L’industria automobilistica europea rischia di bruciare cifre mostruose se Trump metterà in atto la sua minaccia sui dazi. Ecco i marchi che rischiano di più
L’automotive europeo rischia di bruciare 3,5 miliardi di euro quest’anno. Una cifra monstre che impallidisce rispetto alle perite del 2027: 5,7 miliardi di euro. Sono le stime di ACEA (Associazione Costruttori Europei) e dei principali analisti finanziari riguardo le potenziali perdite dell’industria dell’auto europea provocate dal possibile aumento dei dazi Usa al 25/30%. Ecco quali produttori tremano di più.
L’IMPATTO DEI DAZI SUI PROFITTI DELLE CASE AUTO DAL 2017 AD OGGI
Nel primo mandato Trump ha graziato l’automotive europeo. Tuttavia, i dazi su acciaio e alluminio hanno inferto un primo colpo alle auto prodotte in Ue. Infatti, dal 2018 ad oggi sono costati circa 1,5-2 miliardi di euro annui al settore. Una cifra che nasce dall’aumento dei costi di produzione per i componenti esportati e per le fabbriche europee negli USA. Le tariffe al 15% introdotte l’anno scorso hanno dato il colpo di grazia all’automotive Ue. I costi sono aumentati sempre più per le case automobilistiche, mentre il valore delle esportazioni di vetture verso gli Usa è sceso del 21,4%.
E da luglio la situazione rischia di precipitare ancora di più. Infatti, pochi giorni fa il tycoon ha anticipato che aumenterà le tariffe sui prodotti del Vecchio Continente se l’Ue non rispetterà i patti. Una minaccia che fa tremare le vene nei polsi delle case automobilistiche europee.
DAZI, LE CASE AUTO CHE TREMANO DI PIU’
L’automotive europeo rischia di bruciare 3,5 miliardi di euro nel 2026. L’anno dopo, gli effetti si estenderanno a tutti i canali di vendita e le perdite raggiungeranno 5,7 miliardi di euro. Sono le stime di ACEA (Associazione Costruttori Europei) e dei principali analisti finanziari riguardo i potenziali effetti economici dell’aumento dei dazi Usa al 25/30%.
I produttori più esposti sono i tedeschi. I numeri di Acea mostrano che le spedizioni di veicoli tedeschi verso l’America sono calate del 9% in un solo anno (409.246 unità). Porsche e Audi sono tra le imprese più esposte poiché non possiedono impianti di assemblaggio in Usa, quindi i dazi si applicano integralmente su ogni vettura. VW, BMW e VW, invece, possiedono uno stabilimento di assemblaggio statunitense, ma esportano modelli premium e componenti dall’Ue. L’anno scorso, Volkswagen ha già perso 1,3 miliardi di euro di profitti a causa delle barriere tariffarie.
PERCHE’ STELLANTIS E LE AUTO DI LUSSO SORRIDONO
Le auto di lusso, invece, possono dormire sonni tranquilli. Infatti, vetture come Ferrari e Lamborghini sono meno sensibili al prezzo. Tuttavia, i volumi potrebbero comunque calare. Stellantis, invece, può sorridere. Infatti, i marchi del gruppo sono più al sicuro rispetto ai tedeschi poiché producono gran parte dei modelli per il mercato nordamericano direttamente in USA, Messico o Canada. Questo permette di eludere i dazi sulle importazioni transatlantiche.
DAZI, I RISCHI PER L’INDUSTRIA ITALIANA
Se Stellantis è quasi in una botte di ferro, lo stesso non si può dire per l’industria italiana in generale. Infatti, il nostro Paese esporta circa 2,9 miliardi di euro in veicoli finiti verso gli USA (principalmente dalla Motor Valley). In aggiunta, le aziende italiane di componenti sono integrate nelle filiere tedesche. Basti pensare che il 20% del valore di un’auto assemblata in Germania è di origine italiana. Di conseguenza, il calo della produzione tedesca legata al possibile aumento delle tariffe statunitensi si traduce automaticamente in una perdita di commesse per l’indotto italiano.
QUANTO PAGHERANNO IN PIU’ GLI AMERICANI?
L’aumento dei dazi al 25% colpirebbe anche i cittadini americani. Si stima infatti che almeno il 50% del costo del dazio verrà scaricato sui consumatori statunitensi, portando a un rincaro medio di 5.000-8.000 dollari per veicolo, abbattendo drasticamente la domanda.


