Sostenibilità

Economia circolare, il punto sull’Italia al Centro Studi Americani

rifiuti

L’evento ‘Verso la rivoluzione circolare: un paradigma sostenibile di produzione e consumo’, è stato organizzato dal Centro Studi Americani

“Eni individua nell’economia circolare una delle leve della decarbonizzazione”. È la premessa da cui si è sviluppata la riflessione di Monica Spada – Vice-presidente senior per le iniziative di sviluppo bio, mobilità sostenibile ed economia circolare di Eni – durante l’evento ‘Verso la rivoluzione circolare: un paradigma sostenibile di produzione e consumo’, organizzato dal Centro Studi Americani giovedì 2 luglio.

LA STRATEGIA DI ENI

“A marzo Eni ha individuato una strategia di decarbonizzazione con dei target molto sfidanti e un piano obiettivi fino al 2050. Tra le leve della decarbonizzazione c’è l’economia circolare e il suo potere rigenerativo”, ha spiegato Spada. “Vedere cioè in un rifiuto un nuovo valore, da rigenerare attraverso tecnologie e asset dispiegati sul territorio”.

“Gli asset”, ha proseguito Spada, “sono gli impianti di raffinazione che trasformano le materie prime petrolifere in nuovi prodotti: per Eni svincolarsi dalle materie estrattive è stato facile. E infatti l’azienda è stata la prima al mondo a ritrasformare una raffineria in una bioraffineria, a Venezia: l’impianto lavora oli vegetali per produrre diesel; oggi tratta anche oli di frittura domestici e grassi animali”.

Secondo Spada, “l’altra grande capacità dell’economia circolare risiede nel trovare sinergie con filiere diverse: Eni segue ad esempio progetti con il settore agricolo relativi alle biomasse sostenibili e al ricino. Eni si è spostata anche sulla valorizzazione degli scarti e dei rifiuti per farne prodotti per la mobilità sostenibile: valorizzare l’umido per farne bio-olio per la mobilità navale; oppure valorizzare le plastiche non riciclabili per farne idrogeno, un vettore energetico multiscopo”.

LA POSIZIONE DI BERNOCCHI (ANCITEL)

Al webinar del Centro Studi Americani, moderato da Salvatore Di Dio (PUSH), hanno partecipato anche Filippo Bernocchi (avvocato e presidente di Ancitel Energia e Ambiente) e Danilo Bonato (direttore di Remedia e componente dello European Committee on Raw Materials).

Bernocchi ha ricordato di come in Italia si dibatta poco di un tema connesso all’economia circolare: cioè che “quando si arriva a riciclare un prodotto giunto a fine vita, ciò dovrebbe portare beneficio a tutti gli attori della filiera: i produttori, l’industria, i cittadini. Un beneficio che deve essere sia sociale che ambientale che economico”.

“L’economia circolare ha a che vedere con la capacità delle industrie di competere. Manca in Italia un disegno strategico. Va fatto un salto”, secondo Bernocchi, “e bisogna puntare sulla formazione del cittadino”.

COSA HA DETTO BONATO (REMEDIA)

Bonato è d’accordo: “in Italia, nonostante le tantissime best practices, anche di aziende di settori energetici tradizionali, si fa spesso fatica ad entrare nella fase pratica e ad elaborare una strategia efficiente di crescita”.

“Forse la pandemia di COVID-19”, sostiene Bonato, “nella sua drammaticità potrebbe rivelarsi anche un formidabile acceleratore del cambiamento e segnare un momento di svolta nell’economia, inducendoci a prendere la strada dell’economia circolare con maggiore decisione”.

Per Monica Spada di Eni, “l’Unione europea, con il Green New Deal, identifica nell’economia circolare una leva di sviluppo attraverso la quale far ripartire le attività produttiva”.

A livello industriale, secondo Bonato, “ci sono tre cose da fare”: spinta sull’upcycling attraverso modelli di simbiosi industriale; remanufacturing, creando una cultura del riutilizzo industriale; de‐ownership, facendo sì che il consumatore non percepisca più la necessità di essere proprietario del bene pur godendo dei servizi (è il caso del car sharing).

Bonato ha tuttavia ricordato come al momento, in Italia, non vi siano stimoli alla domanda che incentivino i consumatori a scegliere un prodotto “eco” piuttosto che un altro. “Un’azienda non farà investimenti in senso eco se non vede una ricaduta positiva nel settore della domanda”.