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Arriva in Gazzetta lo stop Cipe alle opere non ancora eseguite di Tempa Rossa

tempa rossa

Nel testo le motivazioni della decisione del Cipe. Nel frattempo Tempa Rossa è ai nastri di partenza. Nelle ultime ore incontro tra i vertici dell’azienda e le autorità

È arrivata in Gazzetta Ufficiale la delibera di maggio del Cipe che boccia la richiesta di proroga della dichiarazione di pubblica utilità, presentata da Total E&P Italia, e bollata dalla Corte dei Conti lo scorso 12 settembre.

LE RAGIONI DEL CIPE

Palazzo-Chigi manovra energiaMaturata nelle riunioni del 15 e del 20 maggio del Cipe, il Comitato interministeriale per la programmazione economica, gli effetti sono principalmente due: lo stop definitivo alle opere che dovevano essere già concluse e non sono state realizzate ed un rallentamento nelle procedure per le altre. Nel dibattito del 20 maggio, come si evince dalla delibera, il Cipe “ha fatto proprio l’esito della discussione della riunione del 15 maggio, nel corso della quale il Comitato interministeriale per la programmazione economica ha ritenuto di non approvare la richiesta di proroga della dichiarazione di pubblica utilità presentata da Total relativamente alle opere per lo sviluppo del giacimento di idrocarburi in Basilicata nei Comuni di Corleto Perticare, Guardia Perticara e Gorgoglione, rilevando la carente motivazione in ordine alle ragioni della reiterazione dei vincoli preordinati all’espropriazione, nonché l’omessa comunicazione agli aventi diritto dell’avvio del relativo procedimento”.

L’OMESSA PUBBLICAZIONE DELL’AVVISO DI AVVIO DEL PROCEDIMENTO DI PROROGA DELLA DICHIARAZIONE DI PUBBLICA UTILITÀ E LA CARENTE MOTIVAZIONE DELL’ISTANZA NON COSTITUISCONO CASI DI FORZA MAGGIORE

In questo senso, la delibera Cipe ha preso atto che i due ministeri competenti cioè Mise e Mit hanno proposto “di non approvare la richiesta della Società Total E&P Italia S.p.a in considerazione dell’omessa pubblicazione, da parte della Società, dell’avviso di avvio del procedimento di proroga della dichiarazione di pubblica utilità e della carente motivazione dell’istanza, atteso che non costituiscono casi di forza maggiore o altre giustificate ragioni la ‘necessità di ultimare le opere di ingegneria naturalistica e ripristino ambientale in relazione alle opere da realizzare’ e le ‘difficoltà scaturite dall’estrema frammentazione della proprietà dei territori interessati dalla realizzazione delle opere’”.

COME NASCE LA VICENDA

La vicenda nasce con l’invio di una nota il 22 marzo 2019 con la quale Total E&P Italia, soggetto aggiudicatore dell’intervento, aveva chiesto alla Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica (DIPE), al Mit e al ministero dello Sviluppo economico (Mise) la proroga di due anni del termine previsto per l’emanazione dei decreti di esproprio. Dalla nota del 14 maggio 2019, n. 19556 del Capo di Gabinetto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti era emersa, invece, come dalla “unita relazione di sintesi”, “il soggetto aggiudicatario non ha proceduto all’invio agli interessati delle comunicazioni relative all’avvio del procedimento di proroga della dichiarazione di pubblica utilità”. La richiesta di proroga della dichiarazione di pubblica utilità da parte di Total era motivata dalla necessità di ultimare le opere di ingegneria e ripristino ambientale e di completare l’acquisizione di alcune aree interessate dal progetto, “sulle quali sono state già realizzate in tutto o in parte le opere previste”. tempa rossa

I COSTI COMPLESSIVI DEL PROGETTO TEMPA ROSSA

Il costo del progetto definitivo, esclusi i due ulteriori pozzi e le relative opere connesse, è calcolato nella delibera Cipe pari a 1.411,8 milioni di euro, di cui costi di costruzione e oneri antimafia 1.037,8, costi legati alla sicurezza 20,3, adempimento prescrizioni 103,7, decommissioning 250.

BARDI (GOVERNATORE BASILICATA): STIAMO LAVORANDO IN MANIERA PROFICUA ALLA DEFINIZIONE DI UN PRELIMINARE MOLTO ARTICOLATO

In ogni caso le attività di Tempa Rossa sono ai nastri di partenza per quanto riguarda le opere già realizzate. L’esito dell’incontro delle scorse ore per la definizione del protocollo tra Total e Regione ha visto prendere parte alla riunione il presidente della Regione Basilicata Vito Bardi, gli assessori Cupparo, Rosa e Fanelli e i rappresentanti di Total, Shell e Mitsui. Dalla riunione sono emerse rassicurazioni circa le maggiori garanzie sul tema delle compensazioni ambientali e un sostanziale passo in avanti sulle politiche di sviluppo e sul lavoro. “Stiamo lavorando in maniera proficua – ha detto il presidente della Regione Basilicata Bardi in una nota – alla definizione di un preliminare molto articolato che sarà oggetto dei nostri futuri incontri. Sarà il risultato di un lavoro paziente e certosino, al quale stanno dando il loro fattivo contributo i sindaci, i sindacati, i direttori generali dei dipartimenti regionali interessati, tecnici e funzionari. Procediamo in un clima di confronto sereno ma determinato che favorisce l’approfondimento e l’intesa su ogni singolo aspetto oggetto delle nostre interlocuzioni il cui obiettivo fondamentale è di ottenere, attraverso la modifica del precedente accordo del 2006, il massimo risultato possibile rispetto ai temi del lavoro e dello sviluppo del territorio lucano. Le progressive e ulteriori aperture che stiamo registrando sono il segnale che abbiamo impostato il giusto metodo. Abbiamo già convenuto di tenere nuove riunioni la prossima settimana – ha concluso Bardi – coinvolgendo anche i sindaci della zona interessata”.