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Caro energia, l’allarme delle associazioni: a rischio milioni di famiglie italiane

Bollette

Confcommercio: “A rischio 120.000 imprese e 370.000 posti di lavoro”. Assoutenti chiede “subito prezzi amministrati per luce e gas”, mentre per CNA chiede di essere coinvolta sul piano gas del governo

Nonostante il ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, abbia ribadito che “non c’è la necessità di prevedere delle misure di razionamento”, le preoccupazioni sulla situazione energetica dell’Italia non accennano a diminuire, soprattutto dopo che il prezzo del gas oggi ha fatto registrare un nuovo record.

CONFCOMMERCIO: A RISCHIO 120.000 IMPRESE E 370.000 POSTI DI LAVORO

La prima a lanciare l’allarme è stata la Confcommercio, il cui presidente, Carlo Sangalli, ha dichiarato che “i costi dell’energia sono, ormai, da vera emergenza. Il nuovo governo dovrà dare risposte immediate accelerando soprattutto su Recovery Fund energetico europeo e fissazione di un tetto al prezzo del gas.
È vitale tagliare drasticamente il costo dell’energia per tutte le imprese, anche quelle non energivore e gasivore. In caso contrario si rischia di vanificare la ripresa economica di questi ultimi mesi”.

Secondo le stime di Confcommercio, il combinato dell’impennata dei prezzi dell’energia e un’inflazione prossima all’8%, “mette a rischio da qui ai primi sei mesi del 2023 circa 120.000 imprese” solo per ciò che concerne il settore “terziario e 370.000 posti di lavoro”.

I recenti aumenti porteranno a 33 miliardi di euro la spesa complessiva in energia nel 2022 per le imprese del terziario. In merito Sangalli ha parlato di “costi insostenibili per le imprese”, sottolineando come “senza interventi la ripresa è a rischio”.

ASSOUTENTI: SUBITO PREZZI AMMINISTRATI PER LUCE E GAS

Per il presidente di Assoutenti, Furio Truzzi, “a rischio non sono solo le imprese, ma milioni di famiglie che ad ottobre subiranno da un lato nuovi rincari per le bollette di luce e gas, dall’altro nuovi aumenti dei prezzi al dettaglio. Per sopravvivere e sostenere i maggiori costi energetici a loro carico le imprese saranno infatti costrette ad aumentare i listini, gettando benzina sul fuoco dell’inflazione, che salirà ulteriormente. Inevitabili poi gli incrementi delle tariffe che scatteranno ad ottobre e che aggraveranno la spesa per l’energia, proprio nei mesi in cui aumentano i consumi di gas da parte degli italiani”.

Per Truzzi si tratta di “una situazione estremamente pericolosa che deve essere affrontata subito, ricorrendo ai prezzi amministrati per luce e gas così da combattere le fluttuazioni delle quotazioni energetiche e le speculazioni sui mercati che rischiano il prossimo autunno di mettere in ginocchio l’economia italiana”.

CNA: FISSARE UN TETTO AL PREZZO DEL GAS

“È ormai evidente, anche alla luce del drammatico perdurare del conflitto Russo-Ucraino, che vada fissato un tetto al prezzo del gas, una priorità del Paese su cui chiediamo dunque l’impegno congiunto di tutte le forze politiche, al di là degli esiti del voto del prossimo 25 settembre”. È quanto ha sottolineato il presidente nazionale di CNA, Dario Costantini, aggiungendo che “sarebbe auspicabile una decisione a livello europeo, ma la gravità della situazione impone interventi rapidi ed efficaci e quindi anche l’introduzione di un massimale al prezzo del gas su base nazionale”.

“Le bollette – ha aggiunto Costantini – ormai pesano 3-4 volte di più sui costi aziendali. È una condizione che da molti mesi riduce la competitività delle imprese mettendo a rischio ripresa e occupazione, o si tramuta in una pericolosa spinta inflazionistica. Parallelamente, rimane alta l’attenzione sulla necessità di garantire le forniture in vista dell’inverno. Le parole del ministro Cingolani anticipano l’arrivo di un piano per risparmiare il gas nei prossimi mesi, che si aggiungerà agli interventi già messi in campo per potenziare rigassificatori e stoccaggi. Su questo fronte, sollecitiamo la necessità di un confronto preventivo e funzionale alla definizione del Piano, in modo da evitare nuove pesanti ricadute sulle attività produttive che, già provate dai rincari, non potrebbero sostenere anche gli impatti di potenziali contingentamenti”.

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