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Coronavirus, climatizzatori riducono rischi. Il punto di Aicarr

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D’Ambrosio: Sono in grado non solo di garantire un buon ricambio dell’aria, ma anche l’unica soluzione per diluire la concentrazione del coronavirus negli ambienti chiusi

L’unica certezza sul Coronavirus Covid-19 è che ancora non conosciamo tutto di lui. Ogni giorno vengono avanzate ipotesi – poi confermate ma a volte anche smentite – sui suoi comportamenti o le modalità di contagio. Una tra queste è stata lanciata nei giorni scorsi dalla virologa Ilaria Capua: ‘Non possiamo escludere il propagarsi del coronavirus dai condizionatori’. Naturalmente si tratta di un tema delicato, in parte perché chiunque si può trovare in luoghi chiusi come i supermercati, ma ancora di più quando riprenderanno le attività il problema riguarderà i luoghi di lavoro. A fare chiarezza sul tema ci ha pensato Aicarr, l’Associazione Italiana Condizionamento dell’Aria Riscaldamento Refrigerazione, che rappresenta la massima autorità in materia.

PROTOCOLLO PER LA RIDUZIONE DEL RISCHIO SARS-COV2 IMPIANTI ESISTENTI

PROTOCOLLO PER LA RIDUZIONE DEL RISCHIO SARS-COV2 AMBIENTI SANITARI

PRONTUARIO DEL RUOLO DEI CLIMATIZZATORI NELLA RIDUZIONE DELLA DIFFUSIONE DEL COVID

GLI IMPIANTI E LA DIFFUSIONE DEL SARSCOV2 NEI LUOGHI DI LAVORO

D’AMBROSIO (AICARR): L’USO DEGLI IMPIANTI È INDISPENSABILE, PERCHÉ SONO L’UNICA SOLUZIONE PER DILUIRE LA CONCENTRAZIONE DEL VIRUS NEGLI AMBIENTI CHIUSI

“È ben noto che per garantire le condizioni di salubrità degli ambienti chiusi e quindi la salute di chi li occupa è necessario ricambiare l’aria, ventilando. È anche risaputo che non basta aprire le finestre perché l’aria che entra in questo caso non si distribuisce in tutto l’ambiente – ha sottolineato Francesca Romana d’Ambrosio, presidente di Aicarr -. È invece necessario utilizzare gli impianti di condizionamento o climatizzazione usati per il riscaldamento invernale e raffrescamento estivo, che sono in grado non solo di garantire un buon ricambio dell’aria, riducendo la concentrazione degli inquinanti, ma anche di creare le condizioni di comfort termico. Nella situazione che oggi stiamo vivendo l’uso degli impianti è indispensabile, perché sono l’unica soluzione per diluire la concentrazione del virus negli ambienti chiusi (abitazioni, uffici, negozi, supermarket) e quindi ridurre il rischio di contagio. Basti pensare che all’esterno il rischio di contagio e’ praticamente nullo se si rispetta il distanziamento sociale”.

GLI IMPIANTI E LA DIFFUSIONE DEL SARS-CoV2-19 NEI LUOGHI DI LAVORO

Il 27 febbraio 2020 l’Oms ha pubblicato il documento di orientamento “Preparare il posto di lavoro per COVID-19”. AiCARR ha integrato la guida con alcuni aspetti riguardanti il funzionamento degli impianti di ventilazione e condizionamento dell’aria, partendo dalla premessa che il SARS-CoV2-19 è un virus che si ritiene sia trasmissibile da persona a persona con tre modalità: per contatto ravvicinato e diretto con una persona infetta; per inalazione di goccioline liquide prodotte dalla persona infetta; tramite contatto con superfici contaminate dal virus

Ai fini delle modalità di trasmissione è determinante il fatto che le persone infette tossendo, starnutendo, parlando e respirando emettono goccioline di liquido infettate con il virus, che possono: depositarsi sulle superfici vicino alla persona infetta e quindi essere poi riprese da chi tocca tali superfici (contatto indiretto); essere inalate da chi si trova vicino alla persona infetta o in un ambiente contaminato. Il contatto diretto con le secrezioni respiratorie sembra essere, in queste situazioni, la principale via di trasmissione; a oggi le fonti ufficiali non riportano alcuna evidenza della possibile trasmissione per via aerea (bio-aerosol).

Per questo AiCARR ritiene opportuno dare alcune indicazioni sulla corretta gestione degli impianti di ventilazione e climatizzazione esistenti per ridurre al minimo i potenziali rischi di trasmissione dell’infezione.

