Scenari

Come Covid-19 cambia le prospettive degli investitori nel settore Oil&Gas

danimarca

Che cosa dice una ricerca di Boston Consulting Group

Come il Covid-19 ha cambiato le prospettive degli investitori nel settore Oil&Gas

Gli investitori nel settore dell’Oil&Gas vorrebbero vedere le compagnie energetiche diventare più verdi, hanno parecchie pretese quanto alla correttezza dell’operato delle compagnie e stanno inoltre diventando pessimisti sulle prospettive a lungo termine del settore.

Queste sono le conclusioni cui sono arrivati gli autori di una ricerca del Boston Consulting Group, che – avendo intervistato un certo numero di investitori – fotografano le idee che dominano in un settore pesantemente colpito dalla pandemia.

Ecco come le ha sintetizzate Axios.

Solo un quarto degli investitori vede le azioni dell’Oil&Gas giocare un ruolo preminente nel futuro e meno di un terzo vede l’industria energetica come un investimento attrattivo rispetto alle rinnovabili.

Gli investitori pretendono che le compagnie energetiche si riformino per far diventare più trasparenti i propri bilanci e programmare la propria posizione per quanto riguarda il cambiamento climatico.

L’80% vuole che le compagnie fissino dei target per il taglio delle emissioni, cosa diventata normale nelle aziende europee ma che incontra ancora resistenza tra le compagnie Usa.

Il 52% pensa che sia “estremamente importante” per le aziende avere i conti a posto, contro il 31% che dice che lo è l’onorare le cedole degli azionisti.

Il 49% dice che è “estremamente importante” per le compagnie avere un portfolio nelle rinnovabili e in altre alternative ai combustibili fossili, mentre il 33% dice che ciò è “abbastanza” importante.

Il 63% pensa che sia importante per una compagnia avere una propria agenda ambientale, sociale e di governance (ESG) anche se ciò significa una diminuzione dei rendimenti delle azioni,

Infine, solo un terzo degli investitori ritiene che sia importante che le compagnie aumentino le loro riserve di idrocarburi.

Questi sono i principali risultati dell’indagine, che fotografa anche un certo livello di incertezza relativo alle prospettive a lungo termine del settore.

La pandemia, e le risposte che le hanno dato il governo, hanno sottratto un certo grado di fiducia in alcuni investitori nelle capacità del settore di riprendersi dal brutto colpo.

Fortunatamente per due terzi degli intervistati le prospettive sono di un ritorno a pieno regime dell’industria dell’O&G, con la possibilità di far tornare la domanda ad un livello pre-pandemico entro la seconda metà del prossimo anno.

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La Russia ha un secondo vaccino

Un raggiante Vladimir Putin ha potuto annunciare mercoledì scorso, durante una riunione governativa, che le autorità regolatorie russe hanno approvato un secondo vaccino anti-Covid.

Il vaccino, riporta Reuters, è stato sviluppato al Vector Institute in Siberia e avrebbe completato i primi test sugli umani il mese scorso. I risultati dei testi non sono noti né i test del vaccino avrebbero raggiunto la fase III.

Siamo dunque alle fasi preliminari dello sviluppo di un prodotto che però gratifica non poco l’orgoglio russo.

“Dobbiamo incrementare la produzione del primo e del secondo vaccino”, ha detto Putin in tv, riferendosi allo Sputnik, il primo vaccino russo di cui il mondo è venuto a conoscenza il mese scorso.

“Dobbiamo continuare a cooperare con i nostri partner stranieri”, ha aggiunto il presidente russo, “e promuovere il nostro vaccino all’estero”.

Il nuovo vaccine si chiama EpiVacCorona e, a quanto è dato sapere, è stato testato su cento volontari tra i 18 e i 60 anni a Novosibirsk

È previsto invece per novembre o dicembre un test su larga scala, che coinvolgerà 30 mila volontari, 5 mila dei quali saranno residenti in Siberia.

La Russia sta sviluppando anche un terzo vaccino contro il Covid-19 presso l’Istituto Chunakov di San Pietroburgo. I primi testi sugli umani, che saranno circa 300, dovrebbero partire il 19 ottobre.

Dall’inizio della pandemia, il Coronavirus ha infettato in Russia circa 1,340 mila persone, ponendo il paese al quarto posto nel mondo dopo Usa, India e Brasile.

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In Indonesia nasce la banca islamica più grande del mondo

La BRI Syariah, l’unità per la finanza islamica della banca indonesiana Rakat, sta per diventare la banca islamica più grande del mondo dopo aver firmato un contratto di fusione condizionale con due banche rivali, la BNI Syariah e la Bank Syariah Mandiri.

“Il processo di fusione è appena iniziato”, ha detto martedì Hery Guadi, capo del team che sta seguendo il processo di fusione.

Parlando ad Anadolu Agency, Handi Risza, economista presso l’università Paramadina di Giacarta, riferisce come il progetto di fusione sia stato coltivato per diversi anni, e ora che diventerà realtà potrà sostenere egregiamente il boom dell’industria halal (islamicamente puro) nel Sudest asiatico.

Sono molti i settori interessati ai servizi bancari delle banche islamiche, dal turismo, alla moda, al cibo e le bevande.

La nuova banca avrà una capacità di prestito di 10,8 miliardi di dollari, ma continuerà a ricevere infusioni di liquidità dal governo.

Con oltre duecento milioni di cittadini, l’Indonesia è il paese islamico più grande al mondo, e i servizi della sua banca islamica potranno intercettare le esigenze di milioni di clienti sparsi in tutto il mondo musulmano, a partire da quello asiatico.