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Cingolani: Nessun problema per il gas, ridurremo dipendenza da Russia

Cingolani

Cingolani: stiamo valutando di praticare sui carburanti un’accisa mobile

“Al momento il flusso di gas dalla Russia è il più alto mai registrato in tempi recenti e costante in tutta Europa. Anzi si è sollevato una riflessione sul fatto che l’Europa sta continuando ad acquistare gas e questo porta a pagamenti di 1 mld di euro al giorno con implicazioni che vanno oltre il sistema energetico”. Lo ha detto il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani parlando in Aula al Senato sulla strategia del governo riguardo al caro prezzi della benzina. Analizzando l’evoluzione dei consumi negli ultimi due decenni, questi ultimi “sono rimasti stabili su valori tra 70 e 76 mld di mc, la produzione nazionale per un calo naturale e per mancati investimenti è passata da 15 mld di mc nel 2001 ai 3 mld di oggi. Si è passati dal 25% del fabbisogno all’attuale situazione in cui dipendiamo per il 95% dall’estero. Le importazioni dalla Russia sono incrementate da 20 mld di mc nel 2011, circa il 25% a 29 mld di mc circa il 38% di oggi – ha detto Cingolani -. Dal punto di vista delle infrastrutture di importazioni abbiamo un sistema resiliente soprattutto rispetto agli altri Stati membri. Il Tag in cui passano i 29 mld di mc dell’ultimo periodo dalla Russia circa il 40% del nostro import, TransitGas che permette l’importazione del gas dal Nord Europa, e collega il prezzo di gas all’ingrosso italiano al TTF. Attualmente trasporta il 3% del nostro gas 3,3 mld di mc ma potrebbe arrivare a 12 anche se non riceviamo molte forniture perché in un momento come questo tende a internalizzarle”.

C’è poi il TransMed “che importa gas algerino, il 29% del nostro fabbisogno più di 21 mld di mc e potrebbe arrivare a 27 mld – ha aggiunto Cingolani -. Poi il GreenStream che importa gas prodotto in Libia e trasporta 3,2 mld di mc cioè circa il 4%. Infine il Tap con il gas azero che trasporta il 10% del nostro gas pari a 7 mld mld di mc e potrebbe arrivare a 8,5. I tre rigassificatori garantiscono il 13% del fabbisogno per circa 9,8 mld di mc ma potrebbero arrivare a 16. Di questo sistema fa parte anche la serie di giacimenti di stoccaggio che per bilanciare i consumi dispone di 18 mld di mc di cui una parte strategico circa 6 mld producibile solo in caso di emergenza prolungata e il resto a disponibilità dei traders”.

CINGOLANI: NESSUN PROBLEMA PER FORNITURE GAS, MA PER RIEMPIRE STOCCAGGI COSTI DI 15 MLD DI EURO A PREZZI ATTUALI

“Nel breve termine circa un mese grazie al miglioramento delle condizioni climatiche si stima una riduzione della domanda di circa 40 mln di mc al giorno assumendo condizioni di freddo standard. Pertanto anche una completa interruzione dei flussi dalla Russia in questa settimana non dovrebbe comportare problemi di fornitura interna”.

“Eventuali picchi di domanda potrebbero essere gestiti modulando i volumi di stoccaggio residui. Problemi per i consumatori italiani potrebbero arrivare solo in caso di picco di freddo eccezionale fine marzo o un contestuale evento catastrofico su altre rotte di importazione – ha aggiunto Cingolani -. Nel medio termine dobbiamo riempire gli stoccaggi al 90% per il prossimo inverno, circa 12 mld di mc e si spera che le misure che abbiamo preso dovrebbe mitigare le criticità legate soprattutto al prezzo”.

Secondo Cingolani infatti “in questo momento siamo su circa 1,5 euro per mc se dovessimo stoccare 10 mld di mc servirebbero 15 mld di euro. Un’anno fa di questi tempi il costo era di 30 centesimi di mc per un costo totale di 3 mld. Siccome la quantità di gas è uguale e l materia è la stessa non è giustificato che il prezzo passi da 3 mld di anticipo a 15 mld. È un problema di quotazione di mercato molto serio che sta toccando tutti i paesi europei”.

