Advertisement Skip to content
Energia

Al vaglio incentivi per idrogeno green, Stelco si candida per Ilva, Cdp cambia quote rosa per nomine. Che c’è sui giornali?

Allo studio incentivi per l’idrogeno verde, Stelco quarto potenziale investitore per Ilva, Cdp cambia Statuto su quote rosa per chiudere il capitolo nomine. La rassegna stampa Energia

Il Governo sta valutando nuovi incentivi per l’idrogeno verde. Un tema di cui sta già discutendo in tavoli con gruppi industriali, associazioni di categoria, Arera e Gse. Intanto, anche l’azienda canadese Stelco si fa avanti per rilevare l’ex Ilva, diventando il quarto potenziale investitore. Cdp sarebbe pronto a modificare l’articolo 15.1 dello Statuto interno, che prevede «almeno due quinti con arrotondamento all’unità superiore» per il genere meno rappresentato in cda: le donne. Le nuove regole interne prevederebbero sempre quattro quote rosa (33%), spalmate su tutte le 14 poltrone dei due organi della Cassa.

ENERGIA, PENNA (PNRR): “ALLO STUDIO NUOVI INCENTIVI PER IDROGENO GREEN”

“L’Italia — dichiara Fabrizio Penna, Capo Dipartimento Unità di missione per il Pnrr del Mase — «ha raggiunto i 2 obiettivi del RepowerEu che rientrano negli otto obiettivi energetici con scadenza a fine dicembre per ottenere la settima rata». La milestone mancante più importante è l’individuazione delle «aree di accelerazione» delle rinnovabili, che — precisa Penna — «richiede l’adozione di una norma di rango primario, un decreto legge in attuazione della Red III». (…) Il complicato mosaico, che include anche il decreto Agricoltura con lo stop ai pannelli a terra sui terreni agricoli, dovrà essere ricomposto nel Testo Unico delle rinnovabili”, si legge su Il Corriere della Sera.

“Il «decreto legislativo — dice sempre Penna — dovrebbe essere approvato dal Parlamento prima della pausa estiva, poi ci dovranno essere le norme attuative». Oltre al lavoro di incastro tra quanto previsto dai vari decreti, ci sono altri lavori in corso che riguardano una futura fonte rinnovabile, l’idrogeno verde. A parte i 3,6 miliardi del Pnrr, l’Italia potrebbe seguire la Germania in una nuova forma di incentivazione con orizzonte al 2030 e il governo ne sta già discutendo con gruppi industriali, associazioni di categoria, Arera e Gse”, continua il giornale.

EX ILVA, STELCO SI CANDIDA PER RILEVARE STABILIMENTI

“È Stelco l’azienda canadese che ha manifestato il suo interesse verso gli impianti di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria. È un quarto potenziale investitore che visiterà gli stabilimenti prossimamente, ma non proprio a breve, dopo i sopralluoghi effettuati nelle settimane scorse da due gruppi indiani Vulcan Steel (riconducibile a Jindal) e Steel Mont e dagli ucraini di Metinvest. Che vi fosse un altro candidato per l’ex Ilva, proveniente da un Paese del G7, il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, lo ha annunciato domenica, a margine di Forum in Masseria, sottolineando che «anche i maggiori player hanno capito che il polo dell’ex Ilva può risorgere, ovviamente con tecnologie green, e rappresentare un orgoglio del made in Italy». Ieri, poi, dopo l’intervento all’assemblea di Unioncamere a Roma, Urso ha specificato che si tratta del Canada senza fornire ulteriori particolari. Secondo quanto appreso dal Sole 24 Ore, si tratta del gruppo Stelco. Il poker di candidati, però, non è di per sé garanzia di successo a breve dell’operazione di rilancio”, si legge su Il Sole 24 Ore.

“Avverte Antonio Gozzi, presidente di Federacciai: «Prima ci sono due nodi strutturali da risolvere: l’assegnazione delle quote gratuite di CO2 e le percentuali di idrogeno per far funzionare gli impianti di Dri. Sono nodi europei, senza la soluzione dei quali secondo me il piano industriale non si può fare». (…) Il via libera Ue al prestito ponte dovrebbe arrivare nel giro di pochi giorni, secondo quanto riferito da fonti impegnate sul dossier, ma la costruzione di una procedura pubblica di vendita degli asset è complessa, anche in ragione degli elementi relativi alla forza lavoro che dovrà contenere. L’orientamento del ministero al momento è inserire, come accadde ai tempi della cessione ad ArcelorMittal, una clausola che vincola la chiusura dell’operazione a un accordo con i sindacati. Un passaggio che potrebbe essere carico di tensioni se il nuovo investitore dovesse configurare il progetto di un’ex Ilva ridimensionata”, continua il giornale.

