Il prezzo del metano vola al +50% a quasi 47 euro al MWh mettendo in crisi gli stoccaggi estivi (bene solo Italia e Spagna), mentre le misure del Governo rischiano di non essere efficaci.
Il nuovo conflitto in Iran ha innescato una fiammata dei prezzi del gas naturale che minaccia di rendere inefficaci le tutele previste dal Decreto-legge Bollette 21/2026. Con un balzo repentino del 50%, poi sceso al 46,8%, a 46,91 euro al megawattora registrato al TTF di Amsterdam, lo scenario energetico attuale rischia di trasformarsi nel più grave shock dal 2022, rendendo fragili le misure governative nate per alleggerire i costi di famiglie e imprese. In sostanza, la volatilità geopolitica sta agendo da detonatore, confermando che tentare di calmierare i prezzi per legge senza agire sulla struttura dell’approvvigionamento espone il sistema a rischi sistemici insostenibili. 
“Il prezzo del gas naturale in UE è appena esploso dopo l’annuncio che, a causa della guerra, il Qatar sospende la produzione di GNL. Da un anno viaggiavamo sui 30 €/MWh, ormai tornati a livelli pre-invasione. In un solo giorno siamo saliti a 48 €/MWh (+60%). Che botta”, ha commentato su X Matteo Villa di Ispi.
LO SHOCK GEOPOLITICO E L’IMPENNATA DEI PREZZI AL TTF
La crisi in Medio Oriente non ha colpito solo il valore nominale del metano, ma ha scardinato i delicati equilibri dei contratti a termine. Il problema principale, osserva Torlizzi, non risiede esclusivamente nel rincaro del 25% del contratto di aprile, ma nel premio di oltre 2 euro per megawattora che si è nuovamente creato tra le scadenze estive e quelle invernali. “Se questo premio non verrà riassorbito per tempo, l’azione di stoccaggio in vista del prossimo inverno sarà complicata e necessiterà di interventi pubblici”, avverte l’esperto. Si tratta di una situazione che molti analisti che frequentano l’area del Golfo consideravano prevedibile e che oggi obbliga l’Italia a confrontarsi con una realtà amara: qualunque beneficio temporaneo del DL Bollette può essere spazzato via in poche ore da una nuova tensione internazionale.
IL PARADOSSO DEL DL BOLLETTE E LO SPOSTAMENTO DEI COSTI
Il Dl bollette è stato concepito con l’obiettivo condivisibile di ridurre il peso delle fatture energetiche, ma il meccanismo di rimborso ai produttori termoelettrici per gli oneri di trasporto del gas e per i costi legati alle emissioni di CO2 (sistema ETS) non spariscono nel nulla, ma vengono traslati sugli oneri di sistema della bolletta elettrica. Se la Relazione Tecnica del Governo stima in 3 miliardi di euro i benefici netti derivanti dall’esenzione dell’Ets, i dati di Aurora Energy Research raccontano una storia diversa: già nel 2028 l’80% di quel risparmio verrebbe riassorbito dall’aumento degli oneri di sistema, con costi destinati a superare i benefici negli anni a venire. Ma ora con la crisi in Medio Oriente, la soglia temporale potrebbe accorciarsi.
