Il Governo lavora a un nuovo decreto interministeriale per riattivare le «accise mobili» sul gasolio: il prezzo del diesel è salito di 6 centesimi dopo la fine del precedente sconto. Sul fronte europeo intanto Roma insiste sulla flessibilità della regola della spesa in vista di Eurogruppo ed Ecofin
La decisione di interrompere la lunga catena delle proroghe al taglio delle accise sui carburanti è durata meno di 24 ore: il Governo è tornato a lavorare alla riattivazione delle accise mobili, dopo l’aumento dei prezzi registrato con la scadenza del precedente sconto. Il nuovo intervento, riporta Il Sole 24 Ore, potrebbe disporre di una dotazione superiore rispetto alle precedenti applicazioni, in considerazione dei prezzi sostenuti dagli automobilisti nel mese di settembre. La fine dello sconto ha inoltre contribuito all’aumento di 6,1 centesimi dell’accisa sul gasolio.
PRICE CAP E PREZZI ALLA POMPA
L’effetto della fine dello sconto si è intrecciato con il price cap sui carburanti introdotto nei giorni precedenti da Eni e seguito da Ip e Q8, ed in ultimo da Tamoil.
Ora il venir meno dello sconto fiscale ha spinto al rialzo di 6 centesimi anche il tetto al prezzo introdotto nei giorni precedenti dalle compagnie. Sul piano economico l’aumento è contenuto, ma sul terreno politico riapre il confronto sullo strumento scelto dal Governo per contenere i prezzi senza aumentare direttamente l’impatto sul bilancio pubblico.
Sul dossier è intervenuto il viceministro all’Economia Maurizio Leo: sulle accise mobili «stiamo lavorando». Stessa risposta dal ministro all’Ambiente Pichetto Fratin.
LA PARTITA EUROPEA TRA EUROGRUPPO ED ECOFIN
La seconda partita riguarda le regole di bilancio europee. L’Italia chiede una valutazione più flessibile del rispetto dei tetti di spesa previsti dal nuovo Patto di stabilità, mentre insieme a Germania, Austria, Spagna, Portogallo e Polonia sostiene anche l’ipotesi di una tassazione comunitaria sugli extraprofitti. La questione arriva ora sul tavolo delle riunioni di Eurogruppo ed Ecofin in programma a Lussemburgo rispettivamente giovedì 8 e venerdì 9 ottobre 2026.
Il tema era però già emerso ad inizio mese, quando la premier aveva spiegato: «Abbiamo già posto in sede Ecofin la necessità di tenere conto della maggiore inflazione di questo periodo nel calcolo dei parametri europei da rispettare e del deficit consentito».
LA POSIZIONE ITALIANA SULLA REGOLA DELLA SPESA
Secondo la ricostruzione del Sole 24 Ore, un funzionario dell’Eurogruppo avrebbe sostenuto che la flessibilità chiesta da Giorgia Meloni nella lettera alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen non sarebbe entrata come punto autonomo nel menù dell’Ecofin.
Un alto diplomatico Ue ha corretto poi il tiro, affermando che «ovviamente qualsiasi lettera proveniente da un capo di governo viene presa nella dovuta considerazione», aggiungendo che l’incertezza riguardava «il modo preciso in cui si inserisce nella gestione dell’Ecofin», e confermando di fatto la ricostruzione del Ministero dell’Economia e delle Finanze ossia che l’assenza di uno specifico punto all’ordine del giorno su «inflazione e regola di spesa» «non vuol dire che non sarà in discussione, come già accaduto altre volte».
Secondo il ministero, la questione dovrebbe essere affrontata nell’Eurogruppo nell’ambito del punto sull’impatto dei mercati dell’energia sull’economia dell’area euro e all’apertura dell’Ecofin di venerdì, quando si parlerà della situazione economica europea.

