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Ecco come la rottura tra Italia e Israele mette a rischio il Piano Mattei e l’EastMed

La rottura diplomatica tra Roma e Tel Aviv minaccia le forniture e i progetti energetici. Ecco perché il Piano Mattei e l’EastMed sono a rischio

Lo stop al rinnovo dell’accordo tra Italia e Israele sulla difesa avrà ricadute anche sull’energia. Ieri Giorgia Meloni ha annunciato la fine del memorandum d’Intesa sulla cooperazione con Israele nel settore della difesa, entrato in vigore il 13 aprile 2016. Una rottura che rischia di avere conseguenze importanti sul Piano Mattei e sul gasdotto EastMed. Ecco perché.

COME LA ROTTURA DELL’ACCORDO CON ISRAELE IMPATTA SULL’ENERGIA

L’accordo tra Israele e Italia sulla cooperazione nella difesa prevedeva un rinnovo automatico ogni cinque anni (quindi 2021 e 2026). Tuttavia, il Governo italiano ha appena annunciato la sospensione del rinnovo automatico per il ciclo 2026-2031. Il motivo ufficiale è la necessità di rivedere l’intesa alla luce dell’instabilità regionale in Medio Oriente (Libano e Gaza). Aldilà delle ragioni, però, è importante sottolineare che la fine della collaborazione tra Italia e Israele potrebbe avere implicazioni profonde per l’energia.

IL RUOLO DEL GAS

Il Memorandum si concentra su materiali d’armamento e ricerca tecnologica militare, le implicazioni si allargano anche all’energia. In primo luogo, lo stop al rinnovo automatico pone un “punto interrogativo” politico sulla velocità di alcuni progetti energetici comuni che dipendono dalla stabilità militare nell’area. Il filo rosso che lega Italia e Israele è il gas. Il nostro Paese sta puntando a diventare l’hub energetico d’Europa grazie al Piano Mattei e il Paese è un fornitore chiave di gas naturale non russo. In questo contesto, la stabilità militare con Israele diventa una questione di garanzia delle forniture.

L’intesa sulla difesa è un “ombrello” politico per il gasdotto EastMed, che dovrebbe collegare i giacimenti israeliani e ciprioti all’Europa tramite l’Italia. La cooperazione tecnologica prevista dal Memorandum include sensori e sistemi di monitoraggio sottomarino che sono dual-use per proteggere le condotte energetiche da sabotaggi o incidenti. Inoltre, molti dei progetti di ricerca finanziati sotto l’egida della cooperazione tecnologica riguardano settori come la sicurezza informatica delle reti e i nuovi materiali, fondamentali per la transizione energetica e la resilienza delle infrastrutture elettriche. La stessa ricerca congiunta su idrogeno e rinnovabili offshore spesso cammina parallelamente agli scambi tecnologici militari.

INFRASTRUTTURE CRITICHE A RISCHIO?

La fine dell’accordo tra Italia e Israele sulla difesa rischia di minacciare anche la sicurezza delle piattaforme di estrazione di gas nel Mediterraneo Orientale (come i giacimenti Leviathan e Tamar). Attualmente, la Marina italiana e quella israeliana cooperano per proteggere questi impianti. Tuttavia, senza una cornice di difesa solida, la sicurezza dei futuri corridoi energetici verso l’Europa rischia di essere più fragile.

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