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Ecco perché il petrolio offshore è ripartito alla grande

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Ad oggi, secondo Rystad Energy, il petrolio di acque profonde è il secondo più economico al mondo, dopo il petrolio mediorientale onshore, il cui prezzo di pareggio è di circa 30 dollari al barile. Il prezzo medio di pareggio per il petrolio di acque profonde è di 43 dollari al barile.

Nel bel mezzo della crisi del prezzo del petrolio causata da una perdita di domanda senza precedenti, Exxon ha annunciato l’ultima di una serie di scoperte al largo della costa sudamericana orientale, in Suriname.

OLTRE IL DANNO LA BEFFA PER OPEC?

Dev’essere sembrato di aggiungere il danno alla beffa per i produttori Opec e un comportamento sconsiderato per gli investitori, ma a quanto pare il petrolio offshore può ancora dire la sua nonostante la crisi. Perché?

Durante il crollo del prezzo del petrolio 2014-2015 la perforazione petrolifera offshore era stata una delle aree più colpite. Le società di perforazione offshore erano fallite, i progetti di esplorazione erano stati accantonati e il personale licenziato. Poi le compagnie petrolifere si sono rivolte ad altri modi per tagliare i costi, come lo sviluppo di soluzioni tecnologiche che aumentassero l’efficienza della perforazione.

PERDITE PER 30 MLD IN 12 MESI PER LE PIATTAFORME OFFSHORE

Cinque anni dopo l’ultima crisi, nonostante il duro colpo ai proprietari di impianti di perforazione a causa del crollo della domanda di petrolio, come ricorda un articolo di Oeedigital, la perforazione offshore è invece molto viva ed è più economica che mai. Le sfide del 2020 hanno lasciato il segno sui valori delle piattaforme offshore con una perdita di circa 30 miliardi in soli 12 mesi.

CALA IL PREZZO DI PAREGGIO DEL PETROLIO OFFSHORE

Ma secondo quanto riferisce uno studio Rystad Energy, il costo di pareggio del petrolio offshore è diminuito di circa il 30% tra il 2014 e il 2018 ed è ora inferiore al valore medio di pareggio dello shale oil statunitense. Questo potrebbe non dire molto dal momento che lo shale è tra le risorse petrolifere più costose, ma conferma comunque qualcosa molto importante: il petrolio offshore sta diventando più economico da estrarre.

L’ATTIVISMO DI EXXON MOBIL

Può essere sorprendente che le compagnie petrolifere stiano approfittando di questa tendenza invece di restare coperte e aspettare che la tempesta dei prezzi passi. Exxon ha annunciato la sua ultima scoperta nel bacino Guyana-Suriname proprio la scorsa settimana. Insieme alla Petronas.

La società ha anche annunciato che l’ esplorazione della Guyana sarà tra le sue aree prioritarie in futuro, insieme allo shale statunitense, all’esplorazione in Brasile e ai prodotti chimici. Questa ridefinizione delle priorità è importante poiché arriva durante un periodo di crisi che di fatto costringe le aziende a concentrarsi sulle divisioni aziendali più redditizie.

COSA FA PETROBRAS

Exxon non è l’unica che scommette forte sull’esplorazione offshore in mezzo alla pandemia. La società brasiliana Petrobras sta pianificando di concentrarsi sull’esplorazione e produzione di acque profonde per i prossimi cinque anni, ha detto la società il mese scorso, quando ha anche annunciato una revisione al ribasso del suo programma di spesa per il periodo.

La compagnia brasiliana ha dichiarato che spenderà 55 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni, con un taglio del 27% del piano investimento. Sul totale, l’84% andrà all’esplorazione e alla produzione, la maggior parte nella prolifica zona pre-salt, che si stima contenga miliardi di barili di petrolio non ancora scoperto, si legge su Reuters.

E non è tutto: Petrobras ha in programma di espandersi in Guyana. Anche se gran parte delle ragioni di questo attivismo all’estero della compagnia brasiliana sono da attribuirsi agli ostacoli normativi in Brasile è altrettanto vero che il potenziale offshore della vicina Guyana non poteva passare inosservato ai brasiliani, che condividono lo strato geologico offshore nel nord del paese.

L’ATTIVISMO DI EQUINOR NEL MARE DEL NORD

Nel frattempo, nel Mare del Nord, Equinor sta pompando più di 400 mila b/g dal campo Johan Sverdrup, avvicinandosi quasi a 500 mila b/g il mese scorso, nonostante il continuo calo della domanda. La compagnia norvegese sta anche aumentando la produzione nel campo di Snorre, sbloccando altri 200 milioni di barili di riserve recuperabili e prolungando la vita del campo fino al 2040. Equinor sta combattendo l’esaurimento naturale e il minor numero di nuove scoperte. Ma sta aumentando la produzione nonostante la minore domanda di petrolio sia a livello nazionale sia a livello internazionale e le previsioni.

GLI USA

Anche gli Stati Uniti incoraggeranno ulteriori perforazioni offshore, almeno per un altro mese, fino a quando non cambierà l’amministrazione. Il Bureau of Safety and Environmental Enforcement all’inizio di dicembre ha dichiarato che assegnerà royalties inferiori agli operatori sul campo offshore che investono per aumentare la capacità delle loro risorse. Obiettivo: potenziare al massimo la capacità di questi campi. Di nuovo, nonostante il crollo della domanda di petrolio e il crollo del prezzo del petrolio che ne è seguito.

SECONDO RYSTAD ENERGY, IL PETROLIO DI ACQUE PROFONDE È IL SECONDO PIÙ ECONOMICO AL MONDO, DOPO IL PETROLIO MEDIORIENTALE ONSHORE

L’offshore è stato tradizionalmente tra i segmenti di produzione di petrolio a più alto costo, ma ha compensato queste spese con una lunga vita produttiva degli asset. Tuttavia, le tendenze dei costi del petrolio e del gas sono state costantemente al ribasso e non hanno escluso il petrolio offshore. Ad oggi, secondo Rystad Energy, il petrolio di acque profonde è il secondo più economico al mondo, dopo il petrolio mediorientale onshore, il cui prezzo di pareggio è di circa 30 dollari al barile. Il prezzo medio di pareggio per il petrolio di acque profonde è di 43 dollari al barile.

Questa è una buona notizia perché la maggior parte delle riserve di petrolio non sfruttate nel mondo si trovano offshore e, nonostante le previsioni pessimistiche della domanda, molti credono che il mondo continuerà ad aver bisogno di milioni di barili di petrolio nei decenni a venire. E in parte, se non la maggior quota di questi milioni di barili, proverranno proprio dai giacimenti offshore.