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Ecco perché l’Ue sta pianificando una certificazione sulla rimozione della CO2

Co2

La proposta sulla CO2 verrà presentata il prossimo anno, la conferma è arrivata direttamente dalla Commissione europea in una lettera di intenti che delinea i piani legislativi dell’esecutivo dell’Ue per il 2022.

La Commissione Europea pubblicherà entro la fine dell’anno un policy paper sulla “gestione sostenibile del ciclo del carbonio”, il primo passo verso uno schema di certificazione a livello europeo per le emissioni negative provenienti da agricoltura, silvicoltura e altre fonti, che sarà presentato nel 2022.

Secondo quanto riferito da Euractive, la conferma che la proposta verrà presentata il prossimo anno, è arrivata direttamente dalla Commissione europea in una lettera di intenti che delinea i piani legislativi dell’esecutivo dell’Ue per il 2022.

AMBIENTALISTI CRITICANO STRUMENTI DI COMPENSAZIONE

Il dibattito sulla rimozione della CO2, tuttavia, rimane controverso. I gruppi ambientalisti hanno criticato gli schemi di compensazione del carbonio come la piantumazione di alberi come un potenziale strumento di greenwashing che consente alle aziende di combustibili fossili di continuare a inquinare solo perché le loro emissioni sono compensate altrove.

“Nessun finanziamento pubblico dovrebbe essere destinato a progetti che portano a ritardo delle emissioni sfruttamento e combustione continua di combustibili fossili o soluzioni di cattura e stoccaggio del carbonio per settori con altre opzioni di decarbonizzazione – ha afferma Carbon Market Watch, un gruppo di pressione verde -. Abbiamo bisogno di un quadro trasparente e robusto per valutare quali tecnologie funzionano meglio nella rimozione del carbonio dall’atmosfera. E dobbiamo prenderci il nostro tempo per farlo bene e non precipitarci in soluzioni a metà”.

UNA GERARCHIA DELLE EMISSIONI

In linea di principio, tutti concordano con gli ambientalisti sulla necessità di attuare una rigida gerarchia quando si tratta di politiche di mitigazione del clima. “Evitare le emissioni di carbonio deve essere al centro della politica – non c’è dubbio su questo – ha affermato Peter Frank, direttore del think-tank tedesco Agora Energiewende -. Dobbiamo implementare questa gerarchia, altrimenti mancheremo l’obiettivo della neutralità climatica”, ha avvertito, invitando i regolatori dell’Ue ad adottare politiche per “evitare che questa gerarchia venga in qualche modo capovolta”.

IL RUOLO DELLA TECNOLOGIA

Tuttavia, saranno probabilmente le tecnologie di rimozione del carbonio a essere necessarie per completare il quadro che però sono solo agli esordi e dovrebbero poter contare sulla politica e su attente regole per poter iniziare a scommettere, sottolinea Euractiv che porta come esempio il lavoro della start-up svizzera chiamata Climeworks.

Climeworks ha aperto il primo impianto di cattura diretta dell’aria al mondo, che aspira la CO2 direttamente dall’aria e la immagazzina nel sottosuolo. L’impianto può catturare fino a 4.000 tonnellate di CO2 all’anno, l’equivalente delle emissioni annuali di circa 790 auto.

Si tratta di una goccia nell’oceano rispetto ai 31,5 miliardi di tonnellate di CO2 che l’Agenzia internazionale per l’energia (Aie) afferma sono state emesse lo scorso anno. Tuttavia, i ricercatori ritengono che soluzioni come queste dovranno essere ampliate se i paesi del mondo vorranno tenere sotto controllo il cambiamento climatico.

“Temo che alla fine avremo bisogno di soluzioni tecniche” per rimuovere il carbonio dall’atmosfera, ha affermato Peter Frank, di Agora Energiewende. Il motivo, ha spiegato, è dovuto alla “elevata incertezza” che circonda la capacità della natura di assorbire CO2 dal suolo, dalla terra o dalle foreste in futuro. Nell’Europa centrale, ad esempio, le foreste stanno “quasi cadendo a pezzi” a causa del cambiamento climatico, il che significa che stanno perdendo la loro capacità di agire come un efficace pozzo di assorbimento del carbonio. “Quindi dobbiamo considerare la cattura diretta dell’aria, la CCS e la biomassa con la CCS in futuro perché c’è un’elevata incertezza su come si svilupperanno i nostri pozzi naturali durante i cambiamenti climatici”, ha affermato.

PROSSIMO PASSO: LA CERTIFICAZIONE

In effetti, l’Unione Europea ha già iniziato a pianificare le emissioni negative. All’inizio di quest’anno, l’Ue ha adottato una legge fondamentale sul clima, con l’obiettivo di ridurre del 55% le emissioni entro il 2030. E quando si aggiungono le rimozioni pianificate di carbonio da agricoltura e silvicoltura, l’obiettivo “netto” risultante si avvicina al 57%. Lo stesso capo del clima dell’Ue Frans Timmermans, nel presentare gli obiettivi climatici europei per il 2030 l’anno scorso, ha sottolineato che “se si guarda alla logica e ai metodi applicati dall’UNFCCC, tutti includono i pozzi di assorbimento del carbonio”.

Per questo il prossimo passo per la Commissione ora è assicurarsi che tali rimozioni di carbonio siano monitorate, verificate e contabilizzate.

Il cronoprogramma prevede che entro la fine dell’anno, l’esecutivo europeo pubblichi un documento strategico – o “libro verde” – per affrontare queste questioni. Poi la proposta legislativa sulla certificazione di rimozione del carbonio, più specifica e tecnica, si legge sempre su Euractiv.

La mossa è ampiamente sostenuta dal Parlamento europeo. A giugno, infatti, quindici eurodeputati hanno inviato una lettera aperta alla Commissione europea chiedendo incentivi finanziari e politici per promuovere la rimozione dell’anidride carbonica (CDR) per aiutare l’Ue a raggiungere la neutralità climatica.

LE INSIDIE ALLA CONTABILIZZAZIONE

A dire il vero, ci sono molte insidie quando si tratta di contabilizzare la rimozione della CO2. Per esempio, se una foresta va in fiamme, una corrispondente quantità di carbonio dovrebbe essere cancellata dagli inventari. Gli stessi prodotti in legno hanno una durata limitata.

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