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Sicurezza energetica globale

Crisi energetica globale, l’appello degli esperti all’AIE: “La transizione verde è un imperativo di sicurezza”

Sedici scienziati e leader militari, tra cui gli italiani Armaroli e Carraro, chiedono a Fatih Birol di guidare i governi verso l’indipendenza dai combustibili fossili per superare uno shock peggiore degli anni ’70.

Un gruppo di sedici esperti indipendenti, composto da accademici, analisti geopolitici ed ex vertici militari, ha inviato una lettera formale a Fatih Birol, Direttore esecutivo dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE), per sollecitare un cambio di passo immediato nella gestione della crisi energetica in corso. La missiva giunge in un momento di estrema tensione nei mercati internazionali del petrolio e del gas, aggravata dall’escalation del conflitto intorno all’Iran e dai blocchi navali nello Stretto di Hormuz.

I firmatari, tra cui figurano personalità italiane di rilievo come Nicola Armaroli, dirigente di ricerca del CNR, e Carlo Carraro, già rettore dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, sostengono che l’attuale shock sia di portata storica, superiore alle crisi petrolifere degli anni ’70 e agli effetti dell’invasione russa dell’Ucraina del 2022 messi insieme.

OLTRE LA GESTIONE DELL’EMERGENZA TEMPORANEA

Secondo quanto riportato nel documento inviato all’AIE, il rilascio coordinato di scorte petrolifere di emergenza e le misure di riduzione della domanda a breve termine hanno fornito finora solo una risposta effimera alla turbolenza dei mercati. Il greggio ha stabilmente superato la soglia dei 100 dollari al barile e gli impatti, sotto forma di carenze di carburante e impennata dei prezzi, si fanno sentire ben oltre le zone di conflitto.

Il gruppo di esperti chiarisce che la sfida di fondo risiede nella “intrinseca fragilità del nostro sistema energetico”, un’economia globale resa vulnerabile dal fatto di dipendere dal transito di enormi volumi di combustibile attraverso pochi e critici punti di strozzatura geografica. Per questo motivo, si chiede un’azione strutturale più incisiva per rendere le economie nazionali realmente resistenti alle crisi future.

IL LIMITE DELLE MISURE PROPOSTE DALL’AIE

Nella lettera si analizza l’ultimo rapporto dell’Agenzia, intitolato “Sheltering From Oil Shocks”, che propone dieci misure dal lato della domanda per proteggere i consumatori dai rincari. Sebbene tali passi siano considerati vitali in questa fase emergenziale, gli esperti sottolineano come nemmeno la loro piena attuazione possa compensare i volumi di offerta forzatamente usciti dal mercato a causa delle ostilità.

Il richiamo alla realtà è netto: questi strumenti non bastano a schermare i cittadini da future instabilità. La soluzione risiede esclusivamente in interventi strutturali volti a ridurre la dipendenza da catene di approvvigionamento volatili, potenziando l’energia pulita domestica, accelerando l’elettrificazione e migliorando l’efficienza complessiva dei sistemi.

IL PARADOSSO DEI SUSSIDI E LE NUOVE OPPORTUNITÀ

I firmatari accolgono con favore l’attenzione del rapporto verso la protezione delle famiglie vulnerabili, ma avvertono che il sostegno mirato non deve tradursi in una “trappola” che blocchi gli utenti nell’esposizione ai combustibili fossili.

Viene citata una cifra impressionante: i 900 miliardi di dollari spesi globalmente in sussidi energetici tra l’inizio del 2022 e l’aprile 2023 rappresentano una mole di risorse che, se diversamente indirizzata, potrebbe finanziare soluzioni tecnologiche molto più durature. In molte economie emergenti, la carenza di GPL sta spingendo la popolazione verso l’uso di biomasse, con gravi danni per la salute e l’ambiente. Questi Paesi hanno invece l’opportunità di compiere un salto tecnologico verso sistemi moderni, elettrificando i trasporti e la cucina, una direzione che l’AIE dovrebbe incoraggiare attivamente.

ESEMPI REALI DI RESILIENZA ENERGETICA

Per dimostrare la fattibilità di questa svolta, gli esperti citano casi concreti già in atto a livello globale. In Pakistan, il boom del solare sui tetti ha drasticamente ridotto la necessità di importazioni di GNL, attutendo l’impatto della crisi attuale. Mentre in Kenya le stazioni di servizio rimangono a secco, in Etiopia la popolazione beneficia di una decisa virata politica verso i veicoli elettrici.

Un riferimento importante riguarda anche la Spagna: l’alta penetrazione di energia solare ed eolica ha permesso di disaccoppiare in gran parte i prezzi dell’elettricità da quelli del gas, mettendo il Paese iberico in una posizione di forza rispetto ai vicini europei. Queste evidenze mostrano come la transizione non sia solo una questione ambientale, ma una necessità geopolitica.

COORDINAMENTO INTERNAZIONALE E IMPERATIVO DI SICUREZZA

In risposta alla crisi, diversi membri e associati dell’AIE hanno già dichiarato l’intenzione di tagliare i ponti con i combustibili importati. La Corea del Sud, ad esempio, punta a ridurre l’uso del GNL nella produzione elettrica del 20% e a triplicare la capacità di energia rinnovabile entro il 2030. Gli esperti esortano Fatih Birol a fornire indicazioni precise su come replicare questi modelli, trasformando la gestione della crisi in una riduzione strutturale dell’esposizione ai mercati volatili.

Il recente coordinamento annunciato dall’AIE con il Fondo Monetario Internazionale e il Gruppo della Banca Mondiale viene visto come un passo cruciale per far fluire i finanziamenti nella giusta direzione. “Ora più che mai”, conclude la lettera, “accelerare la transizione verso sistemi energetici resilienti e diversificati è un imperativo di sicurezza” che non può più essere rimandato.

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