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Bollette elettriche verso l’impennata: cosa fa l’Italia, cosa fanno in Europa

Bollette

Bessi (Pd) a Energia Oltre: aumenti bollette prevedibili ma ora non perdere di vista la crescita grazie a interventi nel Pnrr o i costi delle inefficienze si scaricheranno su tutti

Tariffe elettriche pronte a schizzare verso l’alto nei prossimi mesi. In Italia il prossimo aggiornamento trimestrale è atteso per il 1 ottobre e non c’è spazio per sorprese positive.

L’INTERROGAZIONE DI BENAMATI

“Il mercato dell’energia ha mostrato un trend di aumento dei prezzi di gas ed energia elettrica che dallo scorso luglio ha assunto livelli record. Tra le cause vanno considerati l’ascesa dei prezzi delle materie prime dovuto alla ripresa economica su scala globale e le ridotte forniture, in particolare quelle dalla Russia”, scriveva la scorsa settimana Gianluca Benamati, capogruppo Pd in commissione Attività produttive della Camera annunciando un’interrogazione per chiedere al ministro dello Sviluppo economico, e al governo, “quali azioni intendessero intraprendere per limitare gli aumenti di gas ed energia elettrica per cittadini e imprese. E per sapere se intenda sollevare la questione di tali aumenti anche in sede di Commissione Europea, per cercare di governare la questione in maniera organica.

LE RAGIONI DEI RINCARI

Le ragioni di questo rincaro sono chiare: “Nel sistema elettrico italiano, la maggior parte delle centrali elettriche di potenza sono centrali a ciclo combinato che utilizzano il gas per produrre energia elettrica e, secondo i dati di Terna, in luglio la richiesta di energia elettrica nazionale è stata soddisfatta per il 48% della produzione da fonti energetiche non rinnovabili. Dal prossimo ottobre rischiamo aumenti di oltre il 10 per cento. Per questo chiediamo al governo di affrontare il tema, ed evitare che ci sia un impatto negativo sulla ripresa”, evidenziava Benamati.

LE MOSSE DEL GOVERNO

Il governo è comunque pronto a intervenire, secondo quanto riferito dal Sole 24 Ore. In particolare con una riforma degli oneri generali di sistema “per alleggerire il ‘fardello’ di quelle voci che in bolletta (…) che a partire dal 2015 hanno raggiunto un livello pari a 14-15 miliardi annui arrivando a pesare fino a un quarto della spesa totale sostenuta dagli utenti finali”.

Per questo, prosegue il quotidiano “si studia un nuova manovra, dopo quella messa in pista agli inizi di luglio, per evitare che gli effetti dell’impennata colpiscano in modo pesante il portafoglio dei consumatori”.

L’obiettivo è quello di “affidare allo strumento della delega, come trapela da una bozza del nuovo disegno di legge per la concorrenza, il lavoro di revisione degli oneri inserendolo in una più compiuta riforma della materia, anche nella prospettiva di trasferire sotto la fiscalità generale gli oneri per il sostegno alle energie rinnovabili”. Tali oneri, prosegue il Sole 24 Ore, dovrebbero andare a gravare “in modo selettivo sul consumo di combustibili fossili nel riscaldamento e nei trasporti con meccanismi di gradualità, ma sul punto il confronto è tutt’altro che chiuso. Anche perché il ministero della Transizione ecologica, è quanto si legge nel documento, ‘ritiene necessaria una compiuta riforma della materia’”.

Arera, dal canto suo, ha già indicato “la necessità di eliminare fin da subito dalla bolletta ‘gli oneri non direttamente connessi agli obiettivi di sviluppo ambientalmente sostenibile e quelli finalizzati al contrasto della povertà energetica’”. La palla passa quindi al governo ora.

SECONDO GLI ANALISTI UNA MOSSA POSITIVA

Per gli analisti di Equita Sim una mossa simile da parte del governo sarebbe un intervento positivo per il settore energia. Si temeva infatti un intervento simile a quello spagnolo che nelle scorse settimane ha proposto tagli ai rendimenti delle tecnologie idroelettriche e quindi degli operatori mentre l’intenzione di spostare gli oneri di sistema sulla fiscalità generale “rimuove questo rischio” ed elimina “una delle principali fonti di ‘lobbie’ contro lo sviluppo delle rinnovabili”.

