Efficienza energetica e innovazione

Energia solare, cosa dice lo studio dell’Arabia Saudita sul raffreddamento dei pannelli

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Il sistema di raffreddamento dei pannelli solari studiato in Arabia Saudita prevede lo sfruttamento del vapore acqueo atmosferico

LE RICERCHE SAUDITE

Il quotidiano online Arab News ha riportato la notizia di promettenti risultati registrati dalla King Abdullah University of Science and Technology relativamente al progetto di utilizzo del vapore acqueo atmosferico per raffreddare i pannelli solari. L’idea è stata proposta dagli scienziati sauditi a maggio 2020 e consiste nel raccogliere il vapore acqueo durante la notte ed in seguito rilasciarlo durante il giorno per raffreddare i pannelli, con la possibilità di produrre anche acqua per la pulizia. Il dispositivo impiegato per la raccolta del vapore acqueo è posizionato dietro i pannelli e può essere applicato sia ad installazioni in scala ridotta che in grandi parchi solari.

L’idea si basa su progetti precedentemente sviluppati come quello della società francese Sunbooster, la quale ha prodotto una tecnologia per raffreddare i pannelli solari quando la temperatura ambientale supera i 25°C tramite un insieme di tubature che diffondono un sottile strato di acqua sulla superficie dei pannelli stessi.

L’utilizzo di questo sistema di raffreddamento permette una maggiore efficienza del pannello solare ed una conseguente maggiore produzione di elettricità. Su questo fronte l’Università saudita ha registrato un aumento della produzione di elettricità di quasi il 20%.

PREVISIONI DI SVILUPPO

Secondo il responsabile del programma di ricerca sull’energia solare di BloombergNEF Jenny Chasev ha commentato l’introduzione di questo tipo di tecnologie come necessaria anche in vista dell’aumento delle temperature che l’Arabia Saudita sperimenterà in futuro. Tuttavia, questo sistema di raffreddamento si prospetta molto costoso al livello attuale di sviluppo, motivo per cui potrebbe non venire implementato. Ciò nonostante, Chase prevede che l’Arabia Saudita costruirà altri pannelli solari, nell’ottica di produrre il 50% della propria elettricità da fonti rinnovabili entro il 2030 come dichiarato dal ministro dell’Energia del Paese – a prescindere dal livello di sviluppo e dal costo delle tecnologie di raffreddamento, dal momento che la tecnologia solare standard è adeguatamente sviluppata per la sua diffusione su vasta scala.

Naturalmente, la volontà di investire in fonti rinnovabili e di accrescere il proprio ruolo all’interno del mix energetico di Paesi come l’Arabia Saudita non significa necessariamente un ridimensionamento del ruolo del petrolio, il quale rimane anzi fondamentale e vedrà con tutta probabilità un aumento delle attività all’interno del settore. Come disse Homayoun Falakshahi, equity analyst del settore Oil&Gas a Kpler, “si ha sempre il paradigma fra ciò che i Governi [nella regione del Golfo] dicono in termini di politica energetica – che vogliano liberarsi dalla dipendenza petrolifera, per motivi ambientali così come finanziari – e ciò che essi fanno”, ribadendo che a livello pratico questi stessi Governi “stanno aumentando la propria capacità produttiva” all’interno dei propri giacimenti petroliferi.