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Emirati

Gli Emirati scaricano l’Opec. Ecco cosa cambia davvero per l’Italia e per Eni

Dal 1° maggio gli Emirati lasceranno l’Opec e potranno inondare il mercato con nuovo petrolio. Guerra dei prezzi in arrivo o stangata speculativa? Ecco cosa cambia davvero per l’Italia e Eni

Un nuovo terremoto scuote i mercati energetici. Gli Emirati Arabi hanno annunciato ufficialmente l’uscita dall’OPEC e dall’alleanza OPEC+, con effetto immediato dal 1° maggio 2026. Una decisione che innescherà una reazione a catena che potrebbe investire anche l’Italia. Ecco perché.

GLI EMIRATI SCARICANO L’OPEC

L’Opec perde un suo membro illustre: gli Emirati Arabi Uniti. Infatti, per anni il Paese ha rappresentato il terzo produttore del cartello. La capacità produttiva attuale di petrolio è di circa 3,8 milioni di barili al giorno (bpd). Tuttavia, negli ultimi anni hanno investito massicciamente per raggiungere una capacità di 5 milioni di bpd entro il 2027.

Inoltre, gli Emirati Arabi Uniti detengono circa il 6% delle riserve mondiali provate di greggio. Un tesoretto che ora potranno sfruttare senza limiti, immettendo sul mercato la capacità in eccesso a prezzi fortemente competitivi. Infatti, uno dei punti di forza del Paese sono le strutture di costo operative, tra le più basse al mondo in termini di tassazione e burocrazia. Un primato che li rende estremamente competitivi in uno scenario di prezzi volatili. Nel medio termine la mossa degli Emirati Arabi potrebbe scatenare una guerra dei prezzi simile a quella del 2014 o 2020.

PERCHE’ GLI EMIRATI ARABI UNITI LASCIANO L’OPEC?

L’uscita degli Emirati Arabi Uniti non è un fulmine a ciel sereno, ma la risposta alle crescenti tensioni con l’Arabia Saudita e alla crisi in Medio Oriente. Infatti, gli Emirati ritengono che le quote di produzione imposte dall’OPEC limitino eccessivamente la loro capacità di monetizzare le enormi riserve prima che della chiusura dei rubinetti imposta dalla transizione energetica. Questa è solo l’ultima delle divergenze tra UAU e la guida del cartello sorte in questi anni riguardo la gestione del mercato e della politica estera regionale.
Restando in tema di geopolitica, anche lo scontro con Riad ha avuto un ruolo centrale in questa decisione. Infatti, la chiusura parziale dello Stretto di Hormuz ha spinto gli Emirati a decidere di muoversi in autonomia per garantire i propri flussi di esportazione.

EMIRATI, I RISCHI PER L’ITALIA

L’uscita degli EAU dall’Opec espone l’Italia a conseguenze economiche e strategiche per l’Italia. La crisi nello Stretto di Hormuz potrebbe trasformare l’autonomia produttiva degli Emirati in un’arma a doppio taglio. Una maggiore offerta “libera” è un elemento di per sé positivo, ma l’instabilità politica dell’area minaccia le rotte di rifornimento. L’addio degli Emirati Arabi al cartello potrebbe sferrare un colpo importante anche all’economia. Infatti, se la mossa dovesse causare un ulteriore shock sui prezzi – anche solo per effetto della speculazione – il nostro Paese rischia di perdere una quota importante di Pil annuale.

La ragione è semplice. L’Italia non produce petrolio, quindi ogni dollaro in più pagato agli Emirati (o al mercato aperto) è un dollaro sottratto ai consumi interni o agli investimenti industriali. Gli economisti stimano che un aumento persistente del 10% del prezzo del greggio possa ridurre la crescita del PIL di un paese importatore netto come l’Italia dello 0,05% – 0,1% nel primo anno. Il prezzo del petrolio ha sfiorato i $100, quindi un balzo improvviso del 15-20% provocherebbe un calo sulla crescita annua pari allo 0,1% del prodotto interno lordo. Al contrario, se l’uscita degli UAE dovesse innescare una “guerra dei prezzi” al ribasso (eccesso di offerta), l’effetto per l’Italia potrebbe paradossalmente diventare positivo nel medio periodo.

PERCHE’ ENI POTREBBE SORRIDERE

L’addio degli Emirati Arabi all’Opec nasconde anche insidie diplomatiche per l’Italia. Infatti, il Governo italiano ha sempre cercato un equilibrio tra Riad e Abu Dhabi. Non a caso, Arabia Saudita e Emirati Arabi sono state due delle tre tappe dell’ultimo viaggio medio orientale di Giorgia Meloni. La rottura interna all’OPEC costringerà ora la diplomazia italiana a navigare con estrema cautela per rimanere in buoni rapporti con l’Arabia Saudita, mantenendo al tempo stesso i privilegi energetici con gli Emirati. Privilegi costruiti anche grazie alla presenza massiccia di Eni nel Paese, dove ha stretto diverse partnership con la società di bandiera emiratina ADNOC. Ad esempio, ha una partecipazione del 20% in ADNOC Refining, che gestisce la raffineria di Ruwais, che ha una capacità di 922.000 barili/giorno (tra le più grandi al mondo). Inoltre, il cane a sei zampe è parte di ADNOC Global Trading, joint venture di trading globale di prodotti raffinati.

L’uscita dall’OPEC potrebbe permettere a ENI di aumentare la produzione nei giacimenti emiratini in cui opera. Infatti, il gruppo non sarà più soggetto ai tagli coordinati del cartello. Una libertà che potrebbe tradursi in maggiori ricavi per il cane a sei zampe.

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