Sostenibilità

Bassi tassi di interesse? Opportunità per affrontare il cambiamento climatico

S&P

La traiettoria dei tassi di interesse sarà un fattore determinante e consentirà alle aziende che sopravvivono alla transizione energetica e al cambiamento climatico, di emergere dominanti.

Per affrontare la crisi climatica sarà necessario il più grande investimento al mondo in tempo di pace mai realizzato. E gli attuali tassi di interesse storicamente bassi significa che non c’è mai stato un momento migliore per farlo. È quanto si legge in un articolo del Financial Times dedicato agli attuali investimenti nei cambiamenti climatici.

COSTI DEI PRESTITI INFLUENZANO COMPETITIVITÀ RINNOVABILI

“I tassi di interesse influenzano l’intera economia, ma sono particolarmente importanti per le energie rinnovabili perché il costo del prestito ha un’influenza importante sulla loro competitività. I costi del combustibile sono sostanzialmente pari a zero per l’energia verde – sole, vento e acqua sono gratuiti -. Ciò significa che la spesa in conto capitale è la componente più importante del costo medio di produzione di energia elettrica rinnovabile”. In altre parole, i costi delle energie rinnovabili tendono ad essere anticipati, cioè richiedono importanti investimenti nella fase di avvio, richiedendo somme è prestiti anticipati, ma consentono di risparmiare nel tempo. “Lo stesso vale per molte tecnologie di cui abbiamo bisogno per ridurre le emissioni globali. Costa di più costruire case ben isolate, ma meno gestirle. Lo stesso vale per gli elettrodomestici efficienti e i veicoli elettrici”, si legge su Ft.

TECNOLOGIE VERDI SEMPRE PIÙ ECONOMICHE

“Le tecnologie verdi stanno diventando più economiche man mano che maturano e raggiungono le economie di scala. Insieme ai tassi di interesse a lungo termine estremamente bassi o negativi nelle economie sviluppate, il vantaggio in termini di costi delle energie rinnovabili è sorprendente. Il Portogallo ha recentemente organizzato un’asta per il solare su scala industriale che si è attestata a 17 dollari per MWh. Si tratta di energia pulita a un terzo del costo del suo equivalente di combustibile fossile”, si legge su Ft.

PERCHÉ GLI INVESTIMENTI NELLE RINNOVABILI NON SONO CRESCIUTI AL RITMO RICHIESTO DAGLI ACCORDI DI PARIGI?

Questo naturalmente pone una domanda: perché allora gli investimenti nelle rinnovabili non sono cresciuti al ritmo richiesto per raggiungere l’accordo di Parigi come chiarisce il recente rapporto dell’Onu sull’Emission Gap? “La risposta – evidenzia Ft – è in parte che il denaro a basso costo ha mantenuto in vita i produttori di petrolio e di gas, carichi di debiti. Secondo McKinsey, il free cash flow per barile di petrolio da parte dei produttori indipendenti statunitensi è stato negativo negli ultimi otto anni. L’aumento del debito ha finora mascherato il problema, ma non può continuare all’infinito”.

L’INCERTEZZA NORMATIVA È FISCALE FUNGE DA FRENO AGLI INVESTIMENTI

Ma allora, si domanda ancora il quotidiano finanziario, cosa sta andando male per le energie rinnovabili? “I recenti inciampi per il solare nei grandi mercati come quello indiano – dove le nuove installazioni sono diminuite di oltre un terzo nella prima metà del 2019 rispetto allo stesso periodo del 2018 – dimostrano che l’incertezza sulla politica normativa e fiscale agisce come un freno agli investimenti. La ragione principale è la paralisi degli investitori istituzionali. I più preoccupati si sono concentrati in gran parte sul disinvestimento. Ma evitare le scorte petrolifere non ha messo un centesimo ai massicci cambiamenti strutturali da apportare all’economia, e ha palesemente fallito nello spronare le aziende a rendere i loro prodotti e le loro operazioni pro-clima”. In tal senso, il disimpegno potrebbe dunque “non aiutare gli investitori a mitigare il rischio climatico per i rendimenti del portafoglio. L’indice S&P 500 Carbon Efficient Index, che favorisce le componenti con minori emissioni di carbonio per unità di reddito, ha rispecchiato quasi esattamente il principale benchmark azionario dell’S&P 500 negli ultimi 10 anni”. Come dire che il pericolo delle emissioni e dei cambiamenti climatici non ha differenziato i rendimenti né ha aiutato gli investitori a ridurre la loro esposizione al rischio climatico. “C’è un volume crescente di ricerche che dimostrano una relazione sostanziale tra il rischio di CO2 e i rendimenti del mercato. L’unica conclusione logica, quindi, è che il reporting del carbonio – almeno del tipo usato dai grandi indici – non riesce a cogliere la vera natura dell’esposizione al rischio climatico”.

FINANZIAMENTI PUBBLICI E PRIVATI

Man mano che l’allarme si fa più forte rispetto agli obiettivi di emissione mancati, l’attenzione comincia a essere concentrata sul “riconoscimento della necessità di investire positivamente. Sì, questo è dovuto a preoccupazioni di sostenibilità, ma si tratta anche di attingere a quelle che devono diventare parti dell’economia globale in rapida crescita”, avverte Ft. Secondo le Nazioni Unite, per mantenere l’aumento della temperatura globale a livelli di sicurezza è necessaria una spesa annuale di 2,4 trilioni di dollari fino al 2035. In questo senso i governi hanno un ruolo da svolgere, ma il principale canale di finanziamento dovrà provenire dai mercati dei capitali, sia pubblici che privati. La transizione energetica comporterà cambiamenti di vasta portata non solo per il sistema energetico stesso, ma anche per i trasporti, l’industria manifatturiera, l’edilizia, l’agricoltura e molto altro ancora. Ciò richiederà investimenti e innovazione da parte delle aziende di tutti i settori industriali, dall’estrazione delle materie prime alla fornitura di software e servizi”, chiarisce Ft.

IL DUPLICE COMPITO DEGLI INVESTITORI

“Il compito degli investitori è duplice: identificare le aziende con le tecnologie, i modelli di business e i vantaggi competitivi per prosperare nella transizione energetica e garantire che i team di gestione siano sufficientemente concentrati sulla necessità di spendere ora per garantire che le loro aziende sopravvivano in un futuro a basse emissioni di carbonio – ha concluso Ft -. La traiettoria dei tassi di interesse sarà un fattore determinante e consentirà alle aziende che sopravvivono alla transizione energetica di emergere dominanti. Coloro che approfittano dei bassi tassi di interesse per sbloccare gli investimenti ora potranno disporre di una marcia in più sui loro rivali che sarà difficile da superare”.