Per la prima volta entra nell’agenda l’economia circolare, con un tasso di riciclo del 15% al 2035. L’Ue chiede un “cambio di passo”, e l’Italia ha sostenuto con Polonia, Bulgaria e Ungheria la linea dell’elettrificazione.
É in dirittura di arrivo l’appuntamento con la conferenza Onu sul clima, la COP31, che si apre lunedì 9 novembre ad Antalya, sulla costa mediterranea della Turchia, e si chiude il 20 novembre. Due le novità principali, a cominciare dal tema dell’elettrificazione: gli organizzatori propongono che entro il 2035 il 35% della domanda finale di energia nel mondo sia coperto dall’elettricità, contro il 23% di oggi.
Il secondo è l’economia circolare che per la prima volta entra nell’agenda, con due obiettivi: portare il tasso di riciclo mondiale ad almeno il 15% entro il 2035, contro il 6,9% attuale, e dimezzare la crescita dei rifiuti solidi urbani.
91 CAPI DI STATO E DI GOVERNO, 196 PAESI E 300 MINISTRI
Secondo Kurum, ministro turco dell’Ambiente, dell’Urbanizzazione e dei Cambiamenti climatici, al vertice parteciperanno rappresentanti di 196 Paesi, quasi 300 ministri, 91 capi di Stato o di governo e circa 1,5 milioni di visitatori. La Turchia userà la conferenza per mostrare la propria esperienza nello sviluppo urbano, la ricostruzione dopo i terremoti del 6 febbraio 2023, la propria capacità istituzionale e la collaborazione con le organizzazioni internazionali.
“Dimostreremo ancora una volta al mondo intero l’approccio del presidente Recep Tayyip Erdoğan, che privilegia la pace, il dialogo e la diplomazia”, ha detto il ministro. Ankara considera la COP31 un’occasione per rafforzare la cooperazione internazionale sul clima e trasformare gli impegni globali in azioni concrete.
I TEMI DEL NEGOZIATO: MITIGAZIONE, FINANZA, ADATTAMENTO E GIUSTA TRANSIZIONE
Naturalmente alla Cop31 sarà presente anche l’Italia. Secondo il dossier della Camera, che riprende le indicazioni del ministero dell’Ambiente, i principali temi dei negoziati sono quattro: il seguito del programma di lavoro sulla mitigazione; l’attuazione del nuovo obiettivo di finanza per il clima dopo il 2025 (new collective quantified goal) e l’allineamento dei flussi finanziari all’Accordo di Parigi; gli indicatori per misurare l’obiettivo sull’adattamento; la revisione del programma sulla giusta transizione e la creazione di un meccanismo per attuarla.
La presidenza brasiliana della COP30 presenterà inoltre gli sviluppi delle iniziative nate a Belém, la Belém Mission 1,5 e il Global implementation accelerator, che puntano a colmare la distanza tra gli impegni nazionali (Ndc) e gli obiettivi del primo bilancio globale. Presenterà anche le due roadmap annunciate in Brasile: una sulla transizione dai combustibili fossili “in modo giusto ed equo” e una sull’arresto della deforestazione. Secondo Il Sole 24 Ore, dalla COP31 è atteso anche l’avvio del secondo bilancio globale sulle emissioni.
ECONOMIA CIRCOLARE PER LA PRIMA VOLTA NELL’AGENDA
La novità sull’economia circolare riguarda la cosiddetta Action agenda, il programma che coinvolge imprese e società civile su temi concreti e che si svolge in parallelo ai negoziati dei 197 Paesi più l’Ue.
Come scrive Il Sole 24 Ore, la presidenza turca vi ha inserito, come detto, l’economia circolare, riconoscendola come pilastro per raggiungere gli obiettivi climatici. Secondo il dossier della Camera, le iniziative proposte dalla presidenza riguardano sei ambiti in tutto: elettrificazione, rifiuti zero e riduzione del metano, città ed edifici resilienti, industrializzazione verde, sensibilizzazione e climate implementation bridge.
