Energie del futuro

Geotermia, ecco chi è una delle risorse rinnovabili che il mondo trascura

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Secondo l’Unione geotermica italiana le risorse di geotermia del territorio italiano sono potenzialmente estraibili da profondità fino a 5 km e sono dell’ordine di 500 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio

L’energia geotermica è, in poche parole, calore. Più precisamente calore generato dal decadimento di elementi radioattivi nel mantello del pianeta. La quantità di energia che questo calore è in grado di produrre è sorprendente. Secondo la Union of Concerned Scientists, a soli 10 km sotto la superficie terrestre, c’è 50 mila volte più energia di quella che tutto il petrolio e il gas nel mondo possono produrre. E questa energia può essere sfruttata e utilizzata per il riscaldamento e la produzione di energia.

POSSIBILE RAGGIUNGERE E SUPERARE PERFORAZIONI DELLA CROSTA TERRESTRE OLTRE I 10 KM

Naturalmente, dal punto di vista di un perforatore 10 chilometri, non sono esattamente una piccola distanza da trivellare. Eppure non è impossibile come hanno dimostrato alcuni ingegneri che sono riusciti a scavare fino a 15 km nel terreno. Si tratta del pozzo di produzione denominato O-14 in Russia, al largo dell’isola di Sakhalin: completato nel 2017 da Rosneft ed Exxon, battendo cinque precedenti record mondiali per pozzi più profondi, tutti perforati nello stesso campo. In sostanza si tratta solo di sviluppare la tecnologia corretta di perforazione.

ISLANDA E NUOVA ZELANDA LE PIU’ “FORTUNATE”

Il problema con l’energia geotermica – o piuttosto l’ostacolo a trasformarla in una fonte di energia tradizionale – è che non tutto il calore proveniente dal mantello terrestre è ugualmente accessibile in tutto il mondo. In alcuni luoghi, come Islanda e Nuova Zelanda, il calore è più vicino alla superficie, quindi è più facile, e soprattutto più economico, da sfruttare. In altri luoghi, invece, il calore è intrappolato in profondità nel sottosuolo.

Mentre i cosiddetti “punti caldi” dell’energia geotermica si trovano in luoghi con alta attività tettonica, il che significa luoghi dove si verificano terremoti più frequenti e in cui la crosta terrestre è più sottile, l’aspetto più importante da considerare quando si parla di energia geotermica è che comunque si trova ovunque. È vero che nei punti caldi hanno le temperature più elevate, con alcuni geyser naturali che raggiungono i 200 gradi e oltre. Ma l’energia geotermica può anche essere utilizzata a temperature più basse per scopi di riscaldamento diretto.

L’ESPERIENZA ISLANDESE E CINESE

Questo è ciò che fanno ad esempio in Islanda. Gran parte delle esigenze di riscaldamento dell’isola sono soddisfatte dalle risorse geotermiche. Anche altri stanno seguendo questo esempio. Proprio questa settimana è stato attivato un sistema di riscaldamento geotermico in Cina che promette di coprire le esigenze di riscaldamento di ben 35.000 persone nel centro di innovazione dell’Università di Xi’an Jiaotong. In tal modo, l’energia geotermica eliminerà anche il rilascio di 68.000 tonnellate di anidride carbonica ogni anno. Il sistema geotermico cinese attira il calore da una profondità di soli due o tre chilometri nel terreno, con temperature che vanno dai 70 ai 120 gradi.

VICINO PARIGI ENGIE STA LAVORANDO A UN IMPIANTO

Il bello della tecnologia moderna, tuttavia, è che possiamo sfruttare la potenza del calore anche da profondità più basse. Questo è ciò che sta sperimentando la francese Engie vicino Parigi. Sta perforando a 2,3 chilometri di profondità per attingere acqua sotterranea con temperature superiori a 70 gradi Celsius. Questa acqua verrà catturata in un sistema di condotte e utilizzata per riscaldare le famiglie prima di essere restituita al serbatoio sotterraneo. La quantità di CO2 eliminata è di circa 25.000 tonnellate all’anno.

