L’Atto di Governo 420 rafforza la disciplina ambientale e allarga il perimetro delle attività soggette ad Aia. Associazioni e sindacati lanciano l’allarme su costi, rischio di sovrapposizioni e ritardi
La nuova AIA potrebbe cambiare radicalmente il modo delle imprese di gestire ambiente, energia e produzione. Il provvedimento amplia infatti il numero di settori obbligati a ottenere l’autorizzazione e impone alle aziende un percorso verso sostenibilità, circolarità e neutralità climatica. Una rivoluzione che, però, rischia di tradursi in nuovi costi e tempi più lunghi per le imprese. È quanto emerso nel corso delle audizioni sull’ Atto del Governo (AG) n. 420 sulle emissioni industriali L’atto di Governo 420 rafforza la disciplina ambientale e allarga il perimetro delle attività soggette ad autorizzazione.
AIA, TUTTO SULLA NUOVA NORMA SULLE EMISSIONI INDUSTRIALI
L’atto di Governo n.41 aggiorna la disciplina dell’Autorizzazione Integrata Ambientale introducendo regole più severe per la prevenzione e riduzione dell’inquinamento industriale di aria, acqua e suolo. Autorizzazione che integrerà anche obiettivi specifici sull’efficienza idrica ed energetica, sul riutilizzo delle risorse e sulla decarbonizzazione dei processi. Allo stesso tempo, inasprisce il quadro sanzionatorio e dei controlli ambientali periodici in loco.
Inoltre, il decreto estende la platea di settori che devono ottenere l’AIA: fabbricazione di batterie con capacità pari o superiore a 15.000 Mg all’anno, estrazione e trattamento in loco dei minerali industriali e discariche e gestione rifiuti. L’AG interviene anche sui valori limite di emissione e sulla prestazione ambientale. Infatti, la norma rende più stringenti i vincoli legati alle BAT Conclusions (BATC) europee, usate dalle autorità competenti per fissare i Valori Limite di Emissione (VLE) nelle autorizzazioni.
Le novità non si fermano qui. Infatti, i gestori degli impianti industriali dovranno redigere Piani di trasformazione, indicando le tappe per convertire i propri processi verso la sostenibilità, la circolarità e la neutralità climatica entro scadenze prefissate. Infine, la norma introduce anche il diritto al risarcimento per danni alla salute degli impianti industriali, in recepimento della direttiva UE.
COSA CHIEDONO SINDACATI E PMI
Complessivamente la norma ha raccolto il plauso di associazioni e sindacati. Tuttavia, è fondamentale migliorare alcune misure, i temi informazione-partecipazione, il ricorso alla giustizia e la capacità amministrativa, secondo Luigi Di Marco di AsviS. “L’articolo 39 (sulle deroghe alla Bat) dovrebbe disporre che i minori costi concessi attraverso la deroga non rappresentino poi maggiori costi a carico della collettività e delle generazioni future”, ha precisato.
Servono incentivi per supportare le imprese a livello economico ma anche di formazione per erogare servizi, secondo Walter Regis, Vicepresidente con delega ambiente di Confimi. “C’è il rischio che le valutazioni delle Regioni sull’Aia possano andare alla deriva verso l’elemento soggettivo, mentre prima l’oggettività era una certezza per le imprese. Serve anche una formazione anche per chi effettua i controlli e norme di garanzia per le imprese”, ha aggiunto.
Alcuni costi di conformità sono indipendenti da dimensione imprese. Per questa ragione, serve gradualità, Irene Botta di Conflavoro Pmi. In particolare, i gestori delle discariche dovranno affrontare costi aggiuntivi ingenti per essere in regola con la nuova norma, secondo Stefano Sassone, Direttore dell’Area Tecnica di Confindustria Cisambiente. “C’è un errore concettuale nell’equiparare il modello di fabbrica indicato nella norma e un impianto di smaltimento, imponendo ai gestori delle discariche costi ingenti per incaricarsi delle regole previste. Un altro tema sono le difficoltà per i piani economici di questi impianti”, ha detto.
“La salute e l’ambiente non possono essere subordinati alla massimizzazione dei profitti”, ha tuonato Simona Fabiani di CGIL, precisando che il sindacato non condivide le norme che introducono deroghe o allungamenti termini che possono portare a una minore tutela di ambiente e salute”. Serviranno “investimenti importanti da parte delle imprese per adeguare impianti e processi produttivi”, ha confermato Giorgio Graziani della CISL, chiedendo che l’approvazione del decreto “sia accompagnata da un’efficace coordinamento con gli strumenti italiani ed europei, con il sostegno agli investimenti così da favorire il raggiungimento degli obiettivi ambientali senza compromettere la competitività”. L’AIA “deve diventare uno strumento di politica industriale capace di accompagnare gli investimenti, favorire l’innovazione tecnologica e sostenere la trasformazione sostenibile del nostro sistema produttivo”, ha detto Antonio Ceglia di UIL plaudendo alla norma.
AIA, LA NORMA ITALIANA E’ PIU’ SEVERE DI QUELLA EUROPEA?
Diverse associazioni hanno messo l’accento sul timore che la nuova norma sia più severa rispetto alla Direttiva europea sulle emissioni industriali (IED 2.0). “La norma rischia di introdurre livelli di regolazione ulteriori rispetto a quelli richiesti dalla norma europea. Servono regole uniformi, proporzionali per conseguire gli obiettivi ambientali”, ha affermato Anna Maria Barrile, direttore generale di Utilitalia, chiedendo linee guida nazionali sulle emissioni odorifere e un quadro tariffario uniforme per oneri istruttori e procedurali.
“È importante evitare un irrigidimento rispetto alle norme comunitarie, in particolare riguardo i limiti, che dovrebbero essere legati strettamente alla realtà dell’impianto”, ha sottolineato Massimo Medugno, direttore generale della Federazione Carta e Grafica.
Infine, il limite di poter richiedere l’AIA solo dopo il rilascio della VIA elimina le sovrapposizioni, “ma crea una forte dipendenza temporale fra le due autorizzazioni con un rischio di allungamento dei tempi complessivi”, ha sottolineato Margherita Ferrante di ISDE Italia Medici per l’ambiente, proponendo o una pre-istruttoria per la autorizzazione integrata ambientale” oppure “dare dei tempi massimi per l’avvio e la conclusione della Via”.
TROPPI ESPERTI DI SALUTE?
Nell’Atto del Governo 420 c’è maggiore armonizzazione con altri decreti legislativi sul tema della salute, ma manca la copertura economica per completare tutte le attività di controllo e supporto dei procedimenti amministrativi, avverte Gaetano Settimo, direttore reparto Contaminanti dell’ Istituto Superiore di Sanità
L’introduzione di esperti sanitari di diverse autorità e il mancato obbligo di presentare la documentazione sanitaria in fase di domanda potrebbe ritardare i procedimenti autorizzativi e creare contenziosi legali, secondo Paolo Ceci, dirigente del Cnr.
Come se non bastasse, il ricorso a diversi esperti sanitari rischia di trasformare la norma in un passo indietro rispetto al superamento delle autorizzazioni per le industrie insalubri, retaggio dei primi anni del ‘900, secondo Massimo Medugno. Un altro limite della norma, secondo il presidente di SIMA – Società italiana di medicina ambientale Alessandro Mianiè, è che il monitoraggio delle emissioni dovrebbe essere integrato “con indicatori epidemiologici e sanitari soprattutto nelle aree maggiormente interessate da attività industriale per valutare nel tempo l’efficacia reale delle misure adottate”.

