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Gas Russo

Ecco perché non tutti, in Europa, sono d’accordo nell’abbandonare completamente il gas russo

Secondo gli analisti, escludere completamente il gas russo dallo scenario energetico sarà molto più difficile da ottenere in un’Unione europea divisa. I Paesi Ue non solo hanno bisogni energetici differenti, ma anche rapporti molto diversi con Mosca

Per l’autunno del 2022, la Russia prevedeva un inverno molto cupo per i cittadini europei. Dopo aver tagliato le forniture di gas all’Europa – come reazione alle sanzioni occidentali a Mosca per aver invaso l’Ucraina, nel febbraio 2022 – la Russia prevedeva che l’Europa, senza le sue forniture, sarebbe diventata una terra di città buie e ghiacciate.

Se i prezzi dell’energia sono aumentati, l’Ue però non è rimasta al freddo, aiutata da un inverno relativamente mite. Per fronteggiare la carenza di gas russo durante i mesi più freddi e per il resto del 2023, l’Ue ha accumulato scorte, ha aumentato le importazioni di GNL (principalmente dagli Stati Uniti), ha incoraggiato i consumatori a ridurre i consumi e a migliorare l’efficienza e si è affidata di più alle energie rinnovabili come l’eolico e il solare.

LA DIPENDENZA DELL’EUROPA DAL GAS RUSSO

“L’Unione europea ha compiuto progressi incredibili dal febbraio 2022 per ridurre la sua dipendenza dalle importazioni di gas attraverso i gasdotti russi”, ha affermato Akos Losz, ricercatore associato presso il Center on Global Energy Policy della Columbia University di New York, ha dichiarato a RFE/RL. Secondo gli esperti, questo è positivo per la sicurezza energetica a lungo termine dell’Unione europea. Tuttavia, escludere completamente la Russia dallo scenario energetico sarà molto più difficile da ottenere in un’Unione europea divisa, dove i Paesi non solo hanno bisogni energetici molto differenti, ma anche rapporti molto diversi con il Cremlino. “I flussi rimanenti sono più difficili da eliminare gradualmente a causa della combinazione di fattori geografici, impegni contrattuali e, in alcuni casi, opportunità politica”, ha affermato Losz.

Quando Mosca lanciò l’invasione dell’Ucraina, l’Ue per il gas dipendeva in gran parte dalla Russia. Secondo Eurostat, l’ufficio statistico ufficiale dell’Ue, la Russia forniva oltre il 40% delle importazioni di gas dell’Unione europea. Il più grande importatore netto di gas russo Ue è stata la Germania, con 55 miliardi di metri cubi nel 2021, che rappresentano oltre il 65% delle importazioni di gas del Paese.

Prima dell’invasione di febbraio, si prevedeva un aumento delle esportazioni di gas russo verso l’Ue, con il completamento del nuovo gasdotto Nord Stream 2. Come il suo fratello maggiore, il Nord Stream 1, il nuovo gasdotto era stato costruito per trasportare il gas dalla Russia in Germania sotto il Mar Baltico, finanziato da Gazprom e da altre società energetiche europee. Gli avvertimenti sui rischi geopolitici di un’eccessiva dipendenza dal gas russo sono caduti in gran parte nel vuoto all’interno dell’Unione europea.

“La Russia usa sempre l’energia come strumento di ricatto, è l’arma più potente che hanno”, ha detto a RFE/RL Philipp Lausberg, analista dell’European Policy Center, con sede a Bruxelles.

L’ITALIA HA SOSTITUITO IL GAS RUSSO CON QUELLO DELL’ALGERIA

Come ha scritto di recente su X Matteo Villa, Head of DataLab dell’ISPI, nel 2023 “l’Italia ha importato 2,6 miliardi di metri cubi di gas da Mosca, il valore più basso dal 1975. Gli stoccaggi restano ai livelli più alti di sempre, e la bolletta del gas quest’inverno è in calo del 30% rispetto al 2022″.

