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Net Zero Industry Act

Ecco perché sul percorso verso il net zero l’AIE si era sbagliata

Nel suo ultimo rapporto, l’AIE prevede che la domanda di petrolio e gas raggiungerà il picco prima del 2030 e che batterà record su record, contrariamente alle previsioni sul net zero della stessa AIE e di altri sull’andamento di domanda e offerta

Nel 2021 l’Agenzia Internazionale per l’Energia ha pubblicato il rapporto “Net Zero entro il 2050: una tabella di marcia per il settore energetico globale”. Il documento ha avuto un grande successo, anche per le ipotesi che conteneva sull’uso di petrolio, gas e carbone. Molte aziende, soprattutto nel settore finanziario, hanno preso quindi il rapporto dell’AIE e ne hanno fatto un punto di riferimento per i loro piani sulle zero emissioni nette. Ora però quei piani dovranno rivederli, perché si è scoperto che le ipotesi dell’AIE erano piuttosto inverosimili.

I PIANI NET ZERO DELLE BANCHE

Questa settimana Bloomberg ha riferito che le banche sono tra i soggetti impegnati ad adeguare i loro piani net zero, che erano basati su previsioni ricche di ipotesi, proprio come la tabella di marcia originale realizzata dall’AIE. Quella tabella di marcia includeva dichiarazioni come “la fine degli investimenti in nuovi progetti di fornitura di combustibili fossili e nessuna ulteriore decisione finale di investimento per nuove centrali a carbone non abbattute”.

Diversi mesi dopo la pubblicazione del suo rapporto, l’AIE ha invitato l’industria del petrolio e del gas ad investire di più nell’approvvigionamento di petrolio, perché si profilava una carenza. E questo prima ancora che iniziasse la guerra in Ucraina, offrendo ai sostenitori della transizione un raffronto con la realtà e riaffermando l’importanza primaria della sicurezza energetica. “Non possiamo restare allo scenario globale del 2021”, ha detto a Bloomberg Celine Herweijer, responsabile sostenibilità di HSBC. “Non possiamo scegliere un percorso che è obsoleto da diversi anni e semplicemente seguirlo, dovremo continuare ad osservare come si stanno evolvendo gli scenari netti allineati al net zero”.

L’AIE MODIFICA LA SUA TABELLA DI MARCIA SUL NET ZERO

In effetti, scrive Irina Slav su Oilprice, la responsabile della sostenibilità di HSBC ha ragione. Proprio lo scorso anno l’AIE è stata costretta dalle aziende energetiche a pubblicare un aggiornamento della sua tabella di marcia per l’azzeramento delle emissioni nette, in cui la domanda di carbone e petrolio è stata rivista significativamente al rialzo. Ciononostante, nel suo ultimo rapporto l’Agenzia ha previsto anche che la domanda di petrolio e gas raggiungerà il picco prima del 2030 e che batterà record su record, contrariamente alle previsioni regolari della stessa AIE e di altri sull’andamento della domanda e dell’offerta. E non si tratta solo della domanda di petrolio, anche la domanda di carbone è in aumento, trainata da Cina e India. Quest’ultima di recente ha dichiarato che taglierà i finanziamenti per la transizione alle compagnie petrolifere statali e che raddoppierà la capacità di produzione di carbone.

LE STRATEGIE DELLA GERMANIA SU GAS E CARBONE

Nel frattempo, la Germania – il Paese con una delle più alte capacità di energia sia eolica che solare, che di recente si è vantata di battere record di produzione – sta costruendo nuove centrali elettriche a gas. La motivazione, secondo Clean Energy Wire, è quella di “garantire la sicurezza dell’approvvigionamento elettrico, mentre la quota di energia rinnovabile intermittente aumenta e il carbone viene gradualmente eliminato”.

Per quanto riguarda il carbone, lo scorso anno è stato gradualmente introdotto, anziché eliminato, dopo che la coalizione di governo tedesca ha chiuso le ultime 3 centrali nucleari rimaste nel Paese, nonostante la metà dei tedeschi fossero contrari. Né l’AIE né nessun altro avrebbe potuto prevederlo. Eppure, è successo, insieme ad altri fatti apparentemente imprevedibili, come il rallentamento della domanda di auto elettriche nei mercati chiave.

I PROBLEMI DELL’ENERGIA EOLICA E SOLARE

Inoltre, nonostante il massiccio sostegno del governo all’energia eolica e solare, entrambi i settori sono in difficoltà sia in Europa che in Nord America. Ciò non sarebbe dovuto accadere, secondo gli ottimistici scenari di transizione che l’AIE ed altri sostenitori avevano portato agli investitori. Si prevedeva infatti che la capacità eolica e solare sarebbero cresciute senza restrizioni, mentre di recente è emerso che il sostegno del governo, da solo, non basta a garantire questa crescita incontrollata. Fattori come l’inflazione e i costi di finanziamento, così come le sfide tecnologiche e la concorrenza, si sono rivelati validi anche per l’eolico e il solare, come lo sono per tutti gli altri settori. La tabella di marcia dell’AIE si è rivelata realtà, ed ora quindi bisognerà affrettarsi ad adeguare gli obiettivi net zero a cui molte aziende si affidano.

UE: RIDURRE EMISSIONI DEL 90% ENTRO IL 2040

Intanto lo scorso 6 febbraio, in sessione plenaria al Parlamento europeo, la Commissione europea ha comunicato il nuovo obiettivo climatico al 2040. “Oggi – ha dichiarato il commissario europeo per l’Azione per il Clima, Wopke Hoekstra – muoviamo un ulteriore passo nel viaggio dell’Unione europea verso la neutralità climatica. Stiamo lanciando un dialogo verso il 2040. La Commissione propone un’analisi solida su un percorso possibile verso il 2040. Oggi l’inizio di questo dialogo con i cittadini, le imprese, i sindacati, i membri del Parlamento europeo e dei parlamenti nazionali e delle rappresentanze locali. La decisione di elaborare una proposta legislativa sarà per la prossima Commissione. Raccomandiamo che gli obiettivi al 2040 debbano essere incentrati sulla riduzione del 90% delle emissioni”.

“Facciamo questa raccomandazione adesso – ha aggiunto Hoekstra – perché senza dubbio le azioni climatiche richiedono una pianificazione già adesso. Abbiamo già assistito all’estate più calda della storia, abbiamo visto le devastazioni dovute ai cambiamenti climatici, con un tributo di vite sempre più pesante. L’inazione porterebbe  a dei costi ancora più elevati nei prossimi decenni. Dobbiamo fare di più per consentire ai cittadini e alle imprese di arrivare ai loro obiettivi”.

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