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Ecco perché la Spagna non è più l’El Dorado del GNL

Secondo l’Istituto di Economia Energetica e Analisi Finanziaria (IEEFA), la Spagna ha investito più del dovuto e una rete troppo ampia può diventare uno svantaggio. “Le infrastrutture sproporzionate presto diventeranno una minaccia strategica, poiché la domanda di GNL nel 2025 potrebbe raggiungere il picco”

La Spagna ha un obiettivo molto ambizioso: vuole diventare il grande hub europeo del gas. Un obiettivo a cui punta anche l’Italia, come annunciato più volte nelle scorse settimane anche dal premier Giorgia Meloni. La Spagna ha fatto un importante investimento per avere la più grande infrastruttura di rigassificazione di GNL d’Europa. Il Paese iberico, inoltre, grazie al suo piano strategico pluridecennale e ai suoi 7 impianti, ad oggi è la più grande potenza del settore nell’Unione europea, con il 30% di tutta la capacità dell’Ue. Tuttavia, secondo alcuni l’ambizione spagnola potrebbe essere controproducente per gli interessi e l’economia spagnoli.

LA DOMANDA DI GNL E I RISCHI PER LA SPAGNA

Nel suo ultimo rapporto, l’Istituto di Economia Energetica e Analisi Finanziaria (IEEFA) ha scritto che la Spagna ha investito più del dovuto e che una rete troppo ampia può diventare uno svantaggio. “Le infrastrutture sproporzionate della Spagna presto diventeranno una minaccia strategica, poiché la domanda di GNL nel 2025 potrebbe raggiungere il picco”. Anche se la Spagna sta raggiungendo storici record di esportazione di GNL, “gli impianti quest’anno hanno utilizzato a malapena il 35% della loro capacità”. Secondo gli esperti, quando la domanda, sia in Europa che in Spagna, sarà più bassa, la sottoutilizzazione aumenterà.

L’UTILIZZO DEI TERMINAL DI GNL IN EUROPA

In totale, tra gennaio e settembre 2023 il tasso di utilizzo medio dei terminal di GNL in Europa è stato del 58%. In questo senso, considerati gli attuali progetti, gli esperti dell’IEEFA prevedono che la capacità di importazione raggiungerà i 406.000 milioni di metri cubi: “la capacità dell’Europa sarà tre volte superiore alla domanda prevista entro la fine del decennio”, soprattutto dal momento che vi sono 4 nuovi impianti in fase di realizzazione, che si aggiungono agli 8 nuovi in ​​funzione dal 2022.

Ana María Jaller-Makarewicz, ricercatrice dell’IEEFA, ha spiegato che, in un contesto di domanda minore, un numero così elevato di impianti rappresenta una scommessa eccessiva. “Con ogni probabilità, questa infrastruttura non sarà più necessaria in futuro a causa della transizione energetica, e perché nei prossimi anni prevediamo una diminuzione della domanda. Con gli attuali livelli di utilizzo, c’è un chiaro rischio di asset sottoutilizzati e, di conseguenza, di una situazione di debolezza competitiva rispetto ai Paesi vicini”.

PERCHÉ LA SPAGNA È UNA “ISOLA ENERGETICA”

La Spagna ha scelto di avere una grande capacità di GNL per garantirne l’approvvigionamento in situazioni estreme. “La Spagna – ha spiegato Andrés Cadenas, direttore Trasporti e Distribuzione di elettricità e gas di Accenture in Spagna e Portogallo – è un’isola energetica poiché è molto debolmente interconnessa con il resto dell’Europa attraverso i gasdotti. Questi impianti garantiscono sicurezza e approvvigionamento, soprattutto di fronte alle crisi geopolitiche”. Per Cadenas “esiste una chiara sfida per massimizzarne l’uso, visti i livelli attuali, ma “questi impianti possono anche essere riconvertiti per destinarli allo stoccaggio di gas rinnovabili, come il biometano, e potrebbero addirittura svolgere un ruolo chiave nella decarbonizzazione”.

Da parte sua, Jaller-Makarewicz ha affermato che, oltre ai proventi delle esportazioni, c’è il problema degli incentivi di cui dispone Enagas, il gestore della rete di trasporto del gas. Secondo l’esperto, “i profitti non sono guidati dalla domanda o dall’efficienza delle aziende, ma da un sistema normativo che garantisce a Enagas un tasso di rendimento fisso sui suoi investimenti nelle infrastrutture, indipendentemente dal fatto che il Paese ne abbia davvero bisogno”.

