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Energia e sviluppo, cosa si è detto su Liguria e Italia al talk di Tirreno Power

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All’evento di Tirreno Power hanno partecipato Giovanni Toti e i rappresentanti di Iren, Ansaldo e Axpo, tra gli altri

Che cosa può essere la Liguria per l’Italia e per l’Europa? È da questa domanda che si è sviluppato il webinar “Energia e Sviluppo dalla Liguria per l’Italia”, organizzato da Tirreno Power, società attiva nel settore dell’energia elettrica nata del 2003, con circa 2500 megawatt di capacità disponibile.

La Liguria – ha detto Fabrizio Allegra, direttore generale di Tirreno Power – è storicamente un traino dello sviluppo economico italiano, per il suo sistema portuale, le industrie e la produzione di energia. “Oggi la Liguria è un po’ un frontrunner della decarbonizzazione”: nella regione sono stati definiti programmi ambiziosi di decarbonizzazione, la chiusura del carbone è addirittura anticipata rispetto alle tempistiche del PNIEC, nonostante il territorio fosse caratterizzato dalla presenza della produzione a carbone.

COSA HA DETTO GIOVANNI TOTI

Secondo Giovanni Toti, presidente della regione Liguria, “si può parlare di un modello Liguria”. “Abbiamo inaugurato un modello di efficienza e di collaborazione pubblico-privato nella ricostruzione di un ponte, e stiamo applicando un ‘modello Liguria’ anche alla crisi COVID”. Dal punto di vista dell’energia, la riconversione industriale dell’area di Tirreno Power a Vado Ligure “è già un pezzo di quel modello”. C’è il grande tema di La Spezia, ha ricordato Toti, dove occorrerà riconvertire una centrale a carbone “ma soprattutto inserirla in un contesto”.

Il Recovery Fund è importante per uscire dalla crisi, sostiene Toti, che insiste però sulla necessità di rivedere i procedimenti autorizzativi, oggi troppo lunghi.

COSA HA DETTO FEDERICO DELFINO

Per Federico Delfino, rettore dell’Università di Genova, la Liguria “ha davanti un’occasione unica per connotarsi come regione della sostenibilità”, che – ha precisato – “non è soltanto un concetto ambientale ma anche industriale”.

“Il tema da sviluppare è quello dell’automazione industriale e della gestione intelligente dell’energia”, ha detto Delfino. I sistemi di micro-generazione distribuita possono infatti avere anche delle applicazioni su larga scala, nelle industrie.

“Il tema dello stoccaggio energetico conoscerà grandi sviluppi in futuro”, ha concluso Delfino; “mi chiedo se non sia il caso di iniziare a ragionare, con gli attori produttivi e gli enti istituzionali, di specifici programmi per installare la filiera delle batterie sul nostro territorio”.

COSA HA DETTO LUIGI MICHI

Secondo Luigi Michi, senior advisor di Key to Energy, “il pilastro della sfida della decarbonizzazione è la crescita delle rinnovabili, che devono arrivare a volumi straordinariamente importanti nei prossimi anni. Si passerà da un sistema con grandi centrali ad un sistema a generazione distribuita”.

Michi ha però ricordato che “gestire una rete in un contesto ad alta intensità di rinnovabili non è semplice” e che bisogna mettere in piedi nuove linee guida, in modo da creare un contesto che permetta al sistema di funzionare “stabilmente e in qualità”. È necessaria una “capacità efficiente a gas”, ovvero “un numero congruo di impianti programmabili che rendano robusto il sistema”.

Capacità efficiente a gas: numero congruo di impianti programmabili che rendono il sistema robusto

COSA HANNO DETTO TIRRENO POWER, IREN, ANSALDO E AXPO

Per Fabrizio Allegra, è necessario che la potenza rinnovabile che verrà immessa nelle reti “sia controllabile, visto che non è programmabile. La tecnologia fondamentale è quella dei cicli combinati alimentati a gas”.

Anche Giuseppe Marino, amministratore delegato di Ansaldo Energia, ha parlato del gas come dell’“energia di transizione”: “Ii gas deve essere complementare alle rinnovabili, deve compensare le rinnovabili e sostituire il carbone”. In Italia, ha detto, “abbiamo 8,6 gigawatt a carbone che devono essere dismessi entro il 2025. Sono il 12 per cento del fabbisogno nazionale. Un ciclo a gas combinato di nuova generazione permette di ridurre del 60 per cento la percentuale di CO2”.

Marino ha concluso il suo intervento notando come “grandi pezzi della filiera delle rinnovabili [siano] all’estero. Dobbiamo utilizzare le nostre tecnologie e le nostre competenze; dobbiamo riportare in Europa pezzi di filiera per poterla controllare meglio”.

Massimiliano Bianco, amministratore delegato di Iren, ha insistito sul fatto che “l’efficienza energetica è il miglior modo per decarbonizzare: abbiamo [noi di Iren, ndr] in progetto centinaia di milioni di investimenti in riqualificazione urbana ed edilizia”. L’economia circolare, poi, “vale tanto quanto, se non di più, la transizione energetica”: con la gestione dei rifiuti e il recupero dei materiali “nasce un’enorme filiera industriale del recupero”.

Per Salvatore Pinto, presidente di Axpo Italia, il “vero problema sono i permessi. C’è una spinta green in Europa e in tutto il mondo, i soldi per realizzare i piani ci sono, le tecnologie stanno arrivando, ma i permessi e i tempi non sono congruenti con i piani”. In Italia avremmo un vantaggio, sostiene: poco carbone, niente nucleare, centrali a gas nuove e un buon livello di investimenti nel rinnovabile.

“L’Europa ha perso la rivoluzione di Internet. Oggi ha l’opportunità di cogliere la rivoluzione della transizione energetica. Dobbiamo investire in innovazione e ricerca per assumere questa leadership”, ha concluso.