Cosa c’è nel decreto bollette? Meloni applica la versione italiana dell’iberica “tope al precio” (tetto al prezzo)
Il dl Bollette sterilizza alcuni costi sostenuti dalle centrali a gas introducendo un disaccoppiamento in salsa italiana del “tope al precio” iberico. Una misura che darebbe una picconata al mercato europeo della CO2, secondo il Foglio. Intanto, si avvicina la revisione del sistema Ets, ma è improbabile la loro cancellazione così come auspica Meloni. Infatti, dopo alcuni tentennamenti anche il cancelliere tedesco Merz si è schierato con Commissione Ue, Francia, Spagna e gli altri paesi che vogliono mantenere intatto il mercato del carbonio europeo.
IL DISACCOPPIAMENTO
Come riporta Il Foglio, l’intervento più importante del dl Bollette riguarda la formazione dei prezzi all’ingrosso dell’elettricità. Attraverso un rimborso a piè di lista, sterilizza alcuni costi sostenuti dalle centrali a gas: gli oneri di trasporto del metano utilizzato per produrre energia elettrica, il delta tra il Psv (il prezzo del gas alla borsa italiana) e il Ttf (il benchmark europeo) e le quote di CO2. Si agisce sul costo del gas e si abbassano i prezzi di tutta l’energia prodotta. Poiché solo il 40% dell’energia viene dal gas, ogni euro prelevato produce, sulla carta, uno sconto di circa 1,5 euro. È il cosiddetto “disaccoppiamento” o decoupling dei prezzi dell’energia elettrica da quelli del gas.
VERSIONE ITALIANA DEL “TOPE AL PRECIO” IBERICO
Secondo il Foglio, questa misura è la versione italiana del “tope al precio” iberico, introdotto durante la crisi energetica e poi abbandonato nel 2023. Ma mentre in Spagna il rimborso era pari alla differenza tra i prezzi del gas e una soglia di riferimento inizialmente di 40 euro/MWh, in Italia corrisponde agli oneri di trasporto gas, differenza Ttf/Psv e quote CO2.
I DIFETTI DEL TETTO AL PREZZO
Il meccanismo ha due difetti, secondo il Foglio. In primo luogo, darebbe una picconata al mercato europeo della CO2. La riforma andrebbe fatta a livello Ue, una fuga disordinata come questa può portare solo caos e distorsioni, secondo il giornale. Inoltre, abbattere violentemente i prezzi potrebbe esporre l’Italia al rischio di diventare un paese esportatore di energia.
L’alternativa sarebbe la vendita delle quote di CO2, che fruttano al Tesoro circa 3 miliardi di euro l’anno. La metà dei quali è destinata ad abbattere il debito pubblico, l’altra metà si perde in spese varie. Al contrario, il gettito potrebbe essere interamente destinato a ridurre gli oneri generali di sistema.
GUERRA AGLI ETS
Restando in tema di CO2, è ormai esplosa la guerra europea attorno al sistema Ets, ma sembra difficile che finisca come vorrebbe Giorgia Meloni. La premier ha chiesto infatti “una profonda revisione” del meccanismo. Secondo il Fatto Quotidiano, gli schieramenti in campo lasciano intendere che nella revisione annunciata dalla Commissione Ue per il terzo trimestre 2026 il Governo potrà ottenere solo una piccola apertura. Come riporta il giornale, la Germania si è schierata con la Commissione, la Francia, la Spagna e gli altri Paesi (a partire dagli scandinavi) che vogliono mantenere intatto il mercato del carbonio europeo.
COSA SONO GLI ETS?
L’Ets (Emission trading system) è il sistema europeo di scambio delle quote di emissione di gas a effetto serra, attivo dal 2005 nello spazio economico Ue. Riguarda produttori di energia, manifattura energivora e l’aviazione per un totale di circa 11mila impianti (1.200 in Italia) e 600 operatori arei, che valgono circa il 40% delle emissioni climalteranti dell’area. Ogni anno viene fissato un tetto alle emissioni per Paesi e impianti, quel che eccede può essere compensato con un credito che equivale a una tonnellata di emissioni. Parte dei crediti vengono concessi gratis (sempre meno ogni anno), il resto se necessario può essere acquistato alle aste di carbonio europee. Per le imprese coinvolte è un costo e lo è anche per i consumatori. L’idea è che quel costo spingerà a rendere più verde la produzione e a elettrificare i trasporti e il riscaldamento privato-
DIMINUIRE I CREDITI
Il primo obiettivo è diminuire il prezzo dei crediti (Macron ha parlato di “30-40 euro”) e potrebbe essere ottenuto anche rivedendo la quantità di quote annuali e la loro durata: oggi è previsto che quelle gratuite siano azzerate nel 2034. Il secondo è rinviare di un anno il sistema Ets2 (il mercato della CO2 per trasporti e riscaldamento). Svezia, Danimarca, Finlandia e Lussemburgo hanno presentato ieri un documento congiunto per opporsi a ulteriori rinvii o indebolimenti del sistema. Secondo questi Paesi, posticipare l’attuazione minerebbe la credibilità della politica climatica dell’UE e l’incertezza danneggerebbe gli investimenti delle imprese. Qui si gioca il peso dell’Italia in Europa.

