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Energia, le banche europee si professano ‘green’ ma finanziano le major di gas e petrolio

Usa

Tra i maggiori istituti HSBC, Bnp Paribas, Deutsche Bank e anche le italiane Intesa e Unicredit

Appena quattro mesi fa lanciarono la “Net-Zero Banking Alliance”, un patto – sotto l’egida dell’Onu – che ha riunito il 40% dei finanziatori globali nell’ottica di raggiungere più rapidamente gli obiettivi delle zero emissioni nette entro il 2050. Peccato che i bilanci 2021 delle 25 maggiori banche europee non mostrino alcun segno di ritirata dalle 50 grandi major degli idrocarburi, come riporta oggi il quotidiano La Repubblica.

SHARE ACTION: “ATTIVITÀ OIL&GAS INCOMPATIBILI CON OBIETTIVO ZERO EMISSIONI 2050”

Se infatti i prestiti delle banche europee al settore oil&gas rispetto all’anno precedente (2020) si sono dimezzati a 55 miliardi di dollari, i volumi restano nelle medie 2016-2019. Uno studio dell’ong britannica Share Action ha analizzato un campione di banche ed è emerso che nel 2021 i gruppi più dinamici sono stati HSBC, Bnp Paribas, Deutsche Bank; all’11° e 12° posto troviamo anche le italiane Intesa Sanpaolo e Unicredit, con 1,98 e 1,55 miliardi di dollari erogati. Poco in linea con gli impegni presi sul clima.

Nel suo studio, Share Action scrive che “lo sviluppo di nuove attività oil&gas è incompatibile con l’obiettivo di neutralità delle emissioni 2050, e le banche dovrebbero almeno allinearsi agli obiettivi 2050 dell’AIE, che richiede riduzioni aggressive dell’offerta di fondi al settore”. Tuttavia, grazie alla ripresa dell’economia e al rincaro di petrolio e gas, i finanziamenti a nuovi progetti nel 2022 potrebbero salire a 150 miliardi, la metà dei quali riguarderanno “risorse non convenzionali” come gli idrocarburi da scisti o nell’Artico.

IN 5 ANNI PRESTATI OLTRE 400 MLD A COMPAGNIE DI PETROLIO E GAS

Dal 2016, le banche europee hanno prestato oltre 400 miliardi a chi produce petrolio e gas. E i membri della Net-Zero Banking Alliance non scherzano: la metà dei fidi 2021 arriva dai quattro “soci fondatori” Hsbc (8,66 miliardi), Bnp Paribas (6,99), Deutsche Bank (5,74), Barclays (4,52).

I COMMENTI DI UNICREDIT E INTESA SAN PAOLO

Per quanto concerne le banche italiane, Unicredit ha spiegato che il rapporto non considera la nuova strategia di sostenibilità dello scorso 28 gennaio e definita un “progresso significativo” da Greenpeace, Re Common e Bank Track, con cui la banca italiana ha interrotto i finanziamenti ai progetti nell’Artico e quelli a nuove ricerche di petrolio.

Intesa Sanpaolo, invece, ha ricordato “il forte impegno previsto dal piano 2022-2025 rispetto alle iniziative riguardanti clima e ambiente”. Un piano, diffuso lo scorso 4 febbraio, che prevede le zero emissioni nette proprie entro il 2030 e le zero emissioni nette al 2050 per prestiti, investimenti, risparmio gestito e attività assicurativa e obiettivi di calo entro il 2030.

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