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Manovra: Cosa farà il governo nel settore energia

maxi-bollette

Nel mirino tax expenditure, riqualificazione energetica e taglio delle accise. Appello della Commissione Industria del Senato: “Valutare l’opportunità” di mantenere le “detrazioni per gli interventi di riqualificazione energetica”

In vista della stesura della legge di Bilancio 2019, il Governo dovrebbe “valutare l’opportunità” di mantenere le “detrazioni per gli interventi di riqualificazione energetica”, ma anche di introdurre altre “agevolazioni” per la realizzazione di questo tipo di interventi. Sono cominciate da tempo le grandi manovre per le misura da inserire nella Finanziaria del prossimo anno e la Commissione Industria del Senato presieduta da Gianni Girotto (M5s), in sede di parere alle “Disposizioni per l’assestamento del bilancio dello Stato per l’anno finanziario 2018” ha già messo nero su bianco un primo paletto al governo giallo-verde. Per il momento le indiscrezioni riguardanti il settore energetico non sono molte, considerando che la legge di Bilancio si concentrerà soprattutto su altri aspetti come le pensioni, il reddito di cittadinanza e il taglio delle tasse.

LA X COMMISSIONE CHIEDE DI MANTENERE LE DETRAZIONI PER GLI INTERVENTI DI RIQUALIFICAZIONE ENERGETICA E DI INTRODURRE ALTRE AGEVOLAZIONI SIMILI

Più nel dettaglio, con il parere votato dalla X commissione di Palazzo Madama, l’organo senatorio ha chiesto al Governo di valutare l’opportunità di mantenere “le detrazioni per gli interventi di riqualificazione energetica, di ristrutturazione edilizia e per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici, finalizzati all’arredo dell’immobile oggetto di ristrutturazione, e per gli interventi di sistemazione a verde, l’introduzione di agevolazioni per la realizzazione di interventi di riqualificazione energetica e per l’adozione di misure antisismiche, nonché il rafforzamento delle misure inerenti il Piano nazionale impresa 4.0 – quali il credito d’imposta per la formazione e i centri di competenza ad alta specializzazione – e la tutela e la valorizzazione del made in Italy”.

IN ARRIVO UNA SFORBICIATA ALLE TAX EXPENDITURE DEL COMPARTO ENERGETICO?

Parere della commissione Industria a parte, per finanziare molte delle misure della manovra, probabilmente, si andrà a effettuare una corposa revisione del sistema delle deduzioni e detrazioni, prevista anche dal contratto di governo. Un sistema che negli anni è arrivato a comprendere 636 voci. Alcune “sensibili” come gli sconti per la prima casa e le spese sanitarie. Altre bollate come “dannose per l’ambiente”. Molte le proposte circolate nelle ultime ore: si va dal ritocco alle norme fiscali nel settore alimentari – un aumento del prelievo fiscale sul junk food – a sforbiciate nel comparto energetico che con 11,6 miliardi, rappresenta la quota maggiore dei circa 16 miliardi di “sussidi ambientali dannosi”, come ha riferito il viceministro dell’Economia Laura Castelli. Un documento dell’ufficio valutazione impatto del Senato risalente a maggio scorso ha già suggerito di rimuovere progressivamente questi sussidi puntando a recuperare il gettito per altri utilizzi, o puntando a una riforma ancorando i sussidi al soddisfacimento di alcuni requisiti ambientali.

QUANTO COSTANO LE AGEVOLAZIONI STATALI NELL’ENERGIA DA CUI POTREBBE ATTINGERE IL GOVERNO

In questi giorni, invece, l’Ufficio valutazione impatto del Senato ha pubblicato sul proprio sito un dossier ad hoc, ricordando che esistono 466 spese fiscali erariali e 170 locali per un totale di 75,2 miliardi di minori introiti per lo Stato. All’autotrasporto, per esempio, vanno 1,2 miliardi di rimborsi, le compagnie aeree ne risparmiano 1,5, l’aliquota ridotta sui prodotti energetici usati nei lavori agricoli e nell’allevamento “costa” 830 milioni l’anno e l’accisa agevolata sul gasolio di cui beneficiano tutti gli automobilisti che “vale” 4,9 miliardi l’anno ed è nel mirino di qualche esponente dell’esecutivo che vorrebbe recuperare tra i 2 e 4 miliardi di euro. Gli incentivi per l’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili costano 5,7 miliardi, malgrado riducano le emissioni e la dipendenza energetica dall’estero. Infine esistono incentivi come il “bonus verde” per rinnovare giardini e terrazzi. Le agevolazioni riguardanti gli interventi di riqualificazione energetica costano nel complesso allo Stato 1,6 miliardi l’anno ma migliorano le prestazioni degli edifici migliorando la qualità dell’aria. Come certificato dal 7° Rapporto Annuale sull’Efficienza Energetica dell’Enea (Raee) presentato a Roma grazie all’ecobonus le famiglie italiane hanno investito nel 2017 oltre 3,7 miliardi di euro per realizzare circa 420mila interventi di riqualificazione energetica, con un risparmio di oltre 1.300 GWh/anno. A ciò si aggiunge anche un risparmio di circa 2 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (Mtep) derivante dall’emissione di 5,8 milioni di Titoli di Efficienza Energetica, i cosiddetti Certificati Bianchi, di cui 62% nell’industria e il 31% nel civile.

SI VA VERSO UN TAGLIO DELLE ACCISE MA GLI ALTI COSTI POTREBBERO COMPLICARE L’INTERVENTO

carbonioIl governo giallo-verde, dalle ultime indiscrezioni, sembra invece orientato più concretamente a un taglio delle accise sulla benzina come promesso sempre nel contratto di governo. Un primo segnale sui prezzi dei carburanti dovrebbe riguardare un taglio delle accise da circa 250-300 milioni e confluire nel pacchetto fiscale collegato alla manovra. L’idea alla base sarebbe quella di trasferire il maggior gettito dell’Iva di settore ottenuto in corso d’anno per ridurre le accise arrivando a un taglio di massimo 3 centesimi al litro per la benzina o, in alternativa, di circa 1 centesimo per il gasolio. Il maggiore incasso per l’erario rappresenta tuttavia una copertura instabile, visto che le entrate Iva variano in base al prezzo industriale dipendente dall’altalena delle quotazioni internazionali del petrolio. Alessio Villarosa sottosegretario del Mef, rispondendo a un’interrogazione in commissione Finanze alla Camera ha ammesso che la riduzioni delle aliquote di accisa sui carburanti sono “fattibili dal punto di vista tecnico”, purché le aliquote rideterminate risultino comunque “superiori alle aliquote minime unionali indicate nella direttiva 2003/96/CE”. Tuttavia, Villarosa stesso ha sottolineato come occorra “tenere conto delle ingenti minori entrate per l’erario, proporzionali direttamente all’entità delle riduzioni praticate, e che potrebbero essere quantificate soltanto in sede di elaborazione di una puntuale proposta normativa”. A complicare il taglio però c’è il dl Competitività 2014 che ha previsto – a copertura di oneri derivanti da interventi volti a finanziare il meccanismo di aiuto alla crescita economia (Ace) – un aumento a decorrere dal 1° gennaio 2019 dell’aliquota di accisa sulla benzina, sulla benzina con piombo e sul gasolio usato come carburante. Un aumento che deve portare, come stabilito dallo stesso provvedimento, entrate nette non inferiori a 140,7 milioni di euro nel 2019, 146,4 milioni di euro nel 2020 e 148,3 milioni di euro a decorrere dal 2021.