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prezzo benzina 2026 Italia

Carburanti, gli sconti sulle accise stanno per terminare

Sono stati stanziati appena 100 milioni di euro per uno sconto che dovrebbe valere il 20% delle spese sostenute, e le cifre sui costi che circolano fra gli esperti sono molto più alte

Nei palazzi della politica tutti se lo chiedono e nessuno ha la risposta: il blocco dello stretto di Hormuz finirà? Allo stesso tempo circola una certezza: anche se accadesse in tempi rapidi, le conseguenze peseranno sull’economia mondiale almeno per 6 mesi, e a pagarne il prezzo saranno soprattutto i consumatori.

LA GUERRA IN MEDIO ORIENTE COSTERÀ ALLE FAMIGLIE ITALIANE ALMENO 1.000 EURO

Gli indici azionari e i profitti delle grandi aziende energetiche e belliche – scrive La Stampa – sono l’ennesima riprova che le guerre hanno sempre vincitori e sconfitti. Secondo le ultime stime delle associazioni industriali e artigiane, quest’anno la guerra per Hormuz costerà alle famiglie italiane almeno 1.000 euro, 1.500 se la famiglia usa più di un’auto e consuma molta luce. Nello scenario peggiore, il Fondo monetario ha calcolato un costo fino a 2.270 euro.

Per Giorgia Meloni – a un anno o poco più dalle elezioni politiche – è una grana. Margini di bilancio per finanziare sconti fiscali non ce ne sono più. La Commissione europea al momento non è disponibile a sostenere la proposta italiana di introdurre una clausola di salvaguardia dalle regole di bilancio per l’emergenza, dunque la premier da una parte deve tenere a bada la spesa nel Paese, dall’altra è chiamata a dare risposte agli elettori.

LO SCONTO SULLE ACCISE DEI CARBURANTI

Lo sconto sulle accise dei carburanti è la risposta più rapida ai rincari. Almeno la metà dei Paesi europei ha scelto di intervenire: c’è chi ha introdotto degli sconti, chi ha imposto dei limiti al numero di aumenti possibili, e in alcuni casi si è persino imposto un tetto ai prezzi.

Gli Stati Uniti stanno pensando di sterilizzare del tutto la componente fiscale, che però sul prezzo del gallone pesa per il 20 %, un terzo di quanto costa agli italiani. Dopo l’inizio della guerra, il governo ha introdotto misure che costano 400 milioni al mese, ma si tratta di un palliativo, soprattutto per chi consuma benzina (lo sconto vale appena 5 centesimi) o per gli autotrasportatori, da cui parte l’aumento dei prezzi finali dei beni.

I 100 MILIONI STANZIATI PROBABILMENTE NON BASTERANNO

Per far tornare i conti e rispettare gli impegni con l’UE, il governo ha dovuto spezzare in due gli interventi normativi, con delle scadenze molto ravvicinate: quelli per tutti valgono fino al 22 maggio, mentre il credito d’imposta agli autotrasportatori terminerà a fine mese.

Quest’ultimo è ciò che preoccupa di più: sono stati stanziati appena 100 milioni per uno sconto che dovrebbe valere il 20% delle spese sostenute, e le cifre sui costi che circolano fra gli esperti sono molto più alte. A precisa domanda su cosa accadrà a giugno, la risposta di Palazzo Chigi e Tesoro è “attendiamo gli eventi” ma, a meno di non ricorrere a tagli di spesa in corso d’anno per altre voci, i conti italiani sono già sul filo delle regole. Ormai anche pubblicamente la premier e il ministro Giancarlo Giorgetti affermano che, se necessario, si derogherà alle regole e si rinuncerà al 3%. Quando?

MELONI POTREBBE CHIEDERE UNO SCOSTAMENTO DI BILANCIO

La risoluzione approvata dalla maggioranza il 30 aprile scorso sull’ipotesi di scostamento di bilancio lascia aperta ogni porta. Gli inviti del commissario europeo Valdis Dombrovkis a tenere il punto delle regole, in nome di una possibile revisione dei calcoli sul deficit in autunno, sono valutati come pura formalità. Secondo quanto ricostruito, Meloni è decisa a chiedere uno scostamento in tempo per la legge di Bilancio dell’autunno.

Che fare, se nel frattempo la guerra non si fermerà? Per quanto tempo ancora il governo può raschiare il barile del bilancio pubblico? La possibilità concreta è che il governo intervenga molto prima, al più tardi a giugno. L’attesa per il momento è tattica: il 22 e 23 maggio è previsto una riunione dei ministri finanziari europei a Cipro, mentre il 12 giugno se ne terrà una seconda in Lussemburgo.

Fino ad allora, l’esecutivo attenderà una risposta europea che permetta di spendere un po’ di più, senza violare apertamente le regole. Se non accadrà, si presenterà in Parlamento per la richiesta di scostamento. L’opposizione ha già fatto sapere che a certe condizioni la voterà, e questa per Meloni potrebbe essere una ragione in più per farlo.

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