Il Dl energia è già sotto la lente Ue, mentre l’aumento dell’Irap fa discutere. Secondo il presidente di Anev, Simone Togni, è una beffa per le rinnovabili
Nei piani del Governo l’aumento dell’Irap porterà risparmi per 125 terawattora (TWh), con un beneficio medio stimato connesso alla misura, ammonta «a 3,5 euro a megawattora l’anno per il 2026, 4 euro per MWh per il 2027 e di 0,54 euro per MWh per il 2028». Tuttavia, secondo Simone Togni, presidente di Anev, l’Associazione nazionale energia del vento, il Dl Energia rischia di penalizzare soprattutto il settore delle rinnovabili, senza intaccare gli extraprofitti delle big dell’energia.
AUMENTO DELL’IRAP
Fa discutere la novità nel Dl energia, dell’aumento dell’Irap di due punti percentuali per i soggetti che operano su più snodi della filiera energetica a favore del taglio degli oneri (Asos) alle Pmi non energivore. Gli effetti sono dettagliati nella Relazione tecnica allegata al provvedimento. Come riporta Il Sole 24 Ore nel documento sono delineati i risparmi attesi. Sarebbero pari a 125 terawattora (TWh) e il beneficio medio stimato connesso alla misura, ammonta «a 3,5 euro a megawattora l’anno per il 2026, 4 euro per MWh per il 2027 e di 0,54 euro per MWh per il 2028».
COSA CAMBIA PER LE RINNOVABILI
L’aumento dell’Irap al 2%, sostiene il presidente di Anev nell’intervista rilasciata al Foglio, è una doppia beffa per i produttori di energia rinnovabile. “Va a colpire i produttori di rinnovabili che a differenza degli altri, quelli che hanno fatto gli extraprofitti, hanno sempre ricevuto il prezzo dell’asta, non di borsa, come nel caso del settore eolico. Quindi oltre al danno del mancato guadagno derivante dalla oscillazione del prezzo del mercato, ci prendiamo pure questa ulteriore tassazione”. “Se per far risparmiare circa 300 euro a famiglia, che sono soldi benedetti, beninteso, facciamo fuggire gli investitori, non abbiamo fatto un grande affare. Peccato che la politica, però, a differenza di chi fa impresa, ragioni solo con le scadenze elettorali”, aggiunge Togni.
LE ATTIVITÀ INTERESSATE
Il prelievo copre un’ampia platea concentrata su tre tipologie di attività (attività estrattive, manifatturiero e fornitura di elettricità, gas, vapore e aria condizionata) e che spazia dalle aziende di produzione, trasmissione e distribuzione elettrica a quelle che esercitano le stesse attività per arrivare a chi fabbrica i prodotti di cokeria o quelli derivanti da raffinazione del petrolio e da combustibili fossili. Il governo ha disegnato un meccanismo di “compensazioni” che l’Arera dovrà ora mettere a terra a valere sugli oneri elettrici.
IL VAGLIO DELL’UE
Ma la vera partita sul decreto si gioca a Bruxelles. Dove, come ha spiegato un portavoce della Commissione Ue interpellato ieri sulla compatibilità del Dl con le regole europee, gli esperti già «stanno esaminando il testo, abbiamo bisogno di un’analisi complessiva prima di esprimere una valutazione che siano aspetti legati agli aiuti di Stato o agli Ets».
DL PENALIZZA IL SETTORE DELLE RINNOVABILI
Simone Togni commenta con delusione il Dl parlando col Foglio. “L’abbassamento del prezzo dell’energia significherà che non importeremo energia dall’estero. Ciò detto, la produzione è quella che è, ma così facendo bypasseremo completamente la ragione per il cui il sistema Ets esiste e cioè internalizzare i costi esterni delle fonti fossili per spingere il consumo e la produzione di energia rinnovabile. Questo non avverrà”, ragiona Togni. “Un operatore, anche delle rinnovabili, magari ha deciso a suo rischio, facendo una scelta che è legittima in quanto attività imprenditoriale libera, di andare a mercato per la vendita di energia. E oggi invece si trova con un intervento di questo tipo che taglia i ritorni di quell’iniziativa. Tutto questo potrebbe dare vita a contenziosi non solo interni ma anche a livello europeo”.

