I leader UE affronteranno il tema della situazione in Iran e nella regione, oltre che la risposta dell’Unione Europea alle ricadute geopolitiche ed economiche, tra cui i prezzi dell’energia e la sicurezza energetica
Oggi e domani i leader dell’Unione Europea si riuniranno a Bruxelles, al Consiglio Europeo, dove discuteranno dell’escalation militare in Medio Oriente e della situazione in Iran, incluse le conseguenze per l’UE in termini di prezzi dell’energia e di sicurezza energetica.
I leader discuteranno inoltre dell’agenda strategica per la competitività dell’UE, del prossimo quadro finanziario pluriennale, di sicurezza e difesa e di migrazione.
Alla vigilia del vertice, il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz ieri sera si sono incontrati a Bruxelles “per continuare la tradizione di scambi e coordinamento”, come ha dichiarato alla stampa l’Eliseo.
I DOSSIER SUL TAVOLO DEL CONSIGLIO EUROPEO
I leader UE affronteranno il tema della situazione in Iran e nella regione, oltre che la risposta dell’Unione Europea alle ricadute geopolitiche ed economiche, tra cui i prezzi dell’energia e la sicurezza energetica, i mezzi per proteggere i cittadini e le imprese dell’UE e gli sforzi per allentare le tensioni e accrescere la stabilità nella regione.
In precedenza, in occasione di una riunione in videoconferenza con i leader del Medio Oriente sulla guerra in Iran, il presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa e la presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen hanno sottolineato l’impegno dell’Unione Europea a favore del partenariato, della sicurezza e della prosperità nella regione.
COMPETITIVITÀ E MERCATO UNICO
I leader discuteranno di come rafforzare la competitività, la resilienza e l’autonomia strategica dell’Europa nell’attuale contesto globale. Si prevede che il Consiglio europeo vari un’agenda all’insegna di “un’Europa, un mercato”, con orientamenti strategici e scadenze ambiziose per le principali linee d’azione:
– l’approfondimento e l’integrazione del mercato unico;
– l’ulteriore semplificazione delle norme e riduzione degli oneri amministrativi;
– la garanzia di un’energia a prezzi accessibili e la realizzazione della transizione energetica;
– la promozione del rinnovamento industriale dell’Europa e dell’innovazione e la riduzione delle dipendenze;
– la mobilitazione degli investimenti.
JORGENSEN (UE): “RIDURRE LE BOLLETTE È LA NOSTRA MASSIMA PRIORITÀ”
Nei giorni scorsi il commissario Ue per l’Energia, Dan Jorgensen, ha dichiarato che “l’escalation in Medio Oriente e le sue conseguenze sui prezzi dell’energia stanno esercitando una nuova pressione sulle nostre famiglie e sulle nostre imprese. Stiamo valutando come ridurre le bollette energetiche dei cittadini. Questa è la nostra massima priorità. Le nostre risposte concrete arriveranno molto presto, per il Consiglio europeo di questa settimana”.
LA QUESTIONE DEL MECCANISMO ETS
Uno dei temi più controversi è quello che riguarda il meccanismo ETS. La scorsa settimana, in un documento congiunto, Spagna, Danimarca, Finlandia, Lussemburgo, Portogallo, Slovenia, Svezia e Olanda hanno chieso di non smantellare il meccanismo poiché – sostengono – sospendere o modificare profondamente il sistema “sarebbe un passo indietro molto preoccupante», perché indebolirebbe il segnale del prezzo del carbonio su cui si basano gli investimenti. Il rischio è di distorcere le condizioni di parità”, penalizzare le aziende che hanno già investito nella decarbonizzazione e rallentare la trasformazione industriale europea. Senza un quadro regolatorio prevedibile, sarà difficile mobilitare capitali verso le tecnologie pulite”.
FUNZIONARIO UE: “PER MOLTI PAESI UE L’ETS È INDISPENSABILE”
Nei giorni scorsi, un alto funzionario Ue ha spiegato che “diversi leader” tra i 27 Paesi membri sono per mantenere l’ETS: “ci aspettiamo che il sistema ETS sia uno dei principali punti di discussione nel capitolo energia. Ci sono leader che probabilmente affronteranno questo sistema, ma allo stesso tempo abbiamo la maggioranza dei leader che ritiene l’ETS indispensabile non solo per la transizione, ma perché è stato importante per le strategie di investimento europee”.