1,5 GRADI, UNEP: ANCHE CON GLI IMPEGNI ATTUALI SI ARRIVA A UN PICCO DI 1,8
Il vertice si apre con un dato preoccupante. Secondo il rapporto dell’Unep, il programma ambientale dell’Onu, “Limiting Overshoot”, citato nel dossier, l’azione globale non è stata abbastanza rapida da evitare che il riscaldamento superi 1,5 gradi nei prossimi anni. Anche lo scenario più ottimistico, basato sugli impegni attuali, prevede un picco di 1,8 gradi.
Per tornare a 1,5 gradi entro fine secolo, secondo l’Unep, bisogna seguire un percorso di “superamento, picco e discesa”, accelerando insieme riduzione delle emissioni e adattamento: “Non è in alcun modo un percorso accettabile o preferibile; è semplicemente la migliore opzione rimasta”.
UE: “LA COP31 DEVE SEGNARE UN CAMBIO DI PASSO”
È da qui che parte la posizione europea. Il 12 ottobre il Consiglio Ambiente dell’Ue ha approvato le conclusioni che l’Unione porterà ad Antalya, rappresentata dalla presidenza irlandese e dalla Commissione. I ministri osservano con preoccupazione che ambizione e attuazione restano insufficienti E chiedono a tutti, soprattutto ai grandi emettitori, di tornare su una traiettoria compatibile con 1,5 gradi, e ai Paesi che non lo hanno ancora fatto di presentare i propri impegni nazionali prima della COP31.
Per l’Ue, il vertice dovrebbe accelerare la riduzione delle emissioni con più elettrificazione pulita e con l’attuazione degli impegni del primo bilancio globale: uscita dai combustibili fossili, triplicazione delle rinnovabili, raddoppio dei miglioramenti di efficienza energetica, riduzione del metano e stop alla deforestazione entro il 2030. Il Consiglio sottolinea inoltre che i sistemi di prezzo del carbonio sono tra gli strumenti più efficaci ed economici per ridurre le emissioni. L’impegno attuale dell’Ue prevede un taglio delle emissioni nette tra il 66,25% e il 72,5% entro il 2035 rispetto al 1990, mentre l’obiettivo del -90% al 2040 è ormai vincolante.
L’ITALIA CON POLONIA, BULGARIA E UNGHERIA SULL’ELETTRIFICAZIONE
Nella preparazione delle conclusioni l’Italia ha avuto un ruolo specifico. Roma, insieme a Bulgaria e Ungheria, ha sostenuto la proposta della Polonia di presentare l’elettrificazione come strumento per accelerare la transizione. La stessa proposta mirava a ricondurre l’uscita dai fossili, la triplicazione delle rinnovabili e il raddoppio dell’efficienza al quadro già concordato nel primo bilancio globale, senza introdurre nuovi obiettivi. Lo scontro più acceso ha riguardato il paragrafo sulla transizione energetica.
Francia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Croazia, Lettonia, Bulgaria, Italia, Austria, Paesi Bassi, Ungheria e Portogallo volevano mantenere la formula “rinnovabili e a basse emissioni di carbonio”. Germania, Spagna e Lussemburgo preferivano “energia pulita”. La Spagna ha fatto notare la contraddizione tra l’uscita dai fossili e un riferimento alle fonti a basse emissioni, che possono includere i fossili con cattura del carbonio.
FINANZA PER IL CLIMA, DALL’UE 32,3 MILIARDI NEL 2025
Sulla finanza per il clima, il Consiglio Ecofin ha ribadito invece l’obiettivo di portare a 1.300 miliardi di dollari l’anno, entro il 2035, i finanziamenti pubblici e privati ai Paesi in via di sviluppo. Ha confermato inoltre l’impegno a mobilitare almeno 300 miliardi l’anno entro il 2035 e almeno a triplicare i fondi per l’adattamento.
