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Con il decreto energia lo sconto in bolletta per le Pmi è un rebus

Il decreto penalizza le aziende energetiche tra Irap e revisione degli Ets. Gli effetti concreti restano un rebus e c’è l’incognita dell’Europa

Lo sconto in bolletta del Dl Energia è un rebus. Secondo la Repubblica Affari e Finanza chi ci perde sono le aziende energetiche, che verseranno per due anni due punti in più di Irap. Inoltre se Bruxelles darà l’ok al decreto vedranno anche abbassarsi il prezzo a cui vendono l’elettricità, quindi margini e utili.

CONTI INCERTI

I conti del decreto Bollette approvato la scorsa settimana dal Consiglio dei ministri sono più incerti ed aleatori, secondo Repubblica Affari & Finanza. La riduzione delle bollette tra i 3 e i 5 miliardi di euro di cui parla il governo non è per il momento sostanziata da una relazione tecnica. E le misure di maggiore impatto richiedono un’autorizzazione europea tutt’altro che scontata, per entrare eventualmente in vigore solo dal 2027. Secondo il giornale, il governo Meloni si affida soprattutto al ribilanciamento di un mercato in cui si sono sedimentate varie storture: l’energia prodotta dal gas, la più cara, che continua a “fare il prezzo”, gonfiando anche quello dell’energia rinnovabile; le ampie rendite che ne derivano per i produttori; i prezzi alti per i consumatori, mazzata per le famiglie e grande svantaggio competitivo del made in Italy rispetto ad Europa e resto del mondo.

COME IL GOVERNO CERCA DI RIEQUILIBRARE IL MERCATO

La prima soluzione è un nuovo bonus da 115 euro per 2,7 milioni di famiglie indigenti, che nel 2026 si sommerà al bonus sociale che già ricevono. La seconda è uno sconto degli oneri di sistema che le industrie gasivore pagano in bolletta, finanziato vendendo parte delle riserve di metano accumulate durante la crisi. La terza è uno sconto sugli oneri legati ai vecchi incentivi per le rinnovabili che appesantiscono la bolletta elettrica di 4 milioni di imprese piccole, medie o grandi (escluse le energivore, che hanno specifici sostegni).

GLI EFFETTI

Secondo Repubblica Affari & Finanza, con la riduzione del prezzo all’ingrosso chi produce energia rinnovabile vedrebbe restringersi i (generosi) margini con cui oggi può immetterla mercato. Mentre lo sconto “netto” per famiglie e imprese sarebbe significativo ma più contenuto, più vicino ai 10 euro al Megawattora, considerato che il costo degli Ets verrebbe spostato “a valle”. Il giornale scrive che non si tratta del famoso “disaccoppiamento”, cioè la progressiva separazione dell’energia rinnovabile da quella prodotta con il gas, che d’altra parte è difficile da realizzare per un singolo Paese. Secondo il giornale, sembra più una pezza sul buco, un tentativo di correggere una deformazione provocata sul suo mercato dal meccanismo europeo dei certificati di emissione, che ora vari Paesi chiedono di rivedere.

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