Sostenibilità

Da oggi blocco delle auto in Pianura Padana. Ma lo smog viene (anche) dai caminetti

Da oggi scatta in Pianura Padana il blocco dei veicoli diesel dovuto alle misure anti-smog previste dal “Nuovo accordo per la qualità dell’aria nel bacino padano. Ma oltre il 60% di smog è dovuto al riscaldamento (soprattutto legna). Il 12% al traffico, e solo il 6% all’industria

Da oggi lunedì 1° ottobre scatta in Pianura Padana il blocco dei veicoli diesel dovuto alle misure anti-smog previste dal “Nuovo accordo per la qualità dell’aria nel bacino padano”, frutto del protocollo firmato lo scorso anno tra il Ministero dell’Ambiente guidato allora da Galletti, e le regioni Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna e Veneto.
Questo il rimedio studiato per ovviare alle procedure di infrazioni che la Commissione Europea ha avviato nei riguardi dell’Italia per la non corretta applicazione della direttiva 2008/50/CE, in riferimento ai superamenti di lungo periodo dei valori limite del materiale particolato PM10 e del biossido di azoto sul territorio italiano.

Il provvedimento che rimarrà in vigore fino al 31 marzo 2019, coinvolgerà approssimativamente 3,5 milioni di veicoli. Si tratta infatti di un pacchetto che prevede limitazioni alla circolazione per le auto con motorizzazioni benzina e diesel più vecchie. La classe del veicolo, nonché gli orari di blocco, variano autonomamente da Regione a Regione. Inoltre è soggetto a delibere Comunali: ogni ente locale dovrà provvedere con propri regolamenti, che ad oggi eccetto per i grandi capoluoghi, non sono ancora stati proclamati.
Oltre le automobili, la direttiva impone un limite per il riscaldamento degli appartamenti privati alla temperatura di 19 gradi (ospedali e scuole escluse), e prevede investimenti (16 milioni di euro) per ridurre le emissioni zootecniche e favorire la rottamazione dei mezzi più vecchi. Questo perché, nonostante a essere bloccati, e incolpati, siano sempre i veicoli, in realtà la scarsa qualità dell’aria dipende solo per un 12% da inquinamento su gomma.

Il Decreto Legislativo 15/2010 pone come limite per la concentrazione di PM10 il valore di 50 μg/m3 come media giornaliera da non superare per più di 35 volte in un anno.
Nel 2017 sono state 39 le città italiane fuorilegge con livelli di PM10 alle stelle. Sul podio delle città più inquinate Torino con 112 sforamenti, Cremona con 105 e Alessandria con 103.  Frosinone è la prima del Centro/Sud, al nono posto.

Balza agli occhi come ad esempio non compaia assolutamente in classifica Taranto, che pure viene narrata come vittima di inquinamento e che invece ha una qualità dell’aria assolutamente “ottima” con valori quotidianamente nei limiti a differenza per esempio della vicina Bari la più inquinata di Puglia.
Mentre ben 31 dei 36 capoluoghi di provincia che hanno sforato il limite annuo giornaliero sono proprio nelle quattro regioni della Pianura Padana. In questi Comuni tra l’altro l’85% delle centraline urbane ha rilevato concentrazioni oltre il consentito, a dimostrazione di un problema diffuso in tutta la città e non solo in zone industriali o di forte traffico.

Per esempio a Milano (la zona d’Italia più inquinata dal particolato) il 35% delle polveri sottili PM10 proviene dall’agricoltura che emettendo nell’atmosfera ammoniaca dai fertilizzanti e dalle deiezioni degli allevamenti, reagisce nell’aria con nitrati e solfati (prodotti dagli scappamenti delle auto) e forma particolato fine.

In Italia si verificano 90.000 morti premature all’anno per inquinamento. Ma oltre il 60% di questo è dovuto al riscaldamento (soprattutto legna). Il 12% al traffico, e solo il 6% all’industria.
Ma blocchiamo il traffico, chiudiamo le fabbriche, e rimaniamo a casa davanti al caminetto.