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Piano energia UE Accelerate EU

Emergenza energia, il piano Accelerate EU: telelavoro e sconti trasporti, ma Bruxelles frena sugli extraprofitti

La Commissione Europea presenta la strategia per tagliare i consumi e accelerare l’elettrificazione a fronte della crisi in Medio Oriente. Saltano le tutele sugli utili record delle multinazionali nonostante il pressing di Italia, Germania e Spagna; per il Fmi il rischio recessione è concreto.

A soli quattro anni dallo shock innescato dall’invasione dell’Ucraina, l’Unione Europea si trova nuovamente costretta a ridisegnare i propri modelli di consumo per evitare il collasso economico. Mercoledì 22 aprile, la Commissione Europea svelerà ufficialmente “Accelerate EU”, un documento strategico volto a fornire agli Stati membri una bussola per contenere l’esplosione dei costi di elettricità, gas e carburante.

Dalle anticipazioni già circolate un paio di giorni fa su El Pais e dalle ultime indicazioni di queste ore, il piano punta tutto sulla riduzione volontaria della domanda e sull’efficienza organizzativa. L’obiettivo è presentarsi al summit di Cipro di fine aprile con una linea d’azione comune, sebbene l’attuazione delle misure resterà in larga parte a discrezione dei singoli governi nazionali, pesantemente condizionati dai differenti mix energetici e dai margini di bilancio.

NIENTE TASSA SUGLI EXTRAPROFFITTI: È SCONTRO POLITICO

Uno dei punti più controversi della bozza di 16 pagine è l’assenza di una tassa europea sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere ed energetiche. Nonostante la richiesta formale avanzata da un blocco di Paesi guidato da Italia, Germania, Spagna, Austria e Portogallo, Bruxelles ha scelto di non inserire il prelievo forzoso nel pacchetto d’emergenza. Questa decisione ha già sollevato durissime reazioni.

LE CINQUE AREE D’AZIONE PER UN SISTEMA RESILIENTE

La strategia coordinata dalla presidente Ursula von der Leyen si articola su cinque pilastri fondamentali. In primo luogo, la Commissione chiede di migliorare il coordinamento tra gli Stati membri all’interno del mercato unico e verso i fornitori esterni di fossili. Segue la necessità di proteggere i consumatori e l’industria dai picchi di prezzo attraverso aiuti mirati.

Il terzo punto riguarda la riduzione e la sostituzione sistematica del consumo di petrolio e gas, mentre il quarto punta a potenziare il sistema energetico promuovendo l’elettrificazione e la produzione interna di gas puliti. Infine, Bruxelles intende stimolare la mobilità dei finanziamenti, sia pubblici che privati, per sostenere la transizione nel medio e lungo periodo.

SMART WORKING E RIVOLUZIONE DELLA MOBILITÀ PUBBLICA

Tra le raccomandazioni pratiche più dirompenti figura l’istituzione di almeno un giorno di smart working obbligatorio a settimana per le aziende, al fine di abbattere immediatamente il consumo di carburante per gli spostamenti. Bruxelles invita inoltre le autorità pubbliche a dare l’esempio chiudendo gli uffici quando possibile e regolando rigorosamente illuminazione e temperature.

Sul fronte dei trasporti, il piano suggerisce abbonamenti scontati o gratuiti per i mezzi pubblici, riduzioni temporanee dei limiti di velocità e l’organizzazione di giornate senza auto. Parallelamente, la Confederazione europea dei sindacati (CES) insiste per un quadro normativo che protegga i lavoratori da remoto, evitando che il risparmio energetico delle imprese si traduca in un aggravio delle bollette domestiche per i dipendenti.

INCENTIVI ALL’INDUSTRIA E TUTELA DEI VULNERABILI

Per mitigare l’impatto sociale della crisi, che ha visto il gas rincarare dell’85% e il petrolio del 50%, la Commissione propone l’introduzione temporanea di prezzi regolati e l’erogazione di voucher energetici per le fasce più povere. Viene inoltre previsto il divieto di sospensione delle forniture elettriche per morosità incolpevole.

Le imprese, in particolare quelle dei settori agricolo e industriale, potrebbero beneficiare di deroghe sugli aiuti di Stato per coprire fino al 50% dei sovrapprezzi energetici. Il piano suggerisce anche incentivi fiscali per la sostituzione di macchinari energivori e schemi di leasing agevolato per favorire la diffusione di pompe di calore e pannelli fotovoltaici sia nel settore residenziale che in quello produttivo.

IL NODO DEI FINANZIAMENTI E IL RUOLO DEL PNRR

Un aspetto critico è l’assenza di nuovi fondi comunitari per finanziare queste misure. Gli Stati membri dovranno attingere alle risorse già esistenti, come i fondi di coesione (38 miliardi) e le quote residue del PNRR (184 miliardi). Tuttavia, la Commissione avverte che il denaro pubblico non sarà sufficiente a coprire i 660 miliardi di euro annui necessari fino al 2030 per la transizione.

Bruxelles punta a mobilitare i capitali degli investitori istituzionali, sottolineando come oltre 12.000 miliardi di euro di risparmi privati restino oggi inutilizzati per progetti energetici. Resta lo scontro con Paesi come l’Italia sulla sospensione del Patto di Stabilità: se Roma e Parigi chiedono flessibilità per gestire l’emergenza, il Fondo Monetario Internazionale frena, avvertendo che un’espansione fiscale indiscriminata complicherebbe il compito delle banche centrali nel contenere l’inflazione.

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