“Per tornare a Stelco, il più grande acciaierie del Canada, nel proprio sito si presenta come «produttore di acciaio integrato, indipendente e a basso costo con uno degli impianti di produzione siderurgica integrati più nuovi e tecnologicamente avanzati del Nord America. Stelco – si legge – produce acciai laminati piatti a valore aggiunto, compresi prodotti di acciaio rivestiti, laminati a freddo e a caldo di alta qualità, nonché ghisa e coke metallurgico. I nostri prodotti in acciaio vengono forniti a clienti nei settori dell’edilizia, automobilistico, energetico, degli elettrodomestici e dei tubi in Canada e negli Stati Uniti, così come a una varietà di centri di servizi che sono distributori di prodotti siderurgici». Relativamente al quarto trimestre 2023, nelle comunicazioni societarie relative a Stelco Holdings, proprietaria per intero di Stelco Inc., che é la società operativa, si legge che i ricavi sono stati pari a 613 milioni di dollari, in calo del 9% rispetto al quarto trimestre 2022 e del 21% rispetto al terzo del 2023. La perdita operativa è stata di 16 milioni di dollari. Utile netto rettificato di 9 milioni di dollari, mentre il volume di spedizioni è stato di 609 mila tonnellate, in calo del 9% rispetto al quarto trimestre 2022 e dell’8 rispetto al terzo del 2023”, continua il giornale.

ENERGIA, CDP RIDUCE QUOTE ROSA PER NOMINE

“Secondo indiscrezioni che trovano conferma un consiglio riunito in remoto domenica scorsa, sono state analizzate le modifiche statutarie da far votare all’assemblea del 15 luglio, già (ri)convocata per completare il mosaico delle nomine. L’avviso, si apprende, prevede infatti una parte “straordinaria”, in cui i soci (il Tesoro con l’82,7%, 72 Fondazioni col 15,93%) potrebbero modificare l’art. 15.1, che prevede «almeno due quinti con arrotondamento all’unità superiore» per il genere meno rappresentato in cda. Una buona prassi introdotta per allineare l’istituto alle quotate di Piazza Affari, pur non essendo obbligatoria. Cdp infatti non è quotata, anche se in portafoglio custodisce quote rilevanti di partecipate del Tesoro come Eni, Fincantieri, Saipem, Poste, Tim, Open Fiber, Autostrade. Il problema è che, da settimane, i nomi che Fdi, Lega e Forza Italia soppesano per le candidature sono principalmente maschili. Il cda uscente di Cdp, di nove membri, comprende quattro donne: Livia Amidani Aliberti, Anna Girello Garbi, Fabiana Massa Felsani, Alessandra Ruzzu. E rispetta così la prescrizione dei “due quinti” in rosa. Tuttavia, dei nomi dati per sicuri finora, uno solo è di donna: Lucia Calvosa, candidata dalle Fondazioni. Gli altri sono il presidente in via di conferma Giovanni Gorno Tempini e l’economista Luigi Guiso (sempre espressi dagli enti ex bancari) e l’ad Dario Scannapieco, indicato da Mario Draghi nel 2021 e atteso da un altro mandato triennale. La lista del Tesoro dovrebbe contenere altre 3 donne su 5 per rispettare i vincoli statutari di genere, e finora non ci si è riusciti”, si legge su La Repubblica.

“(…) Attualmente questo cda, che sovraintende alla gestione dei 234 miliardi di euro del risparmio postale (92 miliardi in libretti, 142 in Buoni fruttiferi), è tutto di uomini: dal dg del Tesoro Riccardo Barbieri Hermitte ai rappresentanti di regioni, province e comuni. Con le nuove regole interne le quote rosa richiederebbero ancora quattro donne (come oggi), per rispettare il nuovo minimo del 33%: ma spalmate su tutte le 14 poltrone dei due organi della Cassa, così da offrire più flessibilità e aggirare elegantemente gli ostacoli recenti. Basterebbe, infatti, inserire un solo nome femminile nel cda della Cassa al fianco di Lucia Calvosa, con altre due donne tra i cinque consiglieri della “gestione separata”, per trovare l’equilibrio che manca. (…) Tra l’altro, e com’è recente consuetudine, nella lista del Tesoro potrebbero confluire i tre nomi già espressi dalle Fondazioni, fatti salvi ultimi ritocchi e modifiche basati su una valutazioni omogenea (anche degli equilibri di genere). L’iter di rinnovo del cda della Cassa ha prodotto ben quattro rinvii dell’assemblea. Il primo il 24 maggio, quando i soci approvarono il bilancio di Cdp spa e il dividendo da 1,618 miliardi (oltre metà dell’utile 2023); poi il 20 giugno, il 2 luglio e ora lunedì 15.”, continua il giornale.

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER

Abilita JavaScript nel browser per completare questo modulo.

Rispettiamo la tua privacy, non ti invieremo SPAM e non passiamo la tua email a Terzi

Torna su