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Sicurezza energetica crisi Iran

Crisi in Iran e allarme energia: Meloni convoca Eni e Snam mentre il gas vola al TTF

Il Governo studia azioni di mitigazione contro il caro carburanti e lo shock dei prezzi elettrici in Europa. Preoccupazione per il blocco di Hormuz e il crollo degli stoccaggi di gas ai minimi da cinque anni nell’Unione.

L’aggravarsi del conflitto in Medio Oriente, innescato dagli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele contro l’Iran dello scorso 28 febbraio, ha proiettato l’Italia e l’Europa in una fase di emergenza energetica acuta. Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha presieduto oggi a Palazzo Chigi due riunioni d’urgenza per analizzare l’impatto delle ostilità sui mercati e definire contromisure immediate. Mentre il prezzo del gas naturale all’hub TTF di Amsterdam è schizzato verso l’alto con un balzo superiore al 40%, superando i 60 euro per poi attestarsi sui 53 euro, il Governo ha coinvolto i vertici di Eni e Snam per blindare la sicurezza degli approvvigionamenti nazionali.

PIANO D’EMERGENZA E VERTICI STRATEGICI A PALAZZO CHIGI

Il Presidente Meloni ha gestito la crisi attraverso due distinti tavoli operativi. Il primo incontro, di carattere politico e di sicurezza, ha visto la partecipazione del Vicepresidente e Ministro degli Esteri Antonio Tajani, del Ministro della Difesa Guido Crosetto, del Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin, insieme ai Sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari. Questa sessione si è focalizzata sulle misure per garantire l’incolumità dei cittadini italiani nelle aree di crisi, ribadendo l’impegno totale dell’Esecutivo.

Subito dopo, la riunione si è allargata agli amministratori delegati di Eni, Claudio Descalzi, e di Snam, Agostino Scornajenchi. In questa sede tecnica è stata condotta una valutazione approfondita sulle potenziali ricadute delle ostilità sull’economia italiana. Il Governo sta valutando azioni di mitigazione da attuare nel breve e medio periodo per proteggere il sistema produttivo e i consumatori dalle oscillazioni dei prezzi energetici, rese ancora più imprevedibili dall’incertezza sul campo.

L’IMPENNATA DI PETROLIO E PRODOTTI RAFFINATI SECONDO UNEM

I primi effetti della crisi sono già visibili nei prezzi internazionali, come comunicato da Unem in una nota. Il Brent ha chiuso le ultime sessioni intorno agli 82-83 dollari al barile, un livello che non si registrava da giugno 2025, segnando un aumento del 7% rispetto ai giorni precedenti l’attacco. Tuttavia, la pressione maggiore si registra sui prodotti raffinati: il gasolio ha subito un balzo del 17,5% in una sola seduta, pari a circa 10 centesimi di euro al litro sulle quotazioni Platts Cif Med, mentre la benzina è cresciuta del 7%.

Questi rialzi, causati dalla tensione sulle forniture provenienti dal Golfo Persico, si sono trasferiti solo parzialmente alla pompa: secondo i dati dell’Osservaprezzi del MIMIT, la benzina ha raggiunto una media di 1,698 euro/litro e il gasolio 1,760 euro/litro. “È molto difficile prevedere gli sviluppi, ma la centralità dell’Iran per i traffici di petrolio e gas è un fattore critico”, ha commentato Gianni Murano, presidente di Unem. In caso di chiusura totale dello Stretto di Hormuz, dove transita il 15-20% dell’offerta mondiale di greggio, i prezzi potrebbero raggiungere vette difficili da immaginare. Attualmente, l’Italia importa da quell’area il 57% del gasolio e il 20% del jet fuel, mentre è più diversificata per il petrolio greggio, che arriva per il 42% dall’Africa e per il 30% da Azerbaijan e Kazakhstan.

LO SHOCK SUL MERCATO ELETTRICO TEDESCO ED EUROPEO

La crisi energetica sta travolgendo anche il settore elettrico. In Germania, i prezzi nelle aste spot a 15 minuti hanno superato la soglia dei 400 euro/MWh. Secondo i dati di borsa elaborati dall’agenzia Montel, è stato raggiunto un picco di 429,36 euro/MWh nella fascia serale, il secondo valore più alto da ottobre scorso. Questa fiammata è legata direttamente al mercato del gas, che ha toccato i massimi degli ultimi tre anni a causa dello stop alle esportazioni di GNL dal Qatar e del blocco di 200.000 barili al giorno di petrolio proveniente dal Kurdistan iracheno, interrotto per precauzione. Il prezzo medio dell’elettricità per consegna immediata in Germania è salito a 147,40 euro/MWh, con un incremento del 25,4% su base settimanale.

LA VALUTAZIONE DI MORNINGSTAR DBRS SULLA COMPETITIVITÀ

Anche l’agenzia di rating Morningstar DBRS ha evidenziato in un report come l’attacco all’Iran stia minacciando la stabilità del settore elettrico europeo. Con le riserve di gas dell’Unione Europea ai minimi da cinque anni, il rincaro dei futures del gas, rischia di esacerbare i picchi di prezzo dell’elettricità all’ingrosso. Gaurav Purohit, Vice President di European Asset Finance presso Morningstar DBRS, ha spiegato che “l’escalation delle tensioni geopolitiche ha spinto i prezzi del gas e la volatilità del mercato elettrico verso l’alto”.

Mentre i produttori di energia solare merchant in Italia e Germania potrebbero beneficiare temporaneamente dei prezzi più elevati, i progetti di generazione e trasmissione “greenfield” ancora in costruzione potrebbero subire ritardi e aumenti dei costi finanziari a causa delle pressioni inflazionistiche. La stabilità del sistema dipenderà ora dalla capacità di preservare gli “spark spread” degli impianti a gas più efficienti e di accelerare l’integrazione di rinnovabili e sistemi di accumulo.

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