L’ESPERIENZA DELLA FINLANDIA E DELLA GERMANIA

La Finlandia è un altro paese che sta prendendo in considerazione l’ utilizzo del calore naturale della Terra per il riscaldamento e forse la produzione di energia. Deve ancora scoprire se dispone di risorse geotermiche che possono essere sfruttate economicamente ma ci sta lavorando. Anche la Germania sta sfruttando il suo potenziale geotermico, il che non sorprende, visti gli ambiziosi obiettivi di neutralità carbonica del paese. Ha già un impianto di riscaldamento geotermico e una centrale elettrica in Baviera e ci sono piani per aumentare considerevolmente questa capacità prima del 2040, quando la Baviera diventerà, come ha annunciato, completamente carbon neutral.

LA TURCHIA E GLI USA

La Turchia è un altro esempio importante. Il paese ha una capacità geotermica di oltre 1,3 GW e prevede di portarlo a 7 GW entro il 2025 man mano che la domanda di energia crescerà. Neanche gli Stati Uniti fanno eccezione. All’inizio di questo mese, l’Università del Texas ha annunciato un’iniziativa sull’energia geotermica soprannominata Geothermal Entrepreneurship Organization che mirerà a trasformare il Texas in un hub nazionale per tutto ciò che è geotermico.

ANCHE L’ITALIA TRA I PAESI ALL’AVANGUARDIA

Anche l’Italia è uno dei paesi leader a livello mondiale. L’area di Larderello, in Toscana vicino Pisa, è la regione dove è avvenuta la più antica utilizzazione al mondo, da parte dell’uomo dell’energia geotermica. Sempre nella medesima area è avvenuta la prima trasformazione di energia geotermica in energia elettrica, trasformazione che avviene tuttora, per quanto la sua produzione copre una frazione della richiesta energetica nazionale. L’energia geotermica, un tempo sfruttata da sorgenti naturali di acqua calda e vapore (110-150 °C), i cosiddetti lagoni, ora è sfruttata tramite il vapore captato con pozzi perforati fino alle rocce calcaree triassiche sottostanti e ignee del sottosuolo. Il calore alle rocce proviene dall’intrusione magmatica del Monte Amiata.

Altre aree geotermali si trovano nei Colli Euganei, in Veneto, vicino Padova, nell’area di Grado in Friuli dove sono stati perforati pozzi per riscaldamento di edifici, a Casaglia nel ferrarese dove nel sottosuolo si sviluppa un sistema di falde chiamato dorsale ferrarese, nei campi Flegrei e l’isola d’Ischia nell’area napoletana, ad Alcamo e Sciacca nella Sicilia occidentale, le isole Eolie e l’isola di Pantelleria.

LE RISORSE DISPONIBILI IN ITALIA

Secondo l’Unione geotermica italiana le risorse del territorio italiano sono potenzialmente estraibili da profondità fino a 5 km e sono dell’ordine di 21 exajoule (21×1018 Joule, corrispondenti a circa 500 MTEP, ovvero 500 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio). Di esse, circa due terzi hanno temperatura inferiore a 150 °C c. Pertanto, le risorse a temperatura così alta (T>80-90 °C) da permettere la produzione di energia elettrica a costi oggi competitivi con quelli di altre fonti di energia si trovano solo in poche aree della fascia pre-appenninica tosco-laziale-campana, delle due isole maggiori e di quelle vulcaniche del Tirreno, in corrispondenza di zone caratterizzate da forti anomalie del flusso di calore. Tali zone sono ubicate quasi esclusivamente nel settore occidentale del Paese.

QUANTO “PESA” LA GEOTERMIA IN ITALIA

Ad oggi la geotermia rappresenta, infatti, solo il 6% dell’energia elettrica prodotta in Italia da rinnovabili, ma esistono ancora ampi margini di sviluppo, sia nel caso toscano, dove già oggi la geotermia rappresenta oltre il 73% della produzione di elettricità rinnovabile, sia in quello di altre regioni.

SI GUARDA AL FER 2 PER INCENTIVARE IL SETTORE

Recentemente il coordinamento Fonti Rinnovabili Efficienza Energetica (Free) i cui soci rappresentano 27 associazioni e istituzioni del settore energetico rinnovabile e circa 4.000 aziende che occupano 150.000 persone, si è rivolto con una lettera direttamente al Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli per ricordargli l’importanza di varare al più presto il decreto “FER2” per l’incentivazione dell’energia elettrica prodotta dalle suddette fonti rinnovabili: “È essenziale che anche in Italia all’inizio del prossimo anno diventino operative le misure di incentivazione di tecnologie innovative come le bioenergie, la geotermia e il solare termodinamico, per le quali esistono in Italia importanti filiere industriali”.

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