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Basilicata, scaduta la concessione Eni. Che succede per le compensazioni ambientali?

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La concessione Eni per le estrazioni in Val d’agri è scaduta il 26 ottobre 2019. Ed è scaduto anche l’accordo ventennale per le compensazioni ambientali. Cosa accade tra la regione Basilicata ed Eni?

 

La concessione Eni per le estrazioni in Val d’agri è scaduta il 26 ottobre 2019.

E non è stato rinnovata in seno al Mise.

Secondo la giunta lucana però, Eni potrà continuare ad estrarre anche dopo questa data, perché lo consente una legge del governo Monti, secondo la quale le attività possono proseguire anche in mancanza di un’autorizzazione esplicita nei confronti del proponente.

Ciò che però non si potrà fare è firmare un nuovo accordo con la Regione.

Perchè insieme alla concessione, siglata tra azienda e governo, scade oggi anche l’accordo ventennale per le compensazioni ambientali. Che da oggi la Basilicata smetterà di percepire.

Non parliamo delle royalty, che vengono fissate con il Governo centrale (e poi smistate alle Regioni), ma degli accordi diretti con gli Enti locali che prevedono per le aziende le attività di compensazione del danno ambientale, e che per legge questo devono andare sulle opere di mitigazione.

Dopo i primi tentativi di tenere in Regione un tavolo con Eni, per cercare di addivenire comunque a un rinnovo del contratto per le compensazioni, il governatore Bardi ha chiesto un incontro al Mise, non ancora ricevuto.

Difatti la questione è tutta politica poiché la società non può impegnarsi a stanziare fondi alla Regione per altri venti anni, senza una certezza sulle autorizzazioni e il rinnovo dell’attività.

“Credo che la dinamica dei rapporti tra il governo centrale e le Regioni, specialmente quelle meridionali, si debba chiarire proprio su vicende come questa” ha precisato il Governatore Bardi, appellandosi anche all’intervento dei parlamentari lucani, “perché nulla è più importante dell’interesse delle nostre comunità”.