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Sicurezza energetica nel Mediterraneo

Gas, Ieefa: l’Ue ha tagliato i consumi del 20%: l’Italia seconda per risparmi, ma eolico frenato dai permessi

Secondo l’Ieefa un terzo del calo viene dalle famiglie, grazie a inverni miti, prezzi alti e pompe di calore. Sono però risparmi fragili, che un solo inverno freddo potrebbe in gran parte annullare.

Tra il 2021 e il 2024 l’Unione europea ha ridotto la domanda di gas di circa 80 miliardi di metri cubi, il 20%. In tale arco di tempo Germania (16,6 miliardi) e Italia (14 miliardi) valgono insieme quasi il 35% del calo. Circa un terzo del risparmio viene dalle famiglie, grazie a inverni più miti, a un minore uso del riscaldamento per i prezzi alti e alla diffusione delle pompe di calore.

Tuttavia, sono risparmi fragili, che un solo inverno freddo potrebbe in gran parte annullare. Lo sostiene un’analisi dell‘Institute for Energy Economics and Financial Analysis (Ieefa), secondo cui l’Italia è il Paese che ha ridotto di più il gas usato per produrre elettricità e calore (5,5 miliardi di metri cubi), ma resta il primo produttore di elettricità da gas dell’Ue, perché i ritardi nelle autorizzazioni frenano la crescita dell’eolico.

DA REPOWEREU ALLA CRISI DI HORMUZ, LE LEZIONI DA APPLICARE

L’analisi parte dall’attualità. La guerra tra Stati Uniti e Iran ha bloccato il transito nello Stretto di Hormuz, limitando fortemente le esportazioni di petrolio e gas dal Medio Oriente. Per l’Europa la crisi del 2026 ricorda quella del 2022, osserva Ieefe: forniture interrotte, sicurezza energetica a rischio e prezzi in aumento. Dopo l’invasione russa dell’Ucraina, nel febbraio 2022, l’Ue aveva lanciato il piano REPowerEU per uscire dalla dipendenza dal gas russo. Per affrontare la crisi attuale e quelle future, sostengono gli autori del report, i Paesi europei devono applicare le lezioni di quel piano.

FAMIGLIE, INDUSTRIA E CENTRALI: CHI HA RISPARMIATO GAS

Capitolo consumi. Il 32% viene dalle famiglie, il 30% dall’industria, il 28% dalla produzione di elettricità e calore e il 10% dai servizi commerciali e pubblici. Dopo Germania e Italia vengono Francia, Paesi Bassi e Spagna: insieme i primi cinque Paesi arrivano a circa 56,5 miliardi di metri cubi, il 72% del totale.

All’estremo opposto c’è la Polonia, dove il gas usato per produrre elettricità e calore è aumentato più che altrove, probabilmente perché le centrali sono passate dal carbone al gas, ammette il report. Quasi tutti gli Stati membri hanno contribuito, concludono gli autori, ma i volumi si concentrano in poche grandi economie e dipendono molto dal comportamento delle famiglie.

ITALIA, 5,1 MILIARDI DI METRI CUBI RISPARMIATI NELLE CASE

Proprio sulle famiglie l’Italia vanta un ruolo primario. Tra il 2021 e il 2024 i consumi domestici di gas sono calati soprattutto in Germania (7 miliardi di metri cubi), Italia appunto (5,1) e Francia (3,5), grazie a inverni più miti, efficienza energetica, minore riscaldamento per i prezzi alti e pompe di calore. Anche l’industria ha consumato meno gas, soprattutto in Germania (6 miliardi) e Italia (2,8). Non è chiaro, però, quanto di questo calo dipenda da guadagni reali di efficienza e quanto dalla rinuncia a produrre per i prezzi alti o dallo spostamento all’estero delle attività più energivore.

RINNOVABILI AL 47,5% DELL’ELETTRICITÀ UE, L’EOLICO IN TESTA

Nel frattempo eolico e solare sono cresciuti nella produzione elettrica, ma il gas e gli altri fossili che hanno sostituito cambiano molto da Paese a Paese. Nel 2024 le rinnovabili hanno coperto il 47,5% dei consumi lordi di elettricità dell’Ue, 2,1 punti più del 2023.

L’eolico resta la prima fonte rinnovabile con il 38% della produzione, seguito da idroelettrico (26,4%), solare (23,4%) e biomasse solide e altre fonti. Tra il 2022 e il 2024 i Paesi Ue hanno installato 146 gigawatt di fotovoltaico, guidati da Germania, Spagna, Polonia, Italia, Francia, Paesi Bassi e Austria, per circa il 40% in grandi impianti. Nello stesso periodo sono stati installati oltre 42 gigawatt di eolico, soprattutto in Germania, Finlandia, Svezia, Francia, Spagna, Paesi Bassi e Polonia.

ITALIA PRIMA PER GAS RISPARMIATO NELLE CENTRALI, MA I PERMESSI FRENANO L’EOLICO

Nella produzione di elettricità e calore, cioè centrali elettriche, cogenerazione e impianti che producono calore per la vendita, il calo del gas è stato guidato da Italia (5,5 miliardi di metri cubi), Spagna (3,1) e Francia (2,9). A spingerlo sono stati soprattutto il boom del solare e, in Francia, la maggiore disponibilità del nucleare.

