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Blocca trivelle? Non per le regioni a Statuto Speciale. Lo conferma il Mise

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In una lettera il ministero dello Sviluppo economico ha ammesso che nel Pitesai, non si accenna minimamente alle regioni a statuto speciale, escludendole quindi dalla moratoria del blocca trivelle

Il blocca trivelle non vale per le regioni a statuto speciale come la Sicilia. A mettere in discussione uno dei “pilastri” normativi dell’ex governo giallo-verde – che tante polemiche suscitò e ancora continua a suscitare – una lettera del ministero dello Sviluppo economico che rispondendo al comitato No triv sui permessi di ricerca di idrocarburi presso Fiume Tellaro e Case La Rocca, in Sicilia, ha ammesso che nel Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee, il cosiddetto Pitesai, non si accenna minimamente alle regioni a statuto speciale, escludendole quindi dalla moratoria. Come dire, insomma, che per riprendere le trivellazioni in una delle regioni più colpite dallo stop – l’Emilia Romagna con il suo distretto dell’Oil&Gas situato a Ravenna – basterebbe che la regione diventi a “statuto speciale”.

COSA SCRIVONO I NO TRIV SU FB

Secondo i No Triv il MISE conferma che “non si applica in Sicilia la legge Semplificazione n. 12 del feb 2019 che sospende le nuove autorizzazioni di ricerche petrolifere per 18 mesi in attesa che la Conferenza Stato Regioni stabilisca il piano delle Aree dove si può trivellare e dove no. In Sicilia a differenza della gran parte delle altre regioni si può continuare serenamente ad autorizzare nuove trivellazioni”. Per questo il Comitato ha deciso di procedere per un ricorso al Tar contro il ministero dello Sviluppo economico.

LA RISPOSTA DEL MISE

“Il succo della risposta del Ministero al Coordinamento Nazionale No Triv, datata 5/12/2019, sta tutto qui: la norma sul PiTESAI e sulla sospensione delle istanze e dei permessi di ricerca di gas e petrolio su terra ferma NON si applica alla Sicilia. ‘Per quanto concerne il Vostro riferimento al disposto dell’art. 11/ter della Legge n.12/2019, si specifica che non vi è accenno ad una estensione di tale norma alle regioni a statuto speciale’, chiosa la dirigente del Mise, Silvia Grandi”.

LA REPLICA DEI NO TRIV

“Ovviamente la risposta del Mise non ci soddisfa affatto, anche perché c’è un altro pezzo di Stato, il Ministero dell’Ambiente, che ha già applicato, in terra siciliana la sospensione prevista dalla legge nazionale n.12/2019 alla procedura di Via n. 3355 riguardante il permesso di ricerca di idrocarburi ‘Scicli’ – spiegano i No Triv -. A dirla tutta, la risposta della dirigente del Mise dovrebbe contrariare e contraddire lo stesso Ministro Patuanelli, alla luce di quanto dallo stesso affermato lo scorso 30 Ottobre, nel corso dell’illustrazione delle linee programmatiche del Ministero in Commissione Attività Produttive della Camera. Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC) e Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee (PiTESAI) sono infatti intimamente connessi e convergono sull’obiettivo della sostenibilità del settore energetico. Il PiTESAI concorre al raggiungimento degli obiettivi del PNIEC. Sarebbe illogico approvare un PNIEC che riguarda tutto il territorio nazionale e avere al contempo un PiTESAI che stralcia la posizione della Sicilia”.

“A questo punto, dobbiamo anche immaginare che a tutto il laborioso processo di formazione ed approvazione del PiTESAI non stiano prendendo parte le Regioni a Statuto Speciale. All’assenza nei ‘tavoli romani’ di una rappresentanza degli oltre 8.000 Comuni italiani si sommerebbe ora anche la latitanza di ben 5 Regioni”, la provocazione dei No Triv che ricordano come “lo scorso Settembre alla Camera è stata depositata nel merito un’interrogazione (Muroni) che attende urgente risposta.”.

L’INTERROGAZIONE DELLA MURONI

L’interrogazione depositata da Rossella Muroni (Leu) lo scorso 17 settembre, chiedeva proprio al ministro dello Sviluppo economico, e ai colleghi dell’Ambiente e dei Beni culturali, chiarimenti circa le iniziative che il Governo ha intenzione di intraprendere “per restituire la dovuta trasparenza all’informazione diretta al pubblico in materia di istanze, permessi di ricerca e concessioni, inclusi quelli riguardanti la Sicilia, e per ricondurre la pianificazione ambientale, energetica e climatica al rispetto della normativa nazionale”. Ciò considerando che la regione siciliana aveva dato il via libera alla realizzazione di tre nuovi pozzi esplorativi dell’area del Barocco: “Dalla lettura degli atti apparirebbe netta la volontà, ribadita dalla Regione siciliana con la deliberazione di giunta n. 347 del 19 settembre 2018, di dare nuovo impulso alle attività di ricerca e di estrazione di gas su terra ferma, così come previsto dal protocollo d’intesa sottoscritto nel 2014 tra Ministero dello sviluppo economico, regione siciliana, comune di Gela ed Eni, e ciò ad avviso dell’interrogante in violazione della legge nazionale e degli obiettivi di decarbonizzazione indicati nella nuova proposta di piano integrato nazionale Clima ed energia che l’Italia invierà presto a Bruxelles. Non è accettabile che in materia di ricerca e coltivazione di idrocarburi, e di pianificazione energetica e climatica, la regione siciliana possa far tutto da sé. A maggior ragione visto che il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare ha già applicato la sospensione di cui alla legge nazionale n. 12 del 2019 alla procedura di VIA n. 3355 riguardante il permesso di ricerca di idrocarburi ‘Scicli’”.

DEPOSITATO RICORSO AL TAR

Intanto la vicenda ha già prodotto un primo risultato: “Coi colleghi Giampiero Trizzino Gianluca Rizzo Maria Marzana Paolo Ficara Filippo Scerra Stefania Campo Eugenio Saitta Pino Pisani abbiamo provveduto a depositare presso il TAR Sicilia un atto di intervento ad adiuvandum nel giudizio proposto dal comune di Modica contro la Regione Siciliana e la ‘Maurel et Prom Italia srl’ per l’annullamento del decreto con cui quest’ultima ha ottenuto il permesso di ricerca di idrocarburi nell’area ‘Fiume Tellaro’ – ha scritto Marialucia Lorefice di M5S sulla sua pagina Facebook -. La preoccupazione, diffusa, è che l’iter possa portare a trivellazioni per idrocarburi in un territorio Patrimonio Unesco e che fonda la sua economia su uno sviluppo artistico-culturale, naturalistico e agricolo. Abbiamo ritenuto necessario il nostro intervento, come cittadini, ma anche come parlamentari che devono mettere in campo ogni azione possibile a difesa dell’ambiente, a tutela del diritto alla salute e della sicurezza della nostra comunità”.

CHI STA OPERANDO NELLA ZONA

Attualmente nella zona sta operando la Panther Eureka Srl, oggi Maurel et Prom Italia Srl che grazie a “un decreto firmato il 5 luglio scorso dall’assessore Toto Cordaro” potrà “procedere con un rilievo geofisico all’interno del permesso di ricerca ‘Fiume Tellaro’, che oggi riguarda un’area di 660,37 chilometri quadrati e sei comuni” si legge su ilfattoquotidiano.it