CONTRASTO AL PANCAKING E AIUTI SULLE BOLLETTE
Ma cosa prevede attualmente la parte del Dl Bollette che potrebbe essere interessata dalla crisi in Medio Oriente? Il mercato del gas all’ingrosso italiano sconta storicamente prezzi più alti rispetto al Nord Europa a causa del “pancaking”, ovvero l’accumulo di costi di entrata e uscita che il gas paga attraversando ogni confine nazionale. Per compensare questo svantaggio, l’articolo 10 introduce un servizio di liquidità regolato da Arera. Il meccanismo prevede che Snam selezioni tramite procedure competitive operatori pronti a immettere gas in Italia a prezzi allineati all’indice olandese TTF, ricevendo in cambio un premio regolatorio. Questa misura, finanziata con 200 milioni di euro derivanti dalla vendita degli stoccaggi di ultima istanza, mira ad allineare il Punto di Scambio Virtuale (PSV) italiano ai parametri europei. Nello scenario di azzeramento dello spread, il risparmio stimato per il sistema è di 1,6 miliardi di euro annui, ripartito equamente tra consumatori di gas e utenti elettrici. Inoltre, l’articolo 9 stanzia circa 410 milioni di euro per tagliare gli oneri di trasporto e distribuzione per le imprese gasivore e per quelle con consumi superiori a 80.000 smc/anno. Se lo spread tra il prezzo italiano (PSV) e quello europeo si azzerasse, il risparmio stimato sarebbe di 1,6 miliardi di euro l’anno, beneficiando sia i consumatori di gas sia gli utenti elettrici, grazie ai minori costi per le centrali termoelettriche. Ma si rischia di vanificare anche un altra misura quella del bonus bollette sociale automatico per le utenze domestiche (acqua, gas e luce) per le famiglie con ISEE fino a 9.796€ (20.000€ con 4+ figli) e quello dei contributi straordinari fino a 25.000€ di ISEE.
GLOBAL DATA: LO SHOCK LOGISTICO DELLO STRETTO DI HORMUZ MINACCIA IL 20% DEL PETROLIO E GAS GLOBALI
Ma ora questo meccanismo rischia di essere vanificato dall’impennata (probabile) dei costi del gas (e del petrolio). L’escalation bellica nel Golfo ha infatti trasformato la minaccia allo Stretto di Hormuz in uno shock logistico globale senza precedenti. Secondo l’analisi di GlobalData, il rischio reale non riguarda oggi la capacità estrattiva, ma l’impossibilità fisica di consegnare il greggio, spingendo i prezzi verso la soglia dei 100 dollari. Qatar, Kuwait e Bahrain appaiono i soggetti più vulnerabili, dipendendo interamente dal transito in questo collo di bottiglia che gestisce il 20% dell’energia mondiale. Anche se Arabia Saudita ed Emirati tentano di utilizzare rotte alternative, i colli di bottiglia infrastrutturali rendono tali bypass insufficienti a coprire i volumi persi via mare. La crisi sta già colpendo duramente il settore downstream, con raffinerie e siti petrolchimici costretti a rallentare per limiti di stoccaggio e interruzioni delle forniture.
Particolarmente critica è la posizione del GNL qatariota (di cui tra l’altro l’Italia è forte importatrice, nel 2025 il 24,4% di tutto il gas liquefatto importato è arrivato dal paese del Golfp), essenziale per le economie asiatiche, la cui interruzione alimenterebbe un’inflazione energetica sistemica globale, ha spiegato ancora GlobalData. A gravare ulteriormente sul commercio è l’impennata del 50% dei premi assicurativi contro il rischio guerra, che aggiunge fino a 400.000 dollari di costi fissi per ogni singola spedizione. Tale pressione finanziaria scoraggia la navigazione marginale anche in assenza di un blocco formale, rischiando di deteriorare i bilanci fiscali degli esportatori fino a 3 punti di PIL in un solo mese. In questo scenario, la stabilità dei mercati dipenderà dalla durata delle minacce marittime e dalla capacità di reindirizzare i flussi verso porti sicuri. Gli stakeholder globali devono dunque prepararsi a una stagione di estrema volatilità e instabilità strutturale dei prezzi di gas e petrolio.
SITUAZIONE STOCCAGGI DIFFICILE IN EUROPA: SORRIDONO SOLO ITALIA E SPAGNA
La situazione si fa ancora più dura se si pensa che a marzo termina la sessione invernale – iniziata a ottobre – della stagione 2025/2026 facendo partire di conseguenza la stagione di riempimento degli stoccaggi gas in vista del prossimo inverno con una situazione difficile in tutta Europa. Se si escludono Italia e Spagna che hanno rispettivamente stoccaggi pieni per il 47,61% e 55,73%, tutti gli altri paesi europei hanno riserve al limite: la Germania è al 20,73% e la Francia al 21,54% con una media europea al 29,98%.

