distorsioni di mercato o contenziosi europei. Secondo diversi analisti, fissare un tetto troppo basso rischierebbe di disincentivare le importazioni di energia o di sbilanciare l’interconnessione con le reti estere. Al contrario, fissarlo troppo alto vanificherebbe l’effetto calmierante sulle bollette. Mentre le misure strutturali slittano nei corridoi della politica, per una fetta consistente di cittadini i rincari sono già realtà. A certificarlo sono i dati ufficiali di Arera pubblicati il 29 settembre.
Dal 1° ottobre, con l’avvio del quarto trimestre dell’anno, la bolletta dell’elettricità per i clienti vulnerabili subirà un’impennata del +37,3%. L’aumento colpirà circa 3 milioni di clienti vulnerabili ancora serviti nel regime di Maggior Tutela. Per questo bacino d’utenza, il prezzo di riferimento dell’energia schizza a 43,43 centesimi di euro per kWh. Guardando al bilancio complessivo, la spesa annua stimata dall’Autorità per la famiglia-tipo nel 2026 raggiunge i 665,38 euro, contro i 608,72 euro del 2025, registrando una variazione annuale del +9,3%.
PERCHE’ LE BOLLETTE SALGONO
La seconda domanda centrale è: perché la bolletta sale così bruscamente? Analizzando la scomposizione dei costi fornita da Arera, emerge chiaramente dove si concentra la tensione dei mercati. In primo luogo, il costo effettivo di approvvigionamento dell’energia registra un balzo record del +63,4%, trainando al rialzo l’intera fattura. Al tempo stesso, restano del tutto invariati i costi di commercializzazione, le spese per il trasporto e la gestione del contatore, così come gli oneri generali di sistema.
La nota positiva è che Arera registra un lieve margine di raffreddamento per le componenti legate al dispacciamento e al mercato della capacità, che mostrano un trend in diminuzione ma insufficiente a compensare l’esplosione dei prezzi all’ingrosso.