I Paesi sviluppati hanno raggiunto 132,8 miliardi di dollari nel 2023 e 136,7 nel 2024, superando per il terzo anno consecutivo l’obiettivo dei 100 miliardi. Nel 2025 l’Ue e gli Stati membri hanno fornito 32,3 miliardi di euro di finanziamenti pubblici e mobilitato altri 9,3 miliardi di capitali privati. Il Parlamento europeo, che invierà ad Antalya una delegazione di 15 deputati guidata da Lídia Pereira, chiede di più. Segnala che le emissioni Ue sono cresciute dell’1% tra il 2024 e il 2025 e sollecita un ruolo guida dell’Unione verso un trattato di non proliferazione dei combustibili fossili.
ITALIA, 134 MILIARDI DI DANNI DAL CLIMA E SOLO IL 4% ASSICURATO
Il dossier dedica un capitolo anche all’esposizione dell’Italia. Il Paese si trova in due delle tre aree più a rischio, l’Europa meridionale e le zone costiere basse. Tra il 1980 e il 2023 ha registrato 21.822 morti e quasi 134 miliardi di euro di perdite per eventi estremi, ma solo il 4% dei danni era assicurato, contro il 62% della Danimarca. Le proiezioni indicano un impatto sul Pil pro capite del 3,7% nel 2050 e dell’8,5% nel 2080.
Per la finanza internazionale, l’Italia ha destinato per il periodo 2027-2035 188 milioni al Green Climate Fund e 100 milioni al fondo Onu per le perdite e i danni. Il Fondo italiano per il clima, che aveva 840 milioni l’anno dal 2022 al 2026, scende a 40 milioni l’anno dal 2027. Sul fronte europeo, il governo chiede invece che la revisione dell’Ets e quella del Cbam, il meccanismo che tassa il carbonio delle importazioni, procedano coordinate.
LAGARDE: “QUESTA ESTATE NON SARÀ L’ULTIMA”
Alla vigilia del vertice è intervenuta anche la presidente della Bce, Christine Lagarde, che dal blog della banca centrale guarda alla COP31 come a un’occasione per tradurre le ambizioni in azioni a livello mondiale. “Questa estate non sarà l’ultima di questo tipo. Il caldo estremo tornerà più spesso e con maggiore intensità, e i suoi costi ricadranno più duramente su coloro che sono meno in grado di sopportarli”, ha scritto. “L’Europa ha i mezzi per limitare i danni, e abbiamo il dovere, nei confronti delle generazioni che vivranno queste estati, di utilizzare questi mezzi ora”.
LA GUERRA IN IRAN SPINGE L’ELETTRIFICAZIONE, SECONDO REUTERS BREAKINGVIEWS
Ma non è tutto. La guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, sostiene Antony Currie su Reuters, ha anche preparato il terreno per l’obiettivo centrale della COP31, perché ha mostrato quanto la dipendenza da petrolio e gas metta a rischio la sicurezza economica.
Per l’editorialista, il vertice, potrebbe essere un’occasione per sottrarre la politica climatica a “cinici, miopi e negazionisti”. Tra questi Currie cita le posizioni di Donald Trump, che definisce il riscaldamento globale una bufala, e quelle di Bill Gates, secondo cui l’aumento delle temperature non avrebbe un impatto eccessivo. Ricordando anche che aziende come Alphabet, Shell, Bhp e Unilever hanno ridimensionato i propri impegni sul clima.
ENERGIA PRIMARIA, FINALE E UTILE: LA DISPUTA SUI NUMERI
Secondo Currie, misurare il peso delle rinnovabili sull’energia primaria ne sottovaluta il contributo. Su questa base, solare ed eolico sembrano fornire meno del 5% dell’energia, contro oltre l’80% degli idrocarburi. Ma quando si bruciano combustibili, sostiene l’editorialista, gran parte dell’energia si perde in calore: un’auto a benzina usa circa il 15% dell’energia del petrolio, un’auto elettrica circa il 90% dell’elettricità.
Il parametro migliore, scrive, è l’energia utile, e su questa base, secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, le rinnovabili forniscono già il 37% dell’elettricità. Currie avverte anche che la media globale di 1,5 gradi nasconde aumenti molto più alti sulle terre emerse, perché l’acqua copre il 70% del pianeta e assorbe calore. Per ogni grado in più l’aria contiene il 7% di vapore acqueo in più, con più caldo estremo, siccità, incendi e alluvioni.

