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Cattura e stoccaggio CO2, i problemi del Mare del Nord e il boom di Ravenna

Co2

In Italia si procede per realizzare due iniziative avviate riguardano il recente accordo tra Eni e Snam per la cattura di Co2 emessa dalla centrale gas di Casalborsetti e il progetto per stoccarne altre 80omila tonnellate proveniente da aziende hard to abate

Il colosso petrolifero BP ha in programma di realizzare un vasto progetto di cattura del carbonio sotto il Mare del Nord, fondamentale per la Gran Bretagna per raggiungere gli obiettivi di emissione. Allo stesso tempo il gigante energetico Orsted mira a costruire un enorme parco eolico offshore per aiutare il paese a raggiungere gli obiettivi rinnovabili.

STESSI FONDALI MA NON SPAZIO CONDIVISO

Il problema sono gli spazi del fondale che non sono infiniti. La Gran Bretagna ha concesso licenze preliminari per entrambi i progetti proposti più di un decennio fa, quando una sovrapposizione di circa 110 km quadrati sul fondo del mare non era vista come un ostacolo insormontabile per entrambe le tecnologie, secondo i documenti esaminati da Reuters.

Ora, però, è in atto una disputa tra BP e Orsted sul primato in questa “Overlap Zone” condivisa dai siti Hornsea Four windfarm e Endurance carbon capture and storage (CCS) al largo della contea inglese dello Yorkshire.

I PROBLEMI DI CONDIVIDERE LA ZONA

La situazione di stallo è stata alimentata da studi che hanno evidenziato il rischio che le imbarcazioni utilizzate per monitorare le fughe di CO2 collidano con le turbine eoliche fissate al fondo del mare. L’anno scorso la North Sea Transition Authority (NSTA), che regola l’attività energetica offshore, ha concluso che commistioni tra tali iniziative non erano fattibili con la tecnologia attuale.

“Al momento in cui questi diritti sono stati concessi, non era chiaro come si sarebbero sviluppate le tecnologie emergenti”, ha detto a Reuters l’agenzia britannica di licenze Crown Estate, riferendosi alle licenze per centrali eoliche e CCS concesse dal governo rispettivamente nel 2010 e nel 2011.

BP non è disposta a passare a un sistema di monitoraggio senza barche più costoso e Orsted a cedere il territorio, con entrambi che affermano che tali concessioni danneggerebbero le loro prospettive commerciali.

RISCHIO PER LA GRAN BRETAGNA DI NON RAGGIUNGERE OBIETTIVI CLIMATICI

Questo scontro rischia però di minare la spinta della Gran Bretagna a raggiungere i suoi obiettivi climatici, secondo le società coinvolte. La sola capacità di Endurance potrebbe rappresentare almeno la metà dei 20-30 milioni di tonnellate di CO2 che la nazione intende catturare entro il 2030.

La resa dei conti BP-Orsted potrebbe anche presagire controversie simili altrove in un Mare del Nord sempre più affollato.

I PROGETTI DI RAVENNA

Un discorso completamente diverso, senza i problemi che stanno affliggendo i mari inglesi, si sta avviando davanti alla costa ravennate. Si tratta di due iniziative avviate riguardano il recente accordo tra Eni e Snam per la cattura di Co2 emessa dalla centrale gas di Casalborsetti e il progetto per stoccarne altre 80omila tonnellate proveniente da aziende hard to abate come Cabot Italiana, HerAmbiente, Marcegaglia, Versalis, Polynt e Yara con Eni e Snam quali partner tecnici. La soluzione tecnologica per l’operazione di cattura della Co2 è allo studio di Rosetti Marino, Nuovo Pignone, Vetrocoke. Il progetto pilota di Casalborsetti prenderà il via a inizio 2024 con l’iniziale stoccaggio di 25mila tonnellate.

IL CONVEGNO DI THE INTERNATIONAL PROPELLER CLUB PORT OF RAVENNA

La scorsa settimana The International Propeller Club Port of Ravenna ha organizzato un incontro per parlare dei progetti di carbon capture ravennati.

La scorsa settimana The International Propeller Club Port of Ravenna ha organizzato un incontro per parlare dei progetti di carbon capture ravennati. A cui hanno partecipato la presidente Patrizia Feletig che ha presentato il suo libro “Caccia grossa alla CO2” e i vertici di Snam, Eni ed Hera – Piero Ercoli, Responsabile dell’unità Decarbonization Projects di Snam, Salvatore Giammetti, Responsabile Carbon Capture, Utilizazion & Storage ENI e Filippo Brandolini, Presidente di HERAmbiente e Vice Presidente Utilitalia.

“Il gioco di squadra può darci davvero quello slancio che, partendo da un tessuto di imprese che ha lavorato per decenni nell’oil&gas e che oggi mette a disposizione straordinarie capacità, catalizzi su Ravenna decarbonizzazione e nuovo sviluppo industriale”, ha detto il consigliere regionale dell’Emilia Romagna Gianni Bessi secondo quanto si legge su Portoravennanews.com.

PERCHÉ LA SCELTA DI RAVENNA È LA MIGLIORE

D’altronde la zona è perfetta per permettere lo sviluppo della prima iniziativa italiana di sequestro dell’anidride carbonica, come hanno sottolineato gli esperti durante il convegno: sono presenti infatti giacimenti depleti che possono ospitare fino a 500 mld di metri cubi, la posizione strategica nel Nord Italia garantisce la vicinanza alle industrie, la presenza di un porto, aziende energivore e competenze tecniche per realizzare le tecnologie.

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