Per questa ragione, l’IEEFA afferma che “nel corso degli anni, sicurezza e diversità dell’approvvigionamento sono state usate come una scusa per costruire o espandere terminal di rigassificazione di GNL, gasdotti per il gas naturale e impianti di stoccaggio, ma questi investimenti hanno portato a tassi di utilizzo molto bassi delle risorse del gas e a bollette più alte”.

Enagas in Spagna è direttamente responsabile di quattro terminal GNL del Paese – Barcellona, ​​Cartagena, Huelva e Gijón – e possiede anche una partecipazione del 50% nello stabilimento di Bahía Bizkaia, a Bilbao, e del 72,5% nello stabilimento di Saggas a Sagunto, Valencia.

IN SPAGNA ESPORTAZIONI DA RECORD

Lo scorso dicembre la Spagna ha raggiunto un record di esportazioni pari a 22,1 TWh, incrementando del 6,1% l’offerta attraverso i gasdotti Irún e Larrau. Questo canale è il principale metodo a disposizione della Spagna per rifornire il resto dell’Europa con il gas rigassificato che raggiunge i suoi impianti. “Gli impianti di rigassificazione, forniti da 17 origini diverse, fanno della Spagna un punto di accesso strategico chiave per il GNL di tutta Europa”, ha affermato Enagas.

Secondo i dati forniti dalla Corporation of Strategic Reserves of Petroleum Products (Cores), il record di esportazioni del 2023 è stato registrato determinando un incremento del 10,54% di tutte le spedizioni di gas all’estero (in tutte le sue forme) rispetto all’anno precedente e del 476% in più rispetto al 2019.

LE IMPORTAZIONI DELL’UNIONE EUROPEA

Secondo i dati del Consiglio europeo, l’Ue ha importato quasi 120 miliardi di metri cubi di gas naturale liquefatto per approvvigionarsi. Il 50% di questi arrivi proveniva dagli Stati Uniti, che sono diventati il ​​più grande fornitore di energia del continente. Tuttavia, nonostante si tratti di cifre molto elevate, rappresentano un passo indietro rispetto al 2022, quando l’Europa ne acquistò quasi 130.000 milioni di metri cubi. 

IL SETTORE DEL GNL IN ITALIA

Secondo l’IEEFA, nonostante la riduzione della domanda di gas, l’Italia da qui al 2026 aumenterà la sua capacità di importazione di GNL del 62%, grazie all’apertura di due nuovi terminal di importazione. Negli ultimi due anni il nostro Paese ha ridotto il consumo di gas di 14,4 mmc, e nel 2022 è stato il quinto importatore di GNL in Europa. Nel 2021 l’Italia ha importato 9,3 mmc, 14 mmc nel 2022 e 16,3 mmc nel 2023. Infine, il nostro è il Paese europeo che lo scorso anno ha speso di più per le importazioni di GNL del Qatar, esattamente 2,74 miliardi di euro.

In Italia attualmente ci sono tre impianti di rigassificazione in funzione: Livorno (che sta aumentando la sua capacità da 3,5 a 5 miliardi di metri cubi), Rovigo (che sta passando da 8 a 9 mmc) e Panigaglia, che passerà da 3,5 a 4 mmc.

A questi si aggiungeranno le due navi rigassificatrici di Piombino e a Ravenna, acquistate da Snam, che dovrebbero essere operative entro fine anno. La capacità di rigassificazione del nostro Paese sarà poi ulteriormente implementata grazie agli impianti di Porto Torres e Portovesme, entrambi in fase di realizzazione, e a quelli di Porto Empedocle e Gioia Tauro, che hanno già ricevuto l’autorizzazione.

LO STOP DELLA NAVE “FRSU TOSCANA” DI OLT

Intanto, lunedì scorso OLT Offshore LNG Toscana ha comunicato che il terminale “FSRU Toscana”, a partire dal 1° marzo 2024, sarà sottoposto al previsto periodo di manutenzione straordinaria. L’attività di manutenzione dovrebbe terminare il 31 ottobre, con il servizio di rigassificazione che, durante questo periodo, sarà interrotto.

Il terminale di rigassificazione “FSRU Toscana” è una delle principali infrastrutture di interesse nazionale per l’importazione del GNL, al servizio dello sviluppo e dell’autonomia del sistema energetico italiano. La nave, permanentemente ancorata a circa 22 km al largo della costa tra Livorno e Pisa, trasforma il GNL che riceve da altre metaniere e lo riporta allo stato gassoso. Come si legge sul sito di OLT, “l’impianto può ricevere GNL da navi metaniere con una capacità compresa tra 65.000 e 180.000 m3 (ovvero le metaniere appartenenti alla classe New Panamax, che rappresentano circa il 90% dell’attuale flotta presente a livello mondiale), ad una portata massima di 12.000 metri cubi all’ora”.

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