skip to Main Content

Chi paga la transizione verde? Oggi i leader Ue decidono

Green

Rimarrà il principio degli obiettivi nazionali di riduzione delle emissioni basati in gran parte sul pil pro capite di un paese. Ma la Commissione Ue dovrà produrre un ‘esame approfondito’ delle ricadute economiche e sociali delle sue proposte sul clima

Chi pagherà la transizione verde e come si divideranno sforzi e costi? Di questo discuteranno oggi i leader dell’Unione europea in un incontro che sarà la base per decidere il futuro a basse emissioni di carbonio e la politica di rinnovamento sul cambiamento climatico Ue.

A LUGLIO LE PROPOSTE SU MERCATO CO2 ED EMISSIONI AUTO

A luglio è infatti prevista la pubblicazione da parte della Commissione europea di una vasta serie di proposte sulla politica climatica, comprese le riforme sul mercato della CO2 e standard più severi per le emissioni di anidride carbonica delle automobili a cui dovranno dare il loro placet tutti i 27 Stati membri.

FOCUS SU COME RAGGIUNGERE I TAGLI DEL 55% ENTRO IL 2030

I leader discuteranno come raggiungere il nuovo obiettivo dell’Ue concordato il mese scorso per ridurre le emissioni nette di gas a effetto serra di almeno il 55% entro il 2030, rispetto ai livelli del 1990. L’obiettivo precedente era del 40%. Inoltre, i colloqui faranno luce su quali mutamenti di policy concorderanno i governi per raggiungere questo obiettivo.

RIMARRÀ IL PRINCIPIO DEGLI OBIETTIVI NAZIONALI DI RIDUZIONE DELLE EMISSIONI BASATI IN GRAN PARTE SUL PIL PRO CAPITE DI UN PAESE

Una bozza delle conclusioni del vertice, in linea con una bozza precedente, evidenzia Euractiv, “mostra che i leader dell’Ue chiederanno alla Commissione di mantenere il sistema europeo di fissazione degli obiettivi nazionali di riduzione delle emissioni basati in gran parte sul prodotto interno lordo (PIL) pro capite di un paese. ‘Un approccio diverso significherebbe che la maggiore ambizione sarebbe raggiunta ponendo un carico maggiore sugli Stati membri più poveri’, ha detto un funzionario polacco. ‘Potremmo conviverci’, ha aggiunto un altro funzionario di un paese più ricco”.

RICADUTE ECONOMICHE E SOCIALI

L’attuale sistema fissa obiettivi nazionali per ridurre le emissioni nei settori non coperti dal mercato del carbonio dell’Ue, compreso il trasporto su strada e il riscaldamento negli edifici.

Basato in gran parte sul PIL pro capite, ciò significa che gli Stati più poveri devono affrontare obiettivi più bassi. Gli obiettivi dei paesi più ricchi vengono invece ottimizzati per garantire che i tagli delle emissioni avvengano dove sono più convenienti.

Tuttavia, gli obiettivi dovranno essere rafforzati, in linea con il nuovo obiettivo climatico dell’UE per il 2030.

SI DISCUTERÀ ANCHE DEI FINANZIAMENTI

La bozza di conclusioni, sottolinea ancora Euractiv “afferma che la Commissione deve produrre un ‘esame approfondito’ delle ricadute economiche e sociali delle sue proposte sul clima, riflettendo in tal modo i timori di alcuni Stati che potrebbero danneggiare i cittadini più poveri. Funzionari di diversi paesi si sono detti infatti preoccupati che il piano della Commissione di imporre costi di CO2 per il trasporto e il riscaldamento possano colpire le comunità a basso reddito, nel caso in cui si producesse un aumento delle bollette del carburante senza offrire alcun compenso”.

IL RUOLO DEL RECOVERY PLAN

Una grande iniezione di denaro per aiutare a raggiungere gli obiettivi climatici proverrà dal fondo di Recovery dal COVID-19 da 750 miliardi di euro dell’Ue, ma si prevede che alcuni leader spingeranno per garanzie che altri fondi siano aumentati.

La Polonia e la Repubblica Ceca vogliono però “un fondo più ampio per la modernizzazione dell’Ue”, e puntano “la cassa di denaro derivante dalla vendita di permessi di carbonio dell’Ue, dato ai paesi più poveri per investimenti nell’energia pulita. Un funzionario ceco ha affermato che la quota di permessi di CO2 accantonata per il fondo deve essere ‘aumentata in modo sostanziale’ per aiutare gli Stati più poveri a raggiungere gli obiettivi climatici. Alcuni paesi vogliono evitare colloqui dettagliati sul fondo e altre politiche climatiche, fino a quando la Commissione non avrà svelato le specifiche delle sue proposte di legislazione sul clima a luglio”.

Back To Top