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Polonia

Dalle batterie giganti al volo pulito: la transizione sfida le tensioni globali. I fatti della settimana

Mentre colossi come CATL diversificano nell’accumulo di rete e l’aviazione muove i primi passi verso propulsioni ibride ed elettriche, le strozzature logistiche nel Mar Rosso riaccendono la crisi energetica nei mercati asiatici. I fatti della settimana di Marco Orioles.

Il panorama energetico globale sta vivendo una fase di profonda riorganizzazione, spinta dall’accelerazione tecnologica ma frenata dalle vulnerabilità geopolitiche. Sul fronte dell’innovazione, il colosso cinese CATL sta estendendo la propria leadership oltre i veicoli elettrici, investendo in maxi-sistemi di accumulo dedicati ai data center per l’intelligenza artificiale, alla stabilizzazione delle reti e all’elettrificazione dei trasporti marittimi e industriali, puntando a diventare un perno strategico della decarbonizzazione al pari di TSMC nei semiconduttori. Questo sforzo d’innovazione trova riscontro anche nei cieli, dove l’aviazione inizia ad adottare velivoli da addestramento interamente elettrici e sviluppa soluzioni ibride regionali per superare i limiti di peso e densità delle attuali batterie nel medio raggio. Tuttavia, la spinta verso un futuro elettrificato e diversificato si scontra con la fragilità del presente: il recente blocco delle rotte commerciali nel Mar Rosso e nello stretto di Bab al-Mandab sta spingendo diverse economie asiatiche verso la seconda crisi energetica dell’anno, mettendo a nudo l’eccessiva dipendenza da rotte marittime instabili e costringendo i governi a bruciare risorse in sussidi, riattivare impianti a carbone o ricorrere a forniture d’emergenza.

CATL SI ESPANDE OLTRE LE AUTO: BATTERIE PER DATA CENTER, NAVI E LA NUOVA ERA DELL’ENERGIA

In un grande stabilimento industriale a Xiamen, nel sud-est della Cina, CATL testa le sue nuove batterie per sistemi di accumulo energetico estremo. Tra i test più impressionanti c’è quello che simula un fulmine con cariche ad altissima tensione sulle celle, per verificare la resistenza in condizioni reali. Non si tratta più delle batterie per auto a cui l’azienda è abituata, ma di sistemi pensati per funzionare 24 ore su 24, alimentando data center IA e stabilizzando le reti elettriche. Chen Xiaobo, responsabile del centro ricerche, spiega al Financial Times che dopo anni di sviluppo per il settore automotive, ora CATL è pronta a passare a sistemi molto più grandi e complessi. L’obiettivo è andare oltre la leadership nelle batterie per veicoli elettrici, dove controlla circa il 40% del mercato globale, e diventare un player tecnologico chiave nella transizione energetica. L’azienda, fondata da Robin Zeng, sta investendo pesantemente in nuovi settori legati a megatrend come l’IA, le rinnovabili e l’elettrificazione di trasporti e industria pesante. Ha già conquistato intorno al 30% del mercato dei sistemi di accumulo energetico, in forte crescita proprio grazie ai data center. Fornisce batterie per edifici, porti, miniere, fabbriche, ma anche per droni, aerei elettrici e imbarcazioni. CATL non si limita più a vendere batterie: investe in infrastrutture come stazioni di battery swapping per camion e navi, chimiche alternative come il sodio e catene di fornitura. Ha acquisito partecipazioni significative in operatori di data center e sistemi ad alta tensione, e i numeri del primo semestre confermano il momento positivo: ricavi a +55%, utile netto a +42%. Non mancano però le sfide geopolitiche. Washington ha inserito CATL nella lista nera per presunti legami militari, accusa fermamente respinta dall’azienda, mentre Pechino teme fughe di tecnologia. Nonostante questo, gli analisti alzano le stime: la domanda globale di batterie potrebbe passare da 1,8 TWh a oltre 16 TWh nel 2050. CATL sta giocando una partita simile a quella di TSMC nei semiconduttori: leadership tecnologica, margini alti e un dominio che la protegge dalla concorrenza.