BESSI: AUMENTI PREVEDIBILI MA ORA NON PERDERE DI VISTA LA CRESCITA GRAZIE A INTERVENTI NEL PNRR

Tra coloro che avevano già previsto da tempo che il rialzo delle materie prima si sarebbe tradotto in un rincaro delle bollette e in una fiammata dell’inflazione c’è Gianni Bessi, consigliere del Pd in Emilia Romagna ed esperto di Energia che sposta l’attenzione sulla crescita del Pil. “È dal 2008 che il nostro paese non cresce adeguatamente. L’occasione che abbiamo ora con il Pnnr è fondamentale, non possiamo perdere questo treno – ha detto a ENERGIA OLTRE -. La crescita, è l’unica cura per dar fiato nel medio e lungo periodo a investimenti di sistema, per la crescita nella catena del valore delle nostre imprese, per l’innovazione del sistema dei servizi (in particolare ambientali e energetici). Il rischio oggi non è un’Europa a due velocità, ma un’Italia a due facce. Una aperta all’innovazione alla crescita e collegata con le interconnessioni europee e globali, l’altra legata alle routine del passato, al mondo asfittico dei subappalti o della bassa specializzazione sia dei lavoratori sia della tecnologia. Il pericolo? Non solo l’inflazione. Ma che i costi si scarichino su tutte e due le facce. E che la parte più innovativa cominci a ragionare fuori dall’Italia. Ecco perché, per esempio, gli attacchi a Cingolani sono un rumore di sotto fondo che non solo sono sbagliati ma ci fanno perdere di vista il vero obiettivo. La nostra collocazione nella catena alta del valore dell’economia produttiva europea. Il PNNR e la spinta del programma Draghi ha questo valore inestimabile. Non capirlo, legarlo al proprio tornaconto di partito è non solo un errore. È un delitto”, ha concluso.

CHE SUCCEDE IN EUROPA

L’Italia, naturalmente, non è la sola a dover affrontare questa situazione. Secondo El Pais “i paesi dell’UE soffrono di un’impennata delle tariffe elettriche, ma evitano la crisi politica in quanto l’aumento non è stato ancora trasferito sulle bollette dei consumatori”. Il discorso, secondo il quotidiano, è diverso in Spagna dove “aziende e cittadini guardano quotidianamente il prezzo per megawatt/ora del mercato all’ingrosso”.

LA SITUAZIONE TEDESCA

In Germania, ricostruisce il quotidiano spagnolo “il prezzo dell’elettricità non viene quasi mai menzionato dai media, anche se è aumentato. Il paese ha anche tradizionalmente la tariffa media dell’elettricità più cara dell’Ue; secondo i dati Eurostat della seconda metà del 2020, quasi un terzo in più della media dell’UE-27. Una famiglia monopersonale può facilmente pagare 40 o 50 euro al mese senza usare l’aria condizionata. Come nel resto del continente, il suo mercato è marginalista, cioè tutta l’elettricità è remunerata al prezzo della tecnologia più costosa che entra nell’asta. Il mix energetico della Germania è ancora fortemente dipendente dal carbone e dal gas naturale, che sono diventati più costosi negli ultimi mesi, spiega Thorsten Lenck, un esperto della società di strategia Agora Energiewende. Questo, insieme all’aumento del prezzo delle quote di emissione di anidride carbonica, ha fatto salire il costo per megawattora, che a volte ha raggiunto quattro volte quello che era nei primi mesi della pandemia. Le famiglie non sentono ancora l’aumento del prezzo perché in Germania la fornitura è contrattata per periodi di uno o due anni e ad un prezzo fisso. Le imprese stanno già soffrendo”.

COSA ACCADE IN FRANCIA

In Francia “il prezzo dell’elettricità sta superando anche il record di quest’estate sui mercati a termine, dove ha già raggiunto cifre che non si vedevano da prima della grande crisi del 2008, secondo i rapporti dei media nazionali. Se questo non è (ancora) diventato oggetto di un dibattito nazionale, è perché la maggior parte dei consumatori privati hanno una tariffa fissa con il gigante EDF (di proprietà statale per più dell’80%) che è regolata annualmente, all’inizio dell’anno, secondo ciò che la Commissione indipendente di regolamentazione dell’energia (CRE) propone al governo. ‘Se i prezzi rimangono al livello attuale, ci potrebbe essere un aumento della tariffa regolamentata dell’elettricità dall’8% al 10% il prossimo 1° febbraio’, ha detto recentemente al quotidiano economico Les Echos Julien Teddé, che dirige Opéra Energie, una società che confronta le offerte di elettricità.

BELGIO E OLANDA

“Secondo Eurostat, i Paesi Bassi erano uno dei paesi in cui le famiglie pagavano meno nella seconda metà del 2020. I dati indicano che non sono stati in grado di evitare l’escalation quest’estate. Tuttavia, nel 2020, i Paesi Bassi hanno aumentato la produzione di energie rinnovabili a 9,2 miliardi di chilowattora, afferma l’Ufficio centrale di statistica. Oltre al consumo interno, il paese ha esportato in totale 22,4 miliardi di kilowattora, il più alto dato annuo dal 1976”, si legge su El Paìs che prosegue sul Belgio: “I prezzi dell’elettricità stanno battendo i record nel 2021. Secondo Energy Live, gli importi medi si aggirano ora sui 100 euro per megawattora a causa dell’aumento dei prezzi delle materie prime, dei prezzi elevati dell’anidride carbonica e della domanda crescente per la ripresa economica. Tuttavia, secondo Yves Marenne, direttore scientifico dell’Istituto per la consulenza e gli studi sullo sviluppo sostenibile (ICEDD), tale aumento non è ancora stato percepito in modo significativo né nella fattura del consumatore finale né in un malcontento cittadino”.

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