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Cosa potrebbe succedere con lo scorporo della rete gas alla domanda in Cina

Secondo gli analisti lo spin-off degli asset delle pipeline incoraggerebbe una maggiore concorrenza sul mercato del gas naturale e porterebbe a prezzi più bassi: il che a sua volta stimolerebbe ancora di più la domanda di combustibile

C’è una riforma molto importante in atto in Cina, che potrebbe rivoluzionare il mercato del gas. A marzo scorso Pechino aveva annunciato l’intenzione di scorporare le attività operative delle tre maggiori compagnie petrolifere e del gas per creare un’entità separata dedicata esclusivamente a questa infrastruttura. L’annuncio è stato accolto con favore dall’industria energetica locale ma anche dai produttori stranieri di petrolio e gas per la concorrenza che si finirebbe per genere, che inevitabilmente finirebbe per abbassare i costi del combustibile.

PER GLI ANALISTI DI CREDIT SUISSE DA SPIN-OFF PREZZI

In una recente nota, gli analisti di Credit Suisse, citati da Dan Murtaugh di Bloomberg, hanno affermato che lo spin-off degli asset delle pipeline incoraggerebbe una maggiore concorrenza sul mercato del gas naturale e porterebbe a prezzi più bassi: il che a sua volta stimolerebbe ancora di più la domanda di combustibile. “Non crediamo che il mercato abbia preso posizioni attive sui prezzi post-riforma. La maggior parte degli investitori si è concentrata solo sulle vendite di asset e sulle valutazioni specifiche della società che gestiscono pipeline”, hanno detto gli analisti nella nota.

QUEST’ANNO LA DOMANDA DI GAS DOVREBBE SALIRE DEL 14%, OVVERO 30-40 MILIARDI DI METRI CUBI IN CINA

Sempre secondo Credit Suisse, inoltre, i prezzi del gas naturale in Cina potrebbero diminuire di un decimo nei prossimi due anni e stimolare una crescita della domanda del 13 per cento solo nel 2021. Ciò contrasta con una previsione della domanda da parte di Citi, che stima una domanda invariata fino al 2022 circa per poi iniziare a rallentare fino a raggiungere il 4% annuo, ha osservato Bloomberg. Quest’anno la domanda di gas naturale dovrebbe salire del 14%, ovvero 30-40 miliardi di metri cubi, secondo quanto riferito in un’intervista di Reuters con Li Yalan, presidente del Beijing Gas Group, principale fornitore della capitale cinese. Si tratterebbe di un aumento del 14% rispetto ai 280 miliardi di metri cubi di gas consumati dalla Cina nel 2018 che emergono dai dati della Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma (NDRC). E questo probabilmente senza tener conto della modifica degli assetti riguardante i gasdotti.

BENE PER CHI IMPORTA CON GASDOTTO MA NON PER I PRODUTTORI DI GNL

Se gli analisti del Credit Suisse dovessero avere ragione, la notizia sulle pipeline sarebbe buona per gli importatori dei combustibili tramite gasdotto ma non così buona per i produttori di Gnl. La riforma abbasserà solo il prezzo del gas trasportato attraverso la rete di gasdotti ma lo renderà ancora più economico rispetto al gas naturale liquefatto.

SI DANNEGGIANO SOPRATTUTTO I PRODUTTORI DI GNL USA

Un eccesso di offerta sempre più pronunciato ha visto i prezzi del Gnl scendere del 60% negli ultimi sei mesi, secondo i calcoli di Reuters; con l’entrata in funzione di una maggiore capacità produttiva, anche la forte crescita della domanda di gas naturale cinese probabilmente non sarà in grado di assorbire tutto questo eccesso di offerta. La notizia è particolarmente negativa per gli esportatori statunitensi di Gnl che devono fare i conti anche con i dazi di importazione del Gnl del 25% che Pechino ha recentemente introdotto per rappresaglia agli aumenti che il presidente Donald Trump ha deciso sulle merci cinesi.

NEL LUNGO TERMINE DOMANDA CINESE IN CRESCITA MA ANCHE MOLTE SFIDE

Tuttavia, nel lungo termine, la domanda cinese di gas dovrebbe continuare a crescere costantemente, anche se forse non così rapidamente come preventivato da alcune stime. Il governo del paese ha piani ambiziosi per il passaggio dal carbone al gas naturale e sta lavorando duramente per raggiungere i suoi obiettivi nell’ambito della politica Blue Sky. Eppure la “corsa al gas”, come DNV GL l’ha definita in una recente analisi, non è priva di sfide. Queste includono massicci investimenti in terminali di importazione di Gnl, impianti di stoccaggio del gas per evitare il ripetersi della penuria dello scorso inverno che ha lasciato milioni di persone senza riscaldamento, e maggiori investimenti nello sviluppo di una rete di distribuzione, la seconda ragione delle interruzioni del riscaldamento dello scorso dicembre.

L’APICE DEL CONSUMO DI GAS CINESE NEL 2035

Nonostante queste sfide, il consumo di gas della Cina si trova in una netta curva ascendente e, a causa delle difficoltà nell’aumentare la produzione interna abbastanza velocemente, la maggior parte di questa curva è costituita da gas importato. Questa dipendenza dalle importazioni non ha ancora raggiunto il suo apice, previsto intorno al 2035, a oltre 1 trilione di metri cubi, secondo DNV GL. Questo offre certamente molte opportunità per gli importatori che possono vendere il loro gas a prezzi competitivi.