Ciononostante, secondo il Med & Italian Energy Report, l’Italia in Europa è il Paese con il maggior grado di dipendenza energetica, pari al 73,5%. Le nostre importazioni di gas russo dal gasdotto Tag si sono ridotte dal 28,4% del 2020 al 2,4% dei primi dieci mesi del 2023, mentre nello stesso periodo le importazioni dall’Algeria, attraverso il gasdotto Transmed, sono aumentate dal 12% del 2020 al 20,2%. In pratica, il gas proveniente dall’Algeria ha sostituito quello russo.

MENO ROTTE PER IL GAS RUSSO

Le importazioni di gas russo nell’Ue ora sono diminuite di circa un terzo rispetto a prima dell’inizio del conflitto in Ucraina. Secondo i dati Eurostat, nel terzo trimestre 2021 il 39% del gas Ue proveniva dalla Russia. Due anni dopo, nel terzo trimestre 2023, questa quota è scesa al 12%. La riduzione in parte è stata per necessità, poiché la Russia nel 2022 ha tagliato unilateralmente le forniture ad alcuni dei suoi clienti europei, portando i prezzi del gas a raggiungere livelli record. Tra i Paesi europei, Bulgaria, Polonia, Finlandia e Olanda si sono rifiutati di pagare il gas russo in rubli, una condizione imposta ai cosiddetti “Paesi ostili” – che di solito pagavano in dollari o in euro – per eludere le sanzioni finanziarie occidentali contro la banca centrale russa. Il 31 agosto 2022, Mosca ha sospeso le consegne in Europa attraverso il gasdotto Nord Stream 1 per quelli che sarebbero dovuti essere tre giorni di manutenzione ordinaria ma, da allora, il gasdotto è rimasto offline.

I GASDOTTI YAMAL EUROPE, NORD STREAM 1 E NORD STREAM 2

Tre delle principali rotte russe per il trasporto del gas verso l’Unione europea dal 2022 sono state chiuse. Nel maggio dello stesso anno il gestore del sistema di trasporto del gas ucraino ha dichiarato la forza maggiore – una clausola invocata quando un’azienda viene colpita da circostanze imprevedibili -, affermando che non aveva più il controllo operativo sulle infrastrutture sul territorio occupato dalla Russia e ha bloccato i flussi di transito attraverso Sokhranivka, uno dei due punti di ingresso del gas russo in Ucraina.

Sempre nel maggio di quell’anno, il gasdotto Yamal Europe – un progetto congiunto russo-bielorusso-polacco che trasportava gas dalla Russia alla Polonia e alla Germania – cessò di funzionare, dopo che Mosca interruppe i flussi verso la Polonia e sanzionò l’azienda proprietaria della sezione polacca del gasdotto. La Polonia ora sta utilizzando la sua sezione del gasdotto per importare gas dalla Germania.

Dopo l’invasione dell’Ucraina, Berlino ha sospeso la certificazione del gasdotto Nord Stream 2, che non aveva ancora iniziato a trasportare il gas russo in Germania. Poi, nel settembre 2022, alcune esplosioni hanno distrutto parti del Nord Stream 1 e del Nord Stream 2, rendendo i gasdotti inutilizzabili. Gli esperti hanno concluso che le esplosioni erano un sabotaggio, anche se le indagini separate non sono riuscite a stabilire chi fosse il responsabile.

Ecco perché le consegne di gas russo in Europa tramite gasdotto oggi sono limitate a due rotte: la prima attraverso la tappa europea di TurkStream, un progetto congiunto Gazprom-Turchia che spedisce gas dalla Russia alla Turchia attraverso il Mar Nero e poi verso l’Europa centrale e sudorientale; la seconda via è invece l’Ucraina, attraverso il punto d’ingresso Sudzha al confine con la Russia.