Secondo il funzionario europeo, “l’area in cui probabilmente ci saranno più dibattiti sarà quella dell’energia, dato che i leader hanno già indicato che ciò rappresentava una delle maggiori sfide per i concorrenti dell’Unione Europea. Il motivo è che i prezzi dell’elettricità sono molto più alti in Europa rispetto ai nostri principali concorrenti nel resto del mondo, certamente rispetto agli Stati Uniti o alla Cina. Questo problema andava affrontato e ora, con la guerra in Iran, vediamo che ci sono almeno tre livelli temporali da gestire”.
“L’idea – ha proseguito – è che ci siano anche delle tempistiche per l’approvazione delle misure indicate nella lettera della Commissione, e questo riguarda il medio e il lungo termine. Nel breve termine i leader hanno individuato un problema strutturale con i prezzi dell’elettricità in Europa e vogliono che questo venga analizzato per capire dove può essere corretto. La lettera della Commissione è un contributo importante in tal senso. Ci sono diverse componenti che influenzano il prezzo dell’elettricità, tra cui le reti, i prezzi di rete e anche l’ETS”.
MELONI SULL’ETS: “CORREGGERE MECCANISMI CHE GONFIANO IL PREZZO DELL’ELETTRICITÀ”
Lo scorso 11 marzo la premier Giorgia Meloni, durante le comunicazioni al Senato, aveva spiegato che sui prezzi dell’energia “c’è un livello che dipende dall’Unione Europea, con particolare riferimento al sistema ETS. Per la premier si tratta di “un sistema che necessita di una revisione per correggere una serie di meccanismi che oggi – in un significativo numero di Stati membri, Italia inclusa – gonfiano artificialmente il prezzo dell’elettricità, con punte che per noi toccano i 30 euro per MWh, un quarto dell’intero costo dell’elettricità.
Gli ETS sono di fatto una ‘tassa’ voluta dall’Europa che dovrebbe gravare solo sulle modalità più inquinanti di produzione di energia, come quelle di origine fossile, ma finisce per determinare il prezzo di tutte le forme di energia, anche quelle rinnovabili, che questa ‘tassa’ non la pagano.
Con lo scoppio della crisi in Medio Oriente, il tema dei prezzi dell’energia ha evidentemente assunto ancora maggiore rilevanza ed è per questo che, a livello europeo, stiamo anche chiedendo di sospendere urgentemente l’applicazione dell’ETS alla produzione di elettricità da fonti termiche, cioè dal termoelettrico. Si tratta di un provvedimento che serve subito, e almeno fino a quando i prezzi globali delle fonti energetiche fossili non torneranno sui livelli precedenti alla crisi in Medio Oriente”.
LA REVISIONE DEL MECCANISMO ETS
“Aldilà di questa misura emergenziale e urgente – ha aggiunto la premier -, chiediamo che la revisione di ETS corregga strutturalmente l’effetto inflattivo legato all’applicazione congiunta delle regole europee di fissazione del prezzo dell’energia elettrica e dell’ETS. L’ETS dovrebbe colpire solo chi inquina, e non la produzione tramite rinnovabili.
Non pagare l’ETS sulle rinnovabili è, peraltro, proprio l’obiettivo che si è posto il Consiglio dei Ministri, approvando lo scorso 18 febbraio il cosiddetto Decreto Bollette. La nostra aspettativa è che l’Unione Europea ci consenta di correggere rapidamente, e in maniera strutturale, questo meccanismo controproducente”.
LE ALTRE RICHIESTE DEL GOVERNO ITALIANO
Sempre in tema di ETS, ha concluso Meloni, “chiediamo che vengano affrontate altre due questioni fondamentali: la proroga delle quote gratuite per le industrie energivore, che comprendono, come sapete, alcuni dei settori chiave del Made in Italy – come siderurgia, cartiere, lavorazione del vetro, ceramica – e la riduzione della volatilità del prezzo delle quote ETS attraverso l’introduzione di un “cap”, oppure escludendo dal mercato degli ETS gli attori non industriali, così da limitare ogni speculazione finanziaria su questo strumento”.


