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Come la burocrazia italiana sta ostacolando le energie rinnovabili. Il servizio delle Iene

Eolico

Un servizio de Le Iene racconta i problemi che bloccano lo sviluppo di eolico e fotovoltaico nel nostro Paese

Negli ultimi 10 mesi l’emergenza energetica è già costata all’Italia quasi 20 miliardi di euro. Ma come arginare il problema – soprattutto quello dell’approvvigionamento di gas dalla Russia – considerando l’attuale situazione geopolitica?

In un report di Elettricità Futura diffuso lo scorso 22 febbraio, si legge che per uscire dall’emergenza del caro energia “entro giugno 2022 occorre autorizzare 60 GW di rinnovabili, pari a solo un terzo delle domande di allaccio per i nuovi impianti già presentate a Terna. Quasi il 50% dei progetti rinnovabili continua a non essere realizzato a causa di eccesso di burocrazia, mentre l’altro 50% verrà realizzato con 6 anni di ritardo. Non servono incentivi, ma autorizzazioni per fare gli impianti”.
Anche perché, si legge ancora nel rapporto, “nei prossimi 3 anni si creerebbero 80.000 nuovi posti di lavoro”.

In un servizio de Le Iene, Matteo Viviani e Marco Fubini spiegano i problemi burocratici che bloccherebbero lo sviluppo delle energie rinnovabili – su tutte l’eolico e il fotovoltaico – che potrebbero rendere l’Italia più energeticamente autonoma e, allo stesso tempo, aiuterebbero anche l’ambiente.

IL PROBLEMA DELLE AUTORIZZAZIONI

Come spiega il presidente di Legambiente, Stefano Ciafani, “in Italia ci sono 180 GW di impianti in valutazione, ma la lobby dei combustibili fossili continua ad essere molto presente nelle politiche internazionali, ma anche nazionali”.

Il presidente di ANEV, Simone Togni, fa notare che “su 9.000 MW presentati al ministero, 0 MW ha avuto il parere favorevole delle sovrintendenze. Se venissero valutati positivamenti, i progetti potrebbero essere costruiti nell’arco di un anno. Un parco eolico deve ricevere 38 autorizzazioni e, secondo l’Europa, dovrebbe essere autorizzato al massimo entro 6 mesi. In Italia ci vogliono circa 5 anni e mezzo”.

Per alcuni la ragione è politica: “c’è una scelta politica di non voler realizzare impianti fotovoltaici in aree agricole”, commenta un imprenditore agricolo umbro. “Tantissimi imprenditori – spiega ancora Togni di ANEV – erano venuti in Italia per produrre energia rinnovabile, considerando che era arrivata a prezzo di mercato ma, dopo il provvedimento del governo che taglia di circa due terzi i profitti derivanti proprio dalle energie rinnovabili, ora stanno scappando”. Le aziende italiane “preferiscono andare ad investire all’estero”, commenta Ciafani di Legambiente.

LE RINNOVABILI IN ITALIA, UNA QUESTIONE DI VECCHIA DATA

Il servizio de Le Iene ricorda che “l’unico progetto di eolico offshore realizzato nel Mar Mediterraneo partì a Taranto 14 anni fa e oggi delle 10 pale previste ne è stata costruita soltanto una”. La sovrintendenza “si è opposta a quell’impianto – spiega Ciafani – lamentando un impatto paesaggistico. Nella città di Taranto, dove ci sono decine di ciminiere dell’ex Ilva, le ciminiere e le torri di distillazione della raffineria e le ciminiere del cementificio…”, commenta ironico.

Quando Viviani chiede all’imprenditore umbro cosa sarebbe accaduto se avesse deciso di realizzare il suo progetto rinnovabile in un altro Paese, la sua risposta è laconica: “sarebbe già in funzione”.

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