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Cosa chiedono Anigas e Utilitalia sul gas

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Le associazioni Anigas e Utilitalia puntano il dito contro l’Arera e le novità che rischiano di pesare sulla qualità del servizio e l’occupazione

È allarme per gli operatori, la qualità del servizio e i livelli occupazionali del settore gas per l’impatto che potrebbe avere la delibera di Arera in materia di regolazione tariffaria dei servizi di distribuzione gas per il periodo 2020/2025. A sollevare preoccupazione è stata Utilitalia, la Federazione che riunisce le aziende operanti nei servizi pubblici dell’Acqua, dell’Ambiente, dell’Energia Elettrica e del Gas, che ha scritto una lettera proprio all’Authority.

COSA DICE LA DELIBERA ARERA

I criteri di regolazione tariffaria che troveranno applicazione a partire del 2020 riguardano la promozione di adeguatezza, efficienza e sicurezza delle infrastrutture, favorire l’efficienza produttiva nella fornitura del servizio, favorire la diffusione dei gas rinnovabili e di nuove tecnologie, assicurare l’assenza di vincoli regolatori rispetto all’eventuale sviluppo di soluzioni convergenti tra i settori gas ed elettrico, favorire l’efficienza e l’efficacia del servizio di misura, promuovere la concorrenza, favorire la semplificazione dei meccanismi di regolazione. Inoltre vengono fissati i livelli iniziali dei costi operativi per il 2020, e i valori per i servizi di distribuzione, commercializzazione e servizi di misura. Come spiega più nel dettaglio il Sole 24 Ore “ la riduzione dei costi operativi (gli opex) riconosciuti alle imprese grandi/media densità è di 6,95 euro per punto di riconsegna e il fattore di efficienza (X-factor) pari a 6,59% inizialmente assegnato ai grandi operatori (più di 300mila contatori serviti) è stato corretto a 3,53% il 30 dicembre scorso dall’Arera (inversione tra l’X-factor dei grandi e quello dei piccoli operatori)”.

COSA DICE ANIGAS

“L’Anigas, che rappresenta larga parte della filiera del gas, sta lavorando a una segnalazione da inviare all’Arera che, da un lato, conterrà una stima dell’impatto sul sistema, ma che, dall’altro, si prefigge di fornire qualche spunto di riflessione per una revisione della misura, come spiega al Sole 24 Ore il direttore generale dell’associazione, Marta Bucci – si legge sul quotidiano di Confindustria -. Va detto che l’Anigas condivide il principio di fondo che ha ispirato la revisione tariffaria dell’Arera, vale a dire la volontà di efficientare ulteriormente un settore che conta circa 215 operatori ed è molto concentrato (le prime dieci aziende controllano l’8o% del mercato). Ma l’associazione è rimasta spiazzata dalle modalità di attuazione dell’Authority perché, fa capire il dg dell’Anigas, nel documento messo in consultazione dall’Arera non era chiaro come poi l’obiettivo sarebbe stato tradotto concretamente”. In sostanza, prosegue il Sole 24 Ore, “l’associazione punta a valutare quanto peserà la revisione sui conti delle aziende e soprattutto quanto la misura sia coerente e sostenibile. Perché il rischio, va da sé, è che per sostenere le richieste dell’Authority, in assenza di correttivi, le aziende siano costrette a ridurre gli investimenti a detrimento della qualità dei servizi offerti e della sicurezza della rete. Aspetti, questi ultimi, cruciali in un paese come l’Italia in cui il vettore gas, a giudicare anche dai piani energetici futuri, rimarrà comunque cruciale”.

COSA CHIEDE UTILITALIA

Nella lettera inviata nei giorni scorsi ad Arera, Utilitalia ha segnalato la possibilità di effetti pesanti e imprevedibili causati dagli interventi regolatori dell’Authority e chiesto un incontro urgente per aprire un confronto immediato “al fine di condurre ogni opportuno approfondimento per una riconsiderazione della misura in questione che consenta agli operatori coinvolti di poter garantire l’erogazione del servizio nel rispetto delle imprescindibili condizioni di qualità, efficienza ed economicità”, si legge sempre sul Sole 24 Ore.

Non solo. Secondo Utilitalia potrebbero esserci “riduzioni nette e imprevedibili del livello dei costi operativi riconosciuti” che potrebbero mettere “in forte difficoltà molti operatori”. Mentre la riduzione della spesa operativa – opex – potrebbe comportare “un riconoscimento inferiore ai costi effettivamente sostenuti per il servizio” inducendo “ulteriori e crescenti ricorsi alle esternalizzazioni” che potrebbero mettere a rischio la qualità del servizio e i livelli occupazionali.