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Pniec, ecco il giudizio di Arera sul Piano energia-clima

Pniec

Il presidente di Arera Besseghini è stato ascoltato alla Camera in merito all’indagine conoscitiva sulle prospettive di attuazione e di adeguamento della Sen al Pniec 2030

Rivedere il meccanismo dei certificati bianchi, dettagliare meglio lo sviluppo della rete gas nel Pniec così come alcuni “strumenti” citati nel documento che rischiano di “compromettere” il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione: in particolare i sistemi di accumulo ai quali viene dato ampio spazio ma senza che ne siano specificate le modalità di attuazione. Infine la Sardegna, dove non è chiara la visione sulle infrastrutture gas. Sono questi i temi trattati da Stefano Besseghini, presidente dell’Autorità per l’energia, nel corso dell’audizione in commissione Attività produttive alla Camera in merito all’indagine conoscitiva sulle prospettive di attuazione e di adeguamento della Strategia energetica nazionale al piano nazionale energia e clima per il 2030.

I CERTIFICATI BIANCHI VANNO RIVISTI PREVEDENDO CRITERI DI MERCATO

Secondo Besseghini, gli obiettivi “ambiziosi” in tema di efficienza energetica non possono prescindere da una revisione dello strumento dei certificati bianchi, specialmente “alla luce delle recenti sentenze del giudice amministrativo” che spingono per introdurre “criteri di mercato in grado di far emergere prezzi che riflettano, nel lungo periodo, il costo degli investimenti”. Secondo il presidente di Arera “anche se tale strumento ha permesso di ottenere notevoli risultati negli scorsi anni, al contempo, ha anche evidenziato una serie di criticità che hanno comportato difficoltà per gli operatori del settore ed hanno richiesto diversi interventi legislativi di aggiustamento, che ne hanno profondamente modificato la struttura”.

IL PIANO SUL GAS VA PRECISATO MEGLIO

Malgrado il gas sia tenuto in grande considerazione all’interno del Pniec, Besseghini rileva che il documento “non affronta con chiarezza le condizioni di ulteriore sviluppo della rete nazionale e di distribuzione locale del gas”. Nonostante il Pniec prevede 3 GW di nuova capacità di generazione “sono assenti stime di investimenti e considerazioni circa la coerenza e la sostenibilità economica delle soluzioni da adottare a fronte di investimenti tipicamente ammortizzati su orizzonti superiori ai 40 anni”. Per questo il presidente di Arera chiede che siano “risolte le ambiguità che derivano da politiche pubbliche che non sembrano sempre tra di loro coordinate” affinché il Pniec fornisca “un quadro di maggiore chiarezza, soprattutto in relazione alle scelte di infrastrutturazione, che richiedono risorse ingenti con tempi di ritorno lunghi”. In questo senso il riferimento è a infrastrutture come il Tap, che il Pniec conferma, assieme allo sviluppo dell’import di Gnl per fare del nostro paese un hub al pari di quello del Nord Europa. “A tale proposito, risulta opportuno utilizzare tutti gli strumenti per favorire gli investimenti a condizioni di mercato, in modo da contenere l’impatto sui consumatori – ha ammesso Besseghni -. È, inoltre, proposto un intervento a favore della riattivazione della linea del gasdotto trans-tedesco Tenp ora fuori esercizio, introducendo eventualmente modalità di realizzazione dello stesso anche a carico del sistema italiano, a fronte di un’analisi costi-benefici”.

GLI STRUMENTI PNIEC PER RAGGIUNGERE I TARGET NON SEMPRE BEN PRECISATI

Altra critica mossa da Besseghini riguarda le politiche e gli strumenti individuati dal Pniec che, a suo parere, “non sempre sembrano rispondere ai criteri di efficienza, selettività e coordinamento, come, per esempio, nel caso dello sviluppo degli accumuli nel settore elettrico o della rete nel settore gas”. Rischiando di compromettere il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione. “È necessario che il Pniec fornisca un indirizzo chiaro sul percorso di decarbonizzazione scelto, al fine di consentire una valutazione adeguata degli investimenti infrastrutturali indispensabili, che hanno vite utili molto lunghe che possono arrivare, nel caso, per esempio, del gas naturale, fino a 60 anni. È, inoltre, essenziale che la pianificazione e il successivo sviluppo infrastrutturale dei diversi comparti della filiera energetica avvenga in modo coordinato, sia nei tempi, sia nella scelta tra le diverse infrastrutture e della loro localizzazione, al fine di garantire il perseguimento degli obiettivi al minimo costo”. In tal senso è giusto che vengano chiarite anche le “concrete linee di azione da attuare per il conseguimento dei target europei di energia e clima, mantenga con chiarezza la distinzione tra obiettivi, che appartengono al ruolo di indirizzo generale e strumenti regolatori, evitando di definire soluzioni di eccessivo dettaglio e lasciando al regolatore la facoltà di identificare le specifiche misure di regolazione tecnico-economica più adatte a raggiungere gli obiettivi al minimo costo”.

Un esempio concreto in questo senso riguarda la capacità di accumulo “più volte richiamata nel Pniec senza che ne siano specificate le modalità di attuazione”. Secondo Besseghini “ è essenziale valutare la sostenibilità ambientale ed economica delle diverse tecnologie disponibili”. In tal senso “il modo più efficace ed economicamente efficiente per lo sviluppo dei sistemi di accumulo è l’uso di strumenti che consentano soluzioni di mercato con un orizzonte a lungo termine per dare stabilità a gli investimenti”, stessi.

IN SARDEGNA NON CHIARA VISIONE PNIEC SUL GAS. A RSE LO STUDIO DEL CASO

Infine, per quel che riguarda la regione Sardegna, il Pniec “associa allo sviluppo dell’offerta di Gnl, tramite impianti di piccola scala, la disponibilità di un combustibile a minor impatto ambientale (rispetto al carbone) per le necessità di sviluppo industriale sardo”. Ma “non risulta chiara la visione rispetto al completamento o meno di tale processo di infrastrutturazione e delle connesse esigenze di socializzazione, anche al di fuori dell’ambito regionale, di una parte dei costi che ne deriverebbero”, ha evidenziato Besseghini. Per questo “prescindendo dalla necessaria coerenza dei percorsi più o meno accelerati di decarbonizzazione di qui a 30 anni, con scelte di investimento infrastrutturale con una vita utile di oltre 40 anni l’Autorità ritiene che la logica di selettività degli investimenti debba applicarsi anche alle scelte di infrastrutturazione energetica della Sardegna, come per il restante territorio nazionale”. In questa prospettiva, Arera “ha chiesto a Ricerca sul sistema energetico (Rse) di sviluppare uno studio indipendente finalizzato ad una più ampia valutazione con una analisi costi-benefici, delle opzioni disponibili in relazione all’adeguamento infrastrutturale del sistema energetico della regione Sardegna, che tenga conto dei diversi progetti infrastrutturali, avviati o previsti, dell’isola e delle loro eventuali interdipendenze”, ha concluso il presidente di Arera.

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