Sostenibilità

Ecco le aziende colpite dalla Plastic Tax

Plastic tax

Malgrado il ministro Gualtieri abbia aperto a una modifica l’industria italiana, leader in Europa, si scaglia contro la proposta che rischia di far calare fatturati e posti di lavoro

Il governo l’ha chiamata Plastic Tax nella manovra di bilancio, un euro al chilo per ottenere maggiori entrate fiscali e allo stesso tempo mettere “fuori mercato” la plastica. Ma l’insorgere degli operatori del settore potrebbe far spostare il tiro. Il ministro dell’Economia Roberto Gualiteri ha comunque aperto a un incontro con gli stakeholer per una possibile rimodulazione.

CHI SARA’ SOGGETTO ALL’IMPOSTA

Le imprese che esportano come pure quelle già riconvertite al compostabile sono escluse dalla tassa, le altre no. La lista dei prodotti colpiti è lunga e contiene bottiglie, buste, vaschette per alimenti, contenitori in tetrapack per latte, bibite, vini, contenitori per detersivi, imballaggi in polistirolo, pellicole, rotoli, tappi, etichette. Restano fuori le siringhe usa e getta, taniche e secchi per trasportare liquidi.

A QUANTO AMMONTANO LE ENTRATE

Nella relazione tecnica viene quantificato l’impatto della plastic tax che dovrebbe assicurare all’erario “1 miliardo e 80 milioni nel 2020 e dal 2021 2 miliardi e 192 milioni l’anno”, una cifra lorda da cui vanno detratte “le minori imposte di Irap e Ires che le imprese pagheranno per il calo di fatturato e quantificate in 410 milioni nel 2021 e 655 nel 2022”, scrive La Stampa.

LA PLASTIC VALLEY ITALIANA È L’EMILIA ROMAGNA: BONACCINI PREOCCUPATO, ELEZIONI IN VISTA

Tra i più preoccupati per la nuova imposta c’è il presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini. In Emilia Romagna si trova, infatti, la maggiore concentrazione al mondo di industrie per la produzione di macchine per il confezionamento e l’imballaggio, un settore in cui l’Italia è leader mondiale insieme alla Germania: un settore che conta nella regione 270 imprese e 17 mila occupati. E dove il prossimo 26 gennaio si vota per il rinnovo dei vertici regionali.

I NOMI

Tra i nomi più importanti rientrano Versalis, Mossi&Ghisolfi, Radici, Polynt, Novamont, Sadepan e Fluorsid. Ma anche la famiglia Vacchi, industriali bolognesi cui fa capo la multinazionale del packaging Ima e la Mapei, la Lechler, la Icr (Industrie chimiche reggiane) e così via.

FATTURATO DA 7,85 MLD PER I MACCHINARI DA CONFEZIONAMENTO E IMBALLAGGIO

“Con un fatturato superiore ai 7,85 miliardi di euro, in crescita del 9,4% sull’anno precedente, il settore dei costruttori italiani di macchine automatiche per il confezionamento e l’imballaggio resta uno dei comparti industriali italiani più vitali”, spiega l’Ucima presentando il rapporto sui dati del comparto aggiornati al 2018. Comparto che “è inoltre uno dei settori italiani con la più alta propensione all’export (prossimo a 80%), costituito da circa 200-250 aziende di dimensioni industriali, cui si aggiungono circa 350 unità produttive con caratteristiche artigianali”. “Le aziende sono dislocate principalmente in Emilia-Romagna (dove si trova la maggiore concentrazione di settore al mondo), Lombardia, Piemonte e Veneto, regioni che assieme rappresentano piu’ dell’80% delle aziende del settore”, sottolinea ancora l’Ucima, “vera e propria capitale produttiva è Bologna, nella cui provincia si trova la cosiddetta Packaging Valley”.

“La maggior parte della produzione delle macchine per il confezionamento e l’imballaggio viene assorbita dal comparto alimentare (circa il 60% del fatturato del settore) e da quello farmaceutico – cosmetico – toileteries, che rappresenta poco meno del 25%”, leggiamo ancora nel rapporto, “il restante viene impiegato in settori diversi, tra i quali spiccano quello del tabacco, in cui l’industria italiana delle macchine vanta una grande tradizione, il comparto chimico – petrolchimico e quello del tissue”, si legge su Agi. In particolare il settore delle bevande in bottiglia assorbe da solo il 26,1% della produzione.

L’EXPORT

Il 38,1% delle esportazioni riguarda gli altri Stati membri della Ue, dove nel 2018 le vendite sono aumentate del 7,6% rispetto all’anno precedente. Si comprende quindi la preoccupazione del comparto per una tassa che, sul mercato comune, potrebbe offrire un vantaggio competitivo alla concorrenza tedesca. Il mercato in maggiore espansione è però quello nordamericano, con un incremento dell’export del 25,1%, Seguono Africa e Oceania (+12%), Centro e Sud America (+3,7%) e Europa extra-Ue (+0,6%), mentre si registra una flessione dell’8% sul mercato asiatico.

UNIONCHIMICA CONFAPI SUL PIEDE DI GUERRA

Sul piede di guerra i produttori di plastica e le piccole e medie industrie. Unionchimica Confapi ha espresso profonda preoccupazione per l’avvento della plastic tax. Secondo l’unione di categoria “tale misura è ingiusta e non equilibrata, e rischia di vanificare quanto il Governo sta promuovendo in materia di green economy. Si tratta di una tassa che, così come impostata, si fonda su una definizione non chiara di cosa si debba intendere per imballaggi monouso in materiale plastico. Ciò potrebbe determinare danni notevoli a tutto il settore, con lo spettro della chiusura definitiva di numerose imprese”, riporta Il Giornale.

LA SITUAZIONE IN EUROPA

“A puntare sulla plastic tax è anche Bruxelles che sta pensando di applicare un’aliquota minima comune di 0,8 euro/Kg sui rifiuti degli imballaggi in plastica che non vengono riciclati, in modo da reperire 6,6 miliardi all’anno – si legge su il Fatto Quotidiano -. Ma c’è che non ha voluto aspettare e ha già messo mano alla normativa nazionale. Ne è un esempio la Finlandia che ha varato una tassazione già dal 1997”, un modello preso ad esempio anche dalla Norvegia. Negli altri paesi la Germania ha una nuova legge che impone requisiti severi per il riciclo e il riutilizzo degli imballaggi, in Danimarca è stata studiata una tassa su tutti gli imballaggi il cui importo aumenta o diminuisce a seconda dell’impatto ambientale, in Gran Bretagna verrà introdotta una tassa simile a quella italiana nel 2022 e in Francia è allo studio una misura che imporrebbe una tassazione del10% su bottiglie e contenitori senza plastica riciclata.