ASIA SULL’ORLO DELLA SECONDA CRISI ENERGETICA IN SEI MESI

I governi asiatici, sottolinea il Guardian, stanno correndo ai ripari per evitare una seconda grave crisi energetica in pochi mesi. Dopo la chiusura dello stretto di Hormuz da parte dell’Iran a marzo, ora i ribelli Houthi dello Yemen hanno imposto un blocco alle navi saudite a Bab al-Mandab, l’ingresso meridionale del Mar Rosso. Rimane aperto solo il canale di Suez, ma con enormi complicazioni. Paesi come Giappone, Corea del Sud, Filippine e Thailandia, che dipendono dal Medio Oriente per il 90% delle loro importazioni di petrolio, sono in allarme. Molti sono ancora alle prese con le conseguenze del primo shock: riserve globali al minimo, prezzi alle stelle e inflazione in crescita. Il Giappone e la Corea del Sud stanno bruciando miliardi in sussidi per calmierare il costo dei carburanti, con pesanti ripercussioni sui bilanci pubblici. L’Arabia Saudita aveva provato a tamponare il problema di Hormuz deviando le esportazioni verso il porto di Yanbu sul Mar Rosso, che oggi gestisce oltre il 70% del suo greggio. Quella rotta era diventata una ancora di salvezza per Cina, India, Giappone e Corea del Sud. Ora però anche quella via è minacciata. I tanker sauditi sono stati attaccati e le compagnie di navigazione stanno evitando la zona: i transiti nel Bab al-Mandab sono crollati. Le alternative sono rotte lunghissime intorno all’Africa o complesse operazioni parziali attraverso il canale di Suez, che fanno esplodere tempi e costi. I premi assicurativi per rischi di guerra sono raddoppiati in una settimana. Tutto questo si tradurrà in bollette più care per famiglie e imprese asiatiche già provate. Nel frattempo si vedono le prime misure d’emergenza: centrali a carbone riattivate, settimane lavorative ridotte, appelli al risparmio energetico. Filippine, India e Corea stanno rafforzando le riserve strategiche, mentre cresce l’interesse per le rinnovabili. Ma la pazienza e le risorse scarseggiano. Molti compratori asiatici così stanno guardando di nuovo a Mosca, nonostante le sanzioni: Pechino ha aumentato gli acquisti di greggio russo sanzionato, e anche Tokyo e Seul ne avevano comprato qualche mese fa. Alla fine, questo doppio colpo mette a nudo una vulnerabilità che gli esperti denunciano da tempo: l’Asia ha sistemi energetici troppo dipendenti da rotte marittime instabili e con scarse scorte di emergenza. Come sottolinea Ahmed Helal dell’Asia Group, “c’è poco nel serbatoio da cui attingere”.

L’AVIAZIONE ELETTRICA DECOLLA: DAI PICCOLI TRAINER AI TAXI VOLANTI, TRA LIMITI E PROMESSE

Silenzioso, pronto in quattro interruttori e senza le lunghe checklist dei motori tradizionali, il Velis Electro, biposto sloveno, prodotto da Pipistrel del gruppo americano Textron, è il primo aereo elettrico certificato per l’addestramento. Costa poco di manutenzione, non emette gas direttamente e si ricarica in poco più di un’ora. Le scuole di volo lo adorano, e c’è già chi sta creando una rete di stazioni di ricarica per voli brevi. Come sottolinea l’Economist, al salone di Farnborough il volo sostenibile era uno dei temi caldi. L’aviazione pesa circa il 2,5% delle emissioni di CO₂ antropiche, ma l’impatto climatico complessivo è maggiore per via degli effetti ad alta quota. L’obiettivo net-zero 2050 sembra difficile da centrare. I puri elettrici come l’Electro restano limitati: massimo 50 minuti di autonomia. Perfetti per l’addestramento e i voli locali, ma non per trasportare centinaia di passeggeri su lunghe distanze. Le batterie sono ancora troppo pesanti e non si “alleggeriscono” come il carburante durante il volo. Per questo l’industria punta forte sugli ibridi. Al cuore di questa transizione ci sono i turboprop regionali. Heart Aerospace sta sviluppando l’ES-30, un 30 posti in versione ibrida che può arrivare a 800 km. GE Aerospace, insieme alla NASA, sta testando un sistema parallelo su un Saab modificato: un motore elettrico affianca quello tradizionale per dare spinta extra in decollo e salita. Ha persino attraversato l’Atlantico per arrivare a Farnborough. Poi ci sono gli eVTOL, taxi volanti elettrici a decollo verticale grandi come auto. Vertical Aerospace ha portato il suo al salone e sta già lavorando a una versione ibrida per aumentare l’autonomia. Potrebbero sostituire gli elicotteri in molti impieghi e aprire un nuovo mercato di collegamenti urbani rapidi.

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