Scenari

Cina, commercio e clima. Cosa si dice negli Usa

Biden

Alcuni dei dossier fra geopolitica ed energia nel Taccuino estero di Orioles

SEGNI DI LOTTA AL CAMBIAMENTO CLIMATICO NEL PROGRAMMA DI BIDEN

Le antenne di Axios hanno intercettato segnali di lotta al cambiamento climatico nel programma di Joe Biden.

A intercettarle veramente sono stati tutti gli americani, che durante la Convention democratica che ha assegnato la nomination a Biden hanno udito dai loro tinelli o dallo schermo del proprio smartphone il candidato definire il cambiamento climatico una delle quattro “crisi storiche” che stanno affrontando gli Usa (le altre sono la pandemia, il cattivo andamento dell’economia e le tensioni razziali).

Gli americani hanno anche potuto udire Biden sottolineare che gli Usa devono affrontare “le innegabili realtà dell’accelerazione del cambiamento climatico”.

Secondo Axios, simili affermazioni non possono essere sottovalutate perché sono state pronunciate nel momento in cui Biden rivelava le priorità della sua presidenza, da cui si può desumere che i lobbisti del climate change all’interno del Partito democratico sono riusciti a portare il candidato dalla loro parte.

Il discorso di Biden è stato pronunciato peraltro nel momento in cui la California è avvolta da incendi dovuti al calore eccessivo e, dunque, attribuiti dai più alle conseguenze del cambiamento climatico.

Se dunque la presidenza Biden profonderà il proprio impegno in questo tema, sarà – sempre secondo Biden – “un’enorme opportunità” per il Paese.

“Un’opportunità – sono state le parole dell’ex vicepresidente – per l’America di guidare il mondo nell’energia pulita e di creare milioni di nuovi posti di lavoro ben pagati durante il processo”.

Il piano di Biden prevede di investire almeno due trilioni di dollari in quattro anni in progetti per l’energia pulita e per rendere le infrastrutture Usa più climate-friendy.

Ma in caso di vittoria alle urne, Biden potrebbe intaccare ancora prima i fondi del Tesoro facendo includere nei nuovi pacchetti anti-Covid-19 che il Congresso varerà dopo la sua vittoria numerose voci di spesa legate alla lotta al cambiamento climatico.

LO SCONTRO USA CINA PORTERA’ A MUTAMENTI NELLE CATENE GLOBALI DEL VALORE?

Chi, in questo periodo di scontro aperto tra Usa e Cina, non teme con un pizzico di terrore lo spettro del decoupling? Chi, in altre parole, non paventa lo scenario dello spezzarsi delle catene globali del valore incentrate sulla manifattura cinese e non vede all’orizzonte un mondo diviso in due tronconi, ossia una sfera cinese e una americana non comunicanti?

Sebbene non sia detta l’ultima parola, e sia sempre possibile una distensione tra la superpotenza n. 1 e la sua rivale asiatica, c’è già chi sta correndo ai ripari.

GIAPPONE, AUSTRALIA E INDIA SI STAREBBERO ACCORDANDO PER SPOSTARE E METTERE IN SICUREZZA LE RISPETTIVE CATENE DEL LAVORO

Per ora sono solo voci raccolte dal Japan Times da persone al corrente dei fatti, ma parrebbe che Giappone, Australia, e India stiano maturando un accordo per costruire delle forti catene del valore con le quali portare avanti le proprie produzioni e godere così di un cuscinetto che le difenda dalle mosse ostili della Cina e dalle manovre degli Usa contro quest’ultima.

Non esiste, secondo un funzionario del ministero giapponese del commercio, ancora un accordo ufficiale in tal senso tra le tre nazioni, ma solo una discussione di “working level” sulla costriuzione di una “supply chain resilience initiative,” che metta al riparo le produzioni di questi paesi dai marosi dello scontro tra le superpotenze rivali.

A SPINGERE DI PIU’ IN QUESTA DIREZIONE E’ IL GOVERNO GIAPPONESE

A spingere di più in questa direzione sembrerebbe essere il Giappone. Il governo indiano, sempre secondo le fonti del Japan Times, sta considerando il da farsi. Quello australiano si trincera invece nel più stretto riserbo, senza confermare né smentire l’iniziativa.

L’unica cosa che il Japan Times è riuscita a strappare al portavoce del ministero degli Esteri di Camberra è che il paese si sta adoperando perché le sue catene del valore rimangano aperte e funzionanti anche durante la pandemia.

In effetti la diversificazione delle catene del valore rispetto ad una iper-localizzazione in Cina conferirebbe parecchi vantaggi, come si è visto in questo periodo di pandemia in cui molte se non tutte le nazioni del mondo hanno scoperto di essere estremamente dipendenti dalla Cina.

IL GIAPPONE HA LANCIATO UN PROGRAMMA DI SUSSIDI PER LA RILOCALIZZAZIONE DELLE AZIENDE

È anche per questo motivo che il Giappone ha lanciato un’iniziativa per riportare a casa le fabbriche che hanno delocalizzato, fornendo loro sussidi affinché si rilocalizzino in patria o espandano le loro operazioni nel resto dell’Asia. Il programma per ora è finanziato con circa 2,3 miliardi di dollari e vi stanno partecipando 87 società.