Nonostante i progressi, l’Italia resta il primo produttore di elettricità da gas dell’Ue. Secondo l’Ieefa non sfrutta tutto il suo potenziale per sostituire il gas, perché i ritardi nelle autorizzazioni hanno limitato la crescita dell’eolico.

SPAGNA E PAESI BASSI, IL GAS NELLE CENTRALI CALA DI OLTRE UN QUINTO

La sostituzione più evidente del gas con eolico e solare è avvenuta dove il gas pesava molto nella produzione elettrica e le rinnovabili potevano crescere in fretta. L’esempio maggiore viene da Spagna e Paesi Bassi, tra i quattro Paesi Ue che bruciavano più gas nelle centrali, hanno ridotto la produzione elettrica da gas rispettivamente del 27% e del 22% tra il 2021 e il 2024.

In entrambi i casi solare, eolico e, in Spagna, idroelettrico hanno coperto la domanda che altrimenti sarebbe andata alle centrali a gas. La Finlandia, rimasta senza il gas russo via tubo, ha costruito invece più eolico in rapporto alla popolazione di qualsiasi altro Stato Ue e lo ha usato per ridurre in parte gas e carbone. Il Portogallo, con un parco rinnovabile già ampio che nel 2024 ha coperto quasi il 66% dell’elettricità, ha ridotto il gas a riserva per gli anni di siccità.

GERMANIA, SVEZIA E POLONIA: QUANDO LE RINNOVABILI NON SOSTITUISCONO IL GAS

Dove le rinnovabili sono cresciute ma il gas è calato poco, secondo gli autori la spiegazione è strutturale, non un fallimento delle installazioni. La Germania ha aggiunto più eolico e solare di ogni altro Paese Ue tra il 2022 e il 2024, ma ha ridotto poco il gas nelle centrali, perché la nuova capacità ha sostituito soprattutto il nucleare dismesso e il carbone. L’uscita completa dal gas nella produzione elettrica, inoltre, non è nei piani tedeschi.

In Svezia nucleare e idroelettrico lasciavano già al gas un ruolo marginale, quindi il nuovo solare ed eolico aveva poco gas da sostituire: il calo è arrivato soprattutto da pompe di calore ed efficienza. In Polonia e Bulgaria le rinnovabili competono con il carbone e incidono poco sul gas. In Ungheria e Repubblica Ceca, dove la politica ha limitato l’eolico a terra, la sostituzione del gas con il vento non è stata possibile.

POMPE DI CALORE, 7,8 MILIONI INSTALLATE IN TRE ANNI. ITALIA SECONDA CON 1,5 MILIONI

L’elettricità pulita, osserva lo Ieefa, sta entrando anche nel riscaldamento, riducendo ancora le importazioni di gas e rendendo meno necessarie nuove infrastrutture fossili. Al centro ci sono le pompe di calore, che sostituiscono le caldaie a combustibile e, invece di bruciare, trasferiscono il calore da aria, terreno o acqua agli edifici.

Producono tre o quattro unità di calore per ogni unità di elettricità consumata, a seconda del sistema e delle condizioni. Secondo Eurostat, circa il 50% dell’energia consumata nell’Ue serve per riscaldare e raffrescare, e oltre il 70% di questa viene ancora dai fossili, soprattutto dal gas. Diversi Stati hanno introdotto obblighi di installazione, incentivi e scadenze per abbandonare le caldaie fossili, ma alcuni hanno ridotto gli aiuti o chiuso i programmi. Secondo l’associazione europea delle pompe di calore (European Heat Pump Association), tra il 2022 e il 2024 nell’Ue ne sono state installate circa 7,8 milioni: circa 2 milioni in Francia, circa 1,5 milioni in Italia e quasi 1 milione in Germania, seguite da Spagna, Paesi Bassi, Polonia e Svezia.

HORMUZ SPINGE LE VENDITE: +11% NEL PRIMO SEMESTRE 2026

La crisi di quest’anno ha dato una nuova spinta. Nel primo semestre del 2026 le vendite di pompe di calore per le case sono cresciute dell’11% su base annua in 12 Paesi europei, soprattutto per le tensioni sui mercati energetici legate allo Stretto di Hormuz. Un inverno insolitamente freddo, avverte però l’Ieefa, potrebbe facilmente annullare gran parte del calo dei consumi di gas delle famiglie.

EOLICO, SOLARE E POMPE DI CALORE INSIEME PER UN SISTEMA PIÙ RESILIENTE

Da qui l’indicazione finale dello studio dell’Istituto: sviluppare insieme eolico, solare e pompe di calore. Le tre tecnologie si completano durante l’anno: il solare produce di più d’estate, mentre l’eolico è più forte d’inverno, quando le pompe di calore fanno salire la domanda di elettricità. La combinazione aiuta a coprire il riscaldamento invernale, anche se accumuli, flessibilità della domanda e reti adeguate restano necessari nei periodi con poco vento e poco sole. Secondo il report, usarle insieme permette di costruire sistemi energetici più resilienti in ogni stagione e di ridurre progressivamente la dipendenza europea dal gas.

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