CINGOLANI: PREZZI DEL GAS FENOMENO DI SPECULAZIONI DI ALCUNI HUB

“Nel lungo termine sarebbe necessario sostituire completamente i 29 mld di gas che prendiamo dalla Russia non lo dice solo l’Italia ma l’Europa con REPower EU. Per fortuna l’Italia aveva un discreto background di diversificazione che ora va aumentata”.

“Diciamo chiaramente che un triennio è il periodo minimo per avere un inizio di diversificazione completa ma abbiamo messo in campo azioni che stanno accelerando il percorso – ha aggiunto Cingolani -. La tensione sui mercati del gas ha anche determinato un vertiginoso aumento dei costi dell’energia elettrica si è passati da 20 euro a megawattora, circa 20 centesimi al mc a 1,7 euro al mc. Questo aumento di 8 volte con punte giornaliere che hanno superato i 200 euro a megawattora (circa 2 euro al mc, ndr) è molto difficile da spiegare, capire, digerire”.

Per quanto riguarda i prezzi dell’energia elettrica il Prezzo Unico nazionale (Pun) “ha registrato valori record, nell’ultima settimana si sono raggiunti valori massimi da quando la borsa italiana è stata costituita con 600 euro per megawattora. Negli ultimi giorni questi valori si sono attestati attorno a 300 euro a MWh questo anche come conseguenza dei prezzi del gas naturale che determinano i costi marginali. Ffino a che non avremo tutto indipendente dal gas avremo sempre un prezzo che influenza l’energia elettrica. Non si tratta di un fenomeno italiano ma di tutti i paesi europei che però impattano a seconda dell’energy mix – ha spiegato il ministro -. è chiaro che per noi che abbiamo solo gas e rinnovabili e il gas lo compriamo fuori l’impatto dei prezzi ci colpisce di più rispetto ad altri paesi che hanno fatto scelte energetiche diversificate. Fermo restando che non è accettabile questo prezzo del gas che si traduce in una speculazione di certi hub che fanno speculazione e non producono ma fanno solo transazioni”.

CINGOLANI: CON MISURE NEL BREVE TERMINE POSSIBILE RIDURRE DIPENDENZA DA RUSSIA DI 20 MLD DI MC L’ANNO

Tra le misure per incrementare la sicurezza del sistema nel breve-medio termine “sono state fatte missioni Algeria, Qatar, Congo e si stima possano portare la dipendenza a ridursi di 20 mld di mc all’anno. Fra questi citiamo l’incremento delle importazioni di gas algerino per 9 mld di mc l’anno” l’incremento “dell’import sul Tap per 1,5 mld di mc l’anno grazie a interventi sulle centrali di spinta in Albania e Grecia”. E la “massimizzazione dell’utilizzo dei terminali di gas liquido anche nei periodi dell’anno in cui non sono utilizzati per 6 mld di mc all’anno”. L

“Poi c’è l’incentivazione di gas in stoccaggio per far si che il ciclo di riempimento per il prossimo periodo invernale sia il più rapido ed efficace possibile, ma sono da realizzare a livello regolatorio”, ha aggiunto il ministro. “È chiaro – ha detto – abbiamo anche la possibilità in caso di emergenza di utilizzare le centrali a carbone ancora in funzione abbimao qualche mese di autonomia ma tutto quello che stiamo cerncao di fare è a parità di gas sperando che non ci sia una lunga coda di questa guerra per metnanerwe l’obiettivo del” Fit for 55.

CINGOLANI: RIGASSFICATORI GALLEGGIANTI, TAP E RINNOVABILI PER ELIMINARE DIPENDENZA DA RUSSIA

Tra le misure strutturali per eliminare la dipendenza dalla Russia, “i punti fondamentali della strategia prevedono una nuova capacità di rigassificazione su unità galleggianti ormeggiate in prossimità di porti e di attacco a punti gas” da realizzare “nei prossimi 12-18 mesi per un valore totale dai 16 ai 24 mld di mc. Una soluzione rapida e flessibile è di minor costo ma a livello europeo è partita la corsa a queste navi con costi di affitto elevati per fortuna ci siamo mossi per primi e abbiamo due-tre opzioni che stiamo valutando”.