Inoltre, il consumo complessivo di gas naturale nell’Unione europea è diminuito di quasi il 18%, come parte di uno sforzo complessivo per diversificare le forniture energetiche, aumentare l’efficienza e investire in fonti rinnovabili. L’Ue si è impegnata a porre fine alla dipendenza dalle importazioni russe di combustibili fossili entro il 2027 attraverso il piano REPowerEU e, secondo la Commissione europea, è sulla buona strada per raggiungere l’obiettivo.

LO STOP DEI FLUSSI ATTRAVERSO L’UCRAINA

Le forniture di gas russo nei prossimi anni potrebbero diminuire ulteriormente, poiché il già limitato transito attraverso l’Ucraina potrebbe non continuare oltre il dicembre 2024. L’attuale contratto della Russia con l’Ucraina è destinato a scadere, e sia Kiev che Mosca hanno già fatto capire che non prevedono di rinnovarlo.

Sebbene questo non significhi necessariamente che i flussi di gas attraverso l’Ucraina, a partire da gennaio 2025, cesseranno completamente, è improbabile che i volumi proseguiranno ai livelli attuali. Secondo l’esperto di energia Losz, il corridoio di transito ucraino dal 2025 in poi “teoricamente potrebbe funzionare” sulla base di prenotazioni di capacità a breve termine, ma questo “richiederebbe un livello base di fiducia e di rapporti di lavoro tra le aziende coinvolte, e al giorno d’oggi queste condizioni sono molto difficili da ottenere”.

L’interruzione dei rimanenti flussi di gas attraverso l’Ucraina avrebbe un impatto su diversi Paesi europei che ancora ricevono gas russo attraverso questa via. Tra questi c’è l’Austria, che prima dell’invasione riceveva quasi l’80% del suo gas dalla Russia. La società energetica austriaca OMV ha un contratto di fornitura a lungo termine con Gazprom fino al 2040, con le consegne che arriveranno attraverso l’Ucraina. Il presidente di OMV, Alfred Stern, a luglio ha dichiarato al Financial Times che, finché Gazprom continuerà a fornire gas, continuerà a prenderlo.

Secondo il Center on Global Energy Policy, anche Slovacchia, Italia e Croazia ricevono gas russo attraverso le rotte di transito ucraine, nell’ambito di contratti a lungo termine con Gazprom. Secondo Losz, però, “questi Paesi hanno una capacità di importazione più che sufficiente per ricevere forniture alternative, anche se arriverebbero ad un prezzo più alto e attraverso vie di transito più complicate”.

PERCHÉ ABBANDONARE IL GAS RUSSO NON È SEMPLICE

Abbandonare completamente il gas russo non sarà facile per l’Europa, e si prevede che i flussi russi proseguiranno, almeno per un po’. Philipp Lausberg, dello European Policy Center, ha osservato che, se alcuni Paesi si sono significativamente distaccati dalla Russia, altri – come Ungheria, Slovacchia, Austria e Serbia – dipendono ancora dal gas russo e non sono pronti a rinunciarvi, per ragioni sia economiche che politiche.

Il gasdotto TurkStream è un esempio calzante. Il tratto europeo del gasdotto – che utilizza infrastrutture nuove ed esistenti – trasporta il gas più lontano nell’Unione europea, attraverso la Bulgaria. Sebbene la Russia abbia interrotto unilateralmente le consegne alla Bulgaria nell’aprile 2022 – con Gazprom che ha affermato di non aver ricevuto i pagamenti in rubli, come richiesto – il TurkStream continua a rifornire Serbia, Ungheria, Macedonia del Nord, Bosnia-Erzegovina e Grecia attraverso la sua rete di gasdotti.

“Alcuni Paesi dell’Europa centrale e orientale, in particolare l’Ungheria, stanno cercando di mantenere degli stretti legami con Putin e sono pronti a fare affidamento più a lungo sulle importazioni di gas russo, perché lo vedono come un espediente politico, come uno strumento da utilizzare, nei loro giochi tra Ue e Russia, come merce di scambio per entrambe le parti”, ha concluso Lausberg.

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