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Braga (Pd): favorevoli a rigassificatori, necessari a garantire sicurezza energetica dell’Italia

Chiara Braga 3

“Chiediamo un tetto al prezzo dell’elettricità, una misura che si può introdurre anche a livello nazionale, con un impegno anche temporaneo”

Price cap, fonti rinnovabili nucleare, rigassificatori… In vista delle elezioni del 25 settembre, la responsabile Energia del Partito Democratico, Chiara Braga, ha risposto alle domande di Energia Oltre sui temi di più stretta attualità.

 

D. Qual è la posizione del Pd sui rigassificatori di Piombino e Ravenna?

R. Noi siamo favorevoli alla loro realizzazione, perché in questo momento sono necessari a garantire la sicurezza energetica del Paese. Ovviamente devono essere realizzati in un’ottica di temporaneità, quindi andando a fine vita prima del 2050 – come previsto dagli obiettivi europei – nella logica che il gas è una fonte di transizione per il nostro sistema energetico. Nel caso specifico di Piombino – su cui c’è molta discussione – devono essere accompagnati da una corretta procedura di valutazione ambientale – che può essere in capo alla Regione – e da adeguate compensazioni di carattere ambientale, infrastrutturale e territoriale, perché quella è un’area complessa che ha già un’eredità molto significativa di infrastrutture e problematiche ambientali da risolvere.

 

D. State pensando di introdurre delle agevolazioni per i territori su cui incideranno questi impianti?

R. Da un lato credo sia ragionevole pensare a una sorta di beneficio anche economico, quindi una riduzione o un abbattimento dei prezzi dell’energia e delle forniture ai territori che ospitano questi impianti, per il sistema produttivo, ma anche per le utenze domestiche. Però non è solo una compensazione economica, servono anche compensazioni di carattere ambientale, perché ad esempio in quell’area ci sono bonifiche da sbloccare con fondi del MiTe e altri interventi di riqualificazione infrastrutturale e ambientale che sono indispensabili.

 

D. Qual è la vostra opinione sul nucleare di nuova generazione?

R. La nostra opinione è molto chiara: il nucleare attuale – quello da fissione, l’unico attualmente disponibile – non è una risposta ai problemi dei costi dell’energia. La tecnologia della fissione infatti non è compatibile con gli obiettivi di riduzione delle emissioni e dell’abbattimento dei costi energetici. In più, per noi sarebbe una scelta fortemente anti-economica, perché l’Italia ha abbandonato il nucleare da anni ed i tempi e i costi di realizzazione sarebbero insostenibili.

Per quanto riguarda il nucleare da fusione crediamo sia giusto che l’Italia sia presente, anche per quanto riguarda la ricerca e lo sviluppo, per essere in grado di presidiare questa possibile soluzione, la cui attuazione però non avverrà prima di qualche decennio.

 

D. Qual è la posizione del partito sul prolungamento della vita delle centrali a carbone, come stanno facendo la Germania e altri Paesi europei?

R. La nostra scelta sulla strategia energetica nazionale prevede l’uscita dal carbone entro il 2025. Oggi siamo in una condizione di emergenza in cui bisogna garantire la sicurezza energetica del Paese, per effetto delle conseguenze del ricatto russo. Quindi può avere senso prevedere un dilazionamento dei tempi di chiusura delle centrali a carbone perché strettamente necessario alla scelta ultima. Per noi, però, la norma dev’essere quella del piano europeo della neutralità climatica entro al 2050 e della riduzione delle emissioni del 55% al 2030.

D. Capitolo rinnovabili, l’Italia è in ritardo: il Pd cosa propone per incentivarne l’utilizzo?
R. L’Italia deve recuperare il ritardo accumulato negli ultimi anni nell’installazione e diffusione delle rinnovabili. Ci sono alcune scelte immediate da fare, a partire dalla rapida attuazione di norme già approvate da governo e Parlamento. Il Ministero della Transizione Ecologica deve emanare rapidamente i criteri per l’individuazione della aree idonee, dove si potranno installare impianti rinnovabili, con procedure semplificate a livello regionale. Devono essere emanati i decreti sulle Comunità energetiche, che è un’altra opportunità importante, e in linea generale bisogna fare in modo che lo sviluppo delle fonti rinnovabili – che oggi sono la fonte di produzione energetica più conveniente dal punto di vista economico e anche di più rapida realizzazione – si faccia velocemente, rimuovendo gli ostacoli burocratici. Questa dev’essere una priorità per il nostro sistema energetico.

 

D. Tetto al prezzo del gas: nel caso in cui non ci si accordasse su un price cap europeo, voi ne proponete uno a livello a nazionale. Un’idea che alcuni criticano. Perché, invece, secondo voi può essere una buona soluzione?

R. La soluzione a cui bisogna lavorare può essere più efficace a livello europeo, che può aiutare anche ad evitare scelte di speculazione che ci sono state. Quello che noi chiediamo è un tetto limitato al prezzo dell’elettricità, cioè al costo finale dell’elettricità consumata da famiglie e imprese. È una misura che si può introdurre anche a livello nazionale, con un impegno anche temporaneo, e lavorare per disaccoppiare il meccanismo di produzione del prezzo dell’elettricità che proviene da fonti fossili – precisamente dal gas – da quello che proviene da fonti rinnovabili, che hanno un costo molto più basso. Ci sono alcune cose che si possono fare a livello nazionale, ma una misura più efficace può essere raggiunta solo a livello europeo.

 

D. Sugli extraprofitti molte aziende energetiche hanno fatto ricorso: cosa ne pensa? Forse la norma andrebbe modificata?

R. Questa norma innanzitutto va attuata, perché è una previsione di legge in vigore ed è doveroso che chi ha realizzato degli extraprofitti per effetto del meccanismo di formazione del prezzo del gas contribuisca in un momento così difficile per il costo dell’energia di famiglie e imprese. Poi nella norma ci possono essere dei margini di miglioramento e dei correttivi, ma in questo momento è indispensabile che ci sia un’assunzione di responsabilità da parte di chi ha realizzato degli extraprofitti.

In linea generale, il modo migliore per liberare risorse ed evitare che ci sia un aumento del costo dell’energia prodotta dalle rinnovabili è disaccoppiare il meccanismo di formazione del prezzo.

 

D. In definitiva, cosa si dovrebbe fare per uscire da questa crisi energetica?

R. Intanto, accelerare sul rafforzamento della nostra autonomia energetica, diminuendo la nostra dipendenza dal gas russo e dalle fonti fossili. Questo naturalmente non può essere fatto dall’oggi al domani, ma dobbiamo mantenere molto precisa la rotta, senza deragliare né rallentare sugli obiettivi della transizione energetica. Abbiamo tutto l’interesse ad aumentare la nostra autonomia, investendo sulle rinnovabili, sui meccanismi di accumulo, sulle batterie, sviluppare la filiera italiana di produzione di energia rinnovabile e adeguare la rete per renderla più capace di supportare una forma di produzione di questo tipo. Molte di queste misure devono essere assunte a livello europeo – e chiediamo che il governo italiano continui a lavorare affinché ci sia una soluzione europea – però il nostro Paese deve fare la sua parte, investendo e accelerando molto sul tema dell’efficienza energetica e delle energie rinnovabili.

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