“Altra opzione che stiamo valutando riguarda le unità di rigassificazione onshore che potrebbero garantire 20 mld di mc l’anno ma con tempi più lunghi tra i 36 e 48 mesi – ha aggiunto – ovviamente non cumulabili tra di loro le due proposte. Poi c’è la possibilità di un raddoppio della capacità Tap che ci permetterebbe di incrementare a 10 mld di mc l’anno i flussi ma con tempi tra 45 e 65 mesi” che “avrebbero bisogno anche di alcuni interventi in Albania e Grecia. Inoltre stiamo analizzando l’accelerazione di tutti i progetti rinnovabili offshore e onshore. In questo momento disponiamo di 40 GW di richieste di connessione offshore – ha detto Cingolani – e di numerosi interventi di semplificazioni. Tenete conto che ogni 8GW di potenza elettrica installata risparmiano 3 mld di mc di gas”. “Tutti interventi che si aggiungono agli altri” vale a dire “incremento della produzone nazionale di 2,2 mld di mc di nostro gas utilizzato per alleviare i costi alle imprese” e “meccanismi di ritiro del gruppo Gse a prezzi equi per energivori e pmi”, annullamento transitorio oneri di sistema, taglio Iva sul gas e così via.

CINGOLANI: NOSTRE PROPOSTE A UE SONO PRICE CAP GAS E DISACCOPPIAMENTO PREZZI RINNOVABILI DA TERMOELETTRICO

“Abbiamo avviato una fittissima discussione con l’Unione europea proprio in vista di REPower Eu. La direttiva prevede misure per mitigare l’impatto dei prezzi, regole sugli aiuti di stato per i costi dell’energia, misure per gli extraprofitti. Tutto quello che stiamo facendo adesso lo stiamo facendo con un occhio a Re Power Ue pronti a fare anche adeguamenti. Ma in questo contesto vorrei dire che abbiamo presentato misure strutturali molto importanti al gabinetto della Von der Leyen. La prima molto impattante è un price cap a livello europeo temporaneo per le transazioni sul gas. Oltre a portare beneficio diretto ai consumatori di gas potrebbero anche benefici sui costi del mercato elettrico”.

Sul problema dei venditori che potrebbero non vedere di buon occhio un simile tetto di prezzo, il ministro ha ricordato che l’Europa importa i tre quarti del suo gas tramite gasdotti “che ci lega ai paesi fornitori” i quali dovrebbero trasformare il combustibile in Gnl per poter esportare i paesi diversi dall’Europa, il che richiederebbe tempo. “È vero la Russia potrebbe vendere il suo gas alla Cina ma al momento c’è solo un gasdotto che li collega e farne altri richiederebbe tempo. In questo tempo – ha detto Cingolani – noi potremmo attrezzarci con il nostro energy mix per diventare più autonomi”. La seconda proposta è il disaccoppiamento dei prezzi di vendita dell’energia prodotta dalle rinnovabili rispetto al termoelettrico. “Su questo sono stato molto insistente è un problema di market design, se ora l’energia rinnovabile è più economica perché devo pagarla come se fosse prodotta dal termoelettrico con il gas? – si è chiesto il ministro -. Questa cosa succedeva tanti anni fa quando la rinnovabile costava molto e il gas poco ma ora è doppiamente sbagliato agganciare le rinnovabili gas”.

CINGOLANI: STIAMO VALUTANDO DI PRATICARE SUI CARBURANTI UN’ACCISA MOBILE

Sui prezzi dei carburanti “dall’inizio dell’anno c’è stato un aumento dei costi del Brent di 130 dollari al barile partendo da 78 in questi giorni è intorno ai 100 dollari, e da questo conseguono in parte gli aumenti di questi giorni” alla pompa. “Ma è anche il costo dello stesso gas nelle raffinerie a impattare più una riduzione della disponibiltà di diesel dell’8% dobuta al problema con la Russia”.

“Per mitigare i prezzi Stati Uniti ed Europa hanno effettuato una oil release a cui noi abbiamo aderito con 2 mln di barili nel periodo marzo-settembre. Si tratta di quantità piccole ma gli Usa stanno spingendo per aumentare queste quantità. Stiamo valutando di praticare sui carburanti un’accisa mobile – ha detto il ministro – il maggior gettito Iva potrebbe essere utilizzato per ridurre l’accisa corrispondente”.

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