RIDURRE IL LIVELLO DI OCCUPAZIONE DEI LOCALI LA PRIMA MOSSA

In primis, per minimizzare gli effetti della presenza di una persona infetta nel luogo di lavoro, AiCARR consiglia di ridurre il livello di occupazione degli ambienti passando, ad esempio, da una persona per 7 m2 a una ogni 25 m2, in modo da ridurre l’eventuale possibile contaminazione aerea.

AREARE FREQUENTEMENTE I LOCALI

Considerato che l’aria esterna non è normalmente contaminata dal virus, AiCARR consiglia di areare frequentemente gli ambienti non dotati di ventilazione meccanica; se negli ambienti sono presenti impianti di ventilazione che forniscono aria di rinnovo, AiCARR suggerisce di tenerli sempre accesi (24 ore su 24, 7 giorni su 7) e di farli funzionare alla velocità nominale o massima consentita dall’impianto per rimuovere le particelle sospese nell’aria (l’aerosol) e contenere la deposizione sulle superfici.

OK ARIA ESTERNA MA NEI LOCALI TROPPO GRANDI POTREBBE NON BASTARE

Sia l’Istituto Superiore di Sanità che l’Organizzazione Mondiale della Sanità consigliano, infatti, di immettere il più possibile aria esterna nei locali chiusi. Infatti, la concentrazione del virus nell’aria esterna è estremamente bassa e tale da non contagiare nessuno: se questo non fosse vero, avremmo i morti per strada.

Si può immettere aria esterna in modo naturale, aprendo le finestre nelle abitazioni e negli uffici e nei locali pubblici anche le porte, oppure usando impianti di climatizzazione con ventilazione forzata, cioè immettono nei locali aria esterna mossa da ventilatori.

Purtroppo aprendo le finestre solo non si garantisce sempre l’immissione della quantità di aria esterna necessaria a ricambiare l’aria nel locale, ma molto spesso si creano zone in cui l’aria non viene ricambiata in alcun modo.

SI RISOLVE CON CLIMATIZZAZIONE E VENTILAZIONE FORZATA

Con gli impianti di climatizzazione con ventilazione forzata, invece, si immette nei locali la quantità di aria necessaria per il ricambio dove e quando si vuole riducendo il rischio di contagio proprio perché si diluisce l’eventuale concentrazione di virus all’interno dei locali chiusi.

La ventilazione meccanica e la filtrazione dell’aria possono avvenire tramite impianti dedicati (di sola ventilazione), o tramite impianti di climatizzazione (impianti misti ad aria primaria e impianti a tutt’aria); la diluizione con aria esterna e i filtri ad elevata efficienza riducono la presenza di particolato e di bio-aerosol contribuendo in tale maniera alla riduzione dei rischi di contagio. AiCARR consiglia di valutare sempre l’opportunità o la necessità di chiudere le vie di ricircolo e di evitare che l’aria immessa sia contaminata da quella estratta o espulsa dagli ambienti.

È UN VIRUS E NON UN BATTERIO COME LA LEGIONELLA

Se il virus non è presente nell’aria esterna, ovviamente nei canali degli impianti in cui passa solo aria esterna non si può trasmettere il virus.

Qualcuno, per affermare il contrario, fa l’esempio della Legionella, che non è un virus ma un batterio e quindi si comporta in modo molto diversa dal virus: ad esempio prolifera in certe situazioni, mentre il Coronavirus non proli-fera e muore al di fuori del corpo umano in poche ore. Tuttavia per essere chiari e onesti, bisogna dire che in alcuni tipi di impianto può capitare che ci sia un possibile aumento del rischio se ci sono ricircoli di aria tra un locale e l’altro ma si può annullare tale rischio con appositi impianti.

L’IGIENIZZAZIONE STRAORDINARIA DEGLI IMPIANTI E DELLE CONDOTTE AERAULICHE

Allo stato non ci sono evidenze in base alle quali risulti indispensabile provvedere in modo generalizzato a interventi straordinari di igienizzazione degli impianti. Si consiglia che gli interventi di manutenzione e igienizzazione, qualora effettuati, seguano sempre procedure ben definite e siano eseguiti da personale qualificato, dotato di idonei Dispositivi di Protezione Individuali. Qualunque intervento effettuato in modo scorretto e/o senza l’utilizzo di DPI potrebbe avere come risultato non la riduzione, ma l’incremento dei rischi.