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Come sono cresciute le importazioni di GNL in Italia

Gnl

Il gas naturale liquefatto che riceve il nostro Paese oggi ammonta a 9,97 miliardi di metri cubi annui, corrispondenti al 13% del fabbisogno totale

Per sostituire la dipendenza dal gas russo, l’Italia sta accelerando la ricerca di fonti energetiche alternative. Tra queste un ruolo di primo piano spetta al GNL, il gas naturale liquefatto, che viene prodotto raffreddando il gas naturale fino a una temperatura al di sotto del suo punto di ebollizione, di circa 162° C, che lo trasforma da stato gassoso a stato liquido. Con il processo di condensazione il volume del gas si riduce di 600 volte, quindi la liquefazione permette di immagazzinare grandi quantità di energia in uno spazio inferiore (da 600 litri di gas metano si ottiene un litro di gas liquido). Il GNL inoltre non è infiammabile, quindi molto più sicuro rispetto al gas naturale.

Una volta consegnato al destinatario, il GNL viene riconvertito nella fase gassosa nei rigassificatori, che possono essere sia terrestri che offshore, le cosiddette “unità galleggianti di stoccaggio e rigassificazione” o FSRU (Floating Storage and Regasification Units).

LE IMPORTAZIONI DI GNL DELL’ITALIA

I principali produttori al mondo di GNL sono gli Stati Uniti, il Qatar, l’Australia, la Russia, la Nigeria e la Malesia. In Italia Il GNL costituisce ad oggi il 20% delle importazioni totali e viene rigassificato negli attuali 3 terminal presenti a a Livorno/Pisa, a Panigaglia (Liguria) e a Porto Viro (Veneto), ed entro i prossimi 3 anni potrebbero esserne aperti altri a Piombino, Gioia Tauro e Porto Empedocle.

Secondo i dati di Mediobanca, le importazioni di GNL a Livorno sono quasi quadruplicate, a 0,4 miliardi di metri cubi; Rovigo è in rialzo del 6,4%, a 0,7 miliardi di metri cubi, mentre Panigaglia è a 0,3 miliardi di metri cubi. Contestualmente, la produzione nazionale a luglio ha registrato un aumento (+2,7% anno su anno), a 0,3 miliardi di metri cubi. Nei primi sette mesi del 2022, la produzione nazionale ha raggiunto 1,9 miliardi di metri cubi, con un calo dello 0,7%.

LE IMPORTAZIONI DI GNL DELL’EUROPA

“La quota della fornitura di gas dell’Unione Europea fornita dalla Russia è scesa da oltre il 40% nel 2021 ad appena il 20% nel giugno 2022”, ha scritto il think tank Bruegel in una ricerca sul futuro delle forniture energetiche europee. “Il divario di oltre 300 terawattora nei primi sei mesi del 2022 rispetto al 2021 finora è stato colmato principalmente da 240 TWh di ulteriori importazioni di GNL” da mercati come quello americano.

Per compensare il calo del gasdotto Nord Stream, attualmente a un terzo della sua capacità totale, Berlino vuole affidarsi “ai flussi dalla Norvegia, al gas nazionale dall’Olanda e alle importazioni di GNL attraverso il Belgio. Il governo tedesco ha già avviato la fase 2 (di 3) del suo piano di razionamento del gas di emergenza, e sono in atto anche dei piani di emergenza per attivare un nuovo terminal GNL a Wilhelmshaven da 8 TWh/mese”.

Secondo il Financial Times – che cita i dati della Energy Information Administration – nei primi 4 mesi del 2022 gli USA hanno esportato il 74% del loro GNL all’Europa, rispetto ad una quota del 34% dello scorso anno. L’Asia finora è stata la destinazione privilegiata per il GNL, con Cina, Giappone e Corea del Sud che sono i tre maggiori importatori mondiali.

I RIGASSIFICATORI ITALIANI

Il più vecchio rigassificatore italiano è quello onshore di Panigaglia, in provincia di La Spezia. Realizzato negli Anni 70, ha una produzione massima annuale di 3,5 miliardi di metri cubi e appartiene a Snam, la società che gestisce la rete di gasdotti italiana.

Il più grande dei tre rigassificatori italiani è invece il Terminale GNL Adriatico, un impianto offshore al largo di Porto Viro, in provincia di Rovigo. Con una produzione massima annuale di 8 miliardi di metri cubi di gas, è attivo dal 2009 ed è gestito da una joint venture composta dalla major statunitense ExxonMobil (con una quota del 70%), dall’azienda petrolifera statale Qatar Petroleum (23%), e da Snam per il restante 7%.

Il terzo rigassificatore è una FSRU e si trova nel mar Tirreno, al largo della costa tra Livorno e Pisa. Operativo dal 2013, ha una produzione massima annuale di 3,75 miliardi di metri cubi. È gestito da Snam per il 49,07% e per il 48,24% dalla società di investimento First Sentier Investors.

Anche il progetto di rigassificatore a Piombino sarà una FSRU. A giugno Snam ha acquistato infatti la nave FSRU Golar Tundra, che dovrebbe essere in grado di trattare 5 miliardi di metri cubi di gas all’anno.

IL GNL E LE ALTRE VIE PER DIVERSIFICARE 

Come scrive l’OSMED, il GNL, da solo, non potrà risolvere il problema dell’approvvigionamento dell’Italia e renderla indipendente dalle forniture di Mosca. Il gas liquido che riceve il nostro Paese oggi ammonta a 9,97 miliardi di metri cubi annui, corrispondenti al 13% del fabbisogno totale, meno della metà di quanto ce ne fornisce Gazprom, 29 mmc. Per queste ragioni il governo sta cercando di aumentare la nostra sicurezza energetica; per farlo, però, al GNL andrebbe affiancato il rafforzamento di altri fronti di fornitura, aumentando la quota di gas liquido, sfruttando il TAP – Trans Adriatic Pipeline, il gasdotto che attraversa Grecia, Albania e termina in Puglia – e il TransMed dall’Algeria, che insieme potrebbero rappresentare